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Golini (Istat): Nel 2050 allarme spesa sanitaria per crescita esponenziale ultra 65enni

«Nel 2050 gli over 65 costituiranno circa un terzo della popolazione italiana a fronte dell’attuale 20%». Lo ha sottolineato il presidente dell’Istat, Antonio Golini, nel corso del convegno “Sostenibilità del Sistema sanitario: come innovare?” svoltosi oggi presso l’Istituto Luigi Sturzo di Roma. L’invecchiamento della popolazione rappresenta un trend in progressivo aumento. «Nel 2050 gli ultraottantenni saliranno – ha proseguito – dal 5,8% al 13,6%». Un fenomeno che apre scenari del tutto nuovi per la sanità del nostro Paese e che richiede una forte dose di innovazione per garantire la sostenibilità del sistema.

In questo senso, un ruolo decisivo spetta ai flussi migratori. «L’immigrazione determina benefici – ha osservato Golini – sia perché compensa gli squilibri quantitativi sia per il suo contributo decisivo sul tessuto occupazionale. La popolazione nata all’estero abbassa sensibilmente il tasso di dipendenza dagli over 65». È quindi necessario ripensare l’approccio ad alcune politiche sanitarie, in quanto le rilevazioni dell’Istat evidenziano che, di questo passo, «nel 2050 la spesa sanitaria per la popolazione fino a 64 anni assorbirà soltanto un terzo del totale, mentre ora ammonta a oltre la metà». La sostenibilità del Ssn passa anche per una riorganizzazione complessiva e in particolare «dipende in primo luogo dalla riforma del Titolo V della Costituzione», ha sottolineato Emilia De Biasi, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato. «I 21 micro stati attuali mal si collegano al concetto di universalismo in quanto presentano troppe difformità». La risposta non può essere però quella di «accentrare tutti i poteri nel Ministero della Salute, poiché il Ssn è un valore di prossimità». Tuttavia alcuni cambiamenti sono indispensabili in quanto «il sistema attuale non è inquadrabile né nella categoria del federalismo né in quella del decentramento». È quindi urgente e necessaria «una revisione del rapporto tra Stato e Regioni e di conseguenza anche del rapporto tra Stato e mercato». Qualsiasi tipo di scelta non può però «prescindere dal coinvolgimento del Parlamento, perché delegare tutto al governo è assolutamente impensabile». Nel complesso lo Stato ha il dovere di «ridefinire Linee guida e Lea e di compiere un ragionamento serio sull’universalismo selettivo: l’esenzione dei ticket al 70%, per esempio, non significa tutelare l’uguaglianza». Per invertire la rotta bisogna allora «passare da ipotesi di lavoro monetariste a ipotesi di visione, cercando maggiore coesione e collaborazione per interrompere – ha concluso – l’attuale contrapposizione tra gli attori del sistema».

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