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Stati Generali della Salute, Lorenzin punta ai risparmi e alla lotta agli sprechi

Stati generali

«Ho fortemente voluto questo evento. Non sarà una fiera ma il momento per fare la pianificazione e il punto della situazione nel settore sanità. Si metteranno in risalto le eccellenze ma ci confronteremo anche sulle problematiche del nostro sistema». Così il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha presentato l’iniziativa “Stati Generali della Salute” all’Auditorium “Parco della Musica” di Roma. All’apertura dei lavori di ieri hanno partecipato il Capo dello Stato Giorgio Napolitano e il Presidente del Consiglio Matteo Renzi…«Stiamo lavorando» ha detto la Lorenzin all’apertura dei lavori «perché non ci siano tagli lineari – ha detto Lorenzin – una condizione essenziale perché dobbiamo lavorare con una certezza di budget. Abbiamo sempre detto, come previsto dalla legge, che il budget del Fondo sanitario nazionale è legato al Pil, quindi dobbiamo capire anche l’andamento dell’economia. Però, l’importante è che non passi l’idea dei tagli lineari che contrastano con l’idea di una programmazione efficiente». Tuttavia «finché non ho i numeri del ministero dell’Economia faccio solo azione preventiva». Più che ai tagli, dunque, il ministro guarda ai risparmi e alla lotta agli sprechi: «Non è più accettabile lo spreco di un solo euro. In sanità, sprecare il denaro è ancora più inaccettabile che nel resto della pubblica amministrazione».

Lusenti (Regioni): Def, preoccupazione per tagli in sanità

«Siamo molto preoccupati per gli annunci di stampa di possibili tagli che colpirebbero la sanità attraverso il varo del Def da parte del Governo». Lo ha sostenuto Carlo Lusenti, Assessore alla sanità della Regione Emilia-Romagna, che ha partecipato oggi agli Stati Generali della Sanità in corso a Roma. «La posizione delle Regioni stata sempre chiara, assunzione di responsabilità e piena collaborazione istituzionale. Lo stesso ministro della sanità ne ha sempre dato atto e ha quindi confermato pi volte l’impostazione del reinvestimento. Infatti siamo d’accordo che altri tagli lineari in sanità metterebbero a serio rischio i servizi resi ai cittadini e che il sistema vada razionalizzato. Noi siamo pronti a fare alla nostra parte, ma i risparmi che saranno conseguiti con il nuovo Patto Salute dovranno essere reinvestiti nel sistema e non sottratti al finanziamento. Siamo gi oggi uno dei Paesi dell’Ocse che spende meno in sanità. L’accordo alla base del tavolo Patto Salute fondato sul presupposto del reinvestimento, al fine di costruire insieme tutte le politiche di innovazione e riqualificazione della spesa sanitaria. Inoltre dobbiamo essere in grado di affrontare le sfide che abbiamo davanti: le innovazioni nei farmaci, quelle tecnologiche e scientifiche, e la presa in carico della cronicità. Il sistema non reggerebbe ad altri tagli e oltretutto stroncheremmo le possibilità di sviluppo del settore».

 Zaia (Veneto): Belle parole ma quando i fatti?

«Belle e condivisibili parole come rigore, trasparenza, serietà, sprechi inaccettabili, no a tagli lineari ma, ancora oggi, solo parole e tra il dire e il fare continua ad esserci di mezzo il mare. A quando l’azione, a quando i costi standard?». Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto commenta alcuni interventi della mattinata agli Stati Generali della Salute, in corso di svolgimento a Roma. «Siamo stufi – aggiunge il Governatore – di sentire che bisogna fare come il Veneto fa, non dice, da tempo, costruendo una sanità sostenibile dal punto di vista economico, come dimostrano i nostri bilanci in utile degli ultimi anni, e qualitativa sotto il profilo dell’assistenza. I Governanti di Roma – prosegue – continuano di fatto a darci ragione ma, fino a che una siringa continuerà a costare 6 centesimi come in Veneto o 25 come altrove; un pasto 8-10 euro in Veneto e 60 altrove, saranno solo parole». «Ancora una volta – dice il presidente della Regione – ci candidiamo a inviare gratuitamente dei tutor che aiutino a progredire chi è più indietro sulla strada della buona gestione dei fondi sanitari, ma il problema è capire se esiste davvero una seria volontà di migliorare le cose, e questo sarà possibile capirlo solo quando saranno operativi i costi standard e si avrà il coraggio di dire agli spreconi che se spendono di più pagano i loro amministrati, e non pantalone!». «Apprendo – conclude il Governatore – che il premier Renzi ha esordito utilizzando l’ironia nell’annunciare che ha 82 slides pronte per i tagli alla sanità. Non si preoccupi: gliene bastano due, una con i conti e i servizi del Veneto e di poche altre Regioni, l’altra con i profondi rossi di altre. Le confronti e poi dica che da domani quelli della seconda lista non devono spendere un euro in più di quelli della prima. In caso contrario il monito del ministro Lorenzin sul fatto che la sanità universalistica in Italia non è da dare per scontata rischia di diventare una tragica realtà».

Telesca: «In Friuli Venezia Giulia sanità di ottima qualità»

«Corretto e logico invocare rigore e serietà, definire non più accettabili ed anzi immorali gli sprechi. Ma nell’Italia delle Regioni occorre anche saper distinguere tra chi non ha i bilanci a posto e chi, come il Friuli Venezia Giulia, da anni gestisce la sanità con risorse proprie, mantiene i conti in equilibrio e soprattutto ha una sanità che è comunque una delle migliori non solo in Italia ma anche in Europa, anche se siamo consapevoli che vi sono dei margini di ulteriore miglioramento ed efficientemento e proprio per questo stiamo mettendo a punto una riforma». Lo ha affermato ieri a Roma l’assessore alla salute del Friuli Venezia Giulia, Maria Sandra Telesca, commentando le parole del ministro Beatrice Lorenzin, in occasione degli Stati generali della salute. «Credo sia evidente a tutti che le Regioni amministrano la sanità a velocità diverse, spiega l’assessore. Bisogna partire dal prenderne atto, intervenendo prima di tutto dove gli sprechi sono evidenti. Iniziando dal definire i costi standard, in modo che la medesima prestazione o lo stesso presidio abbiano un costo ovunque. Il Friuli Venezia Giulia, anche se è Regione virtuosa, è in ogni caso è impegnato a continuare a garantire l’universalismo del Servizio sanitario. Sappiamo che possiamo fare meglio di quanto abbiamo fatto finora. Sappiamo che possiamo ulteriormente razionalizzare la spesa, allentare il peso della burocrazia, semplificare le procedure, superare la ridondanza dei servizi. Ma soprattutto migliorare le prestazioni senza ridurle. Per questo, abbiamo già imboccato la strada invocata dal ministro, quelle di avere sempre a disposizione dati e informazioni aggiornati sugli effetti di tutte le prestazioni erogate. È l’elemento indispensabile per fare le scelte più opportune, limitando la discrezionalità».

Mantovani (Lombardia):Avanti con costi standard

«Sostenibilità e trasparenza del sistema sanitario, Lombardia come modello virtuoso anche per le altre regioni italiane, impegno deciso a proseguire con l’applicazione dei costi standard, un Patto per la Salute che rispetti e tuteli i bisogni e le peculiarità dei singoli territori». Questi i principali temi affrontati dal vice presidente e assessore alla Salute di Regione Lombardia, intervenuto a Roma in occasione degli Stati Generali della Salute, in corso di svolgimento presso l’Auditorium del Parco della Musica. L’assessore lombardo ha preso parte alla tavola rotonda: “La Sanità dei prossimi anni: modelli di sostenibilità del sistema e trasparenza dei dati. Il paziente al centro”. «La sostenibilità – ha sottolineato l’assessore alla Salute – rappresenta certamente il tema cruciale che oggi è all’attenzione di tutti i sistemi sanitari evoluti. La crescente tensione fra risorse disponibili, nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche e bisogni sanitari e sociosanitari di una popolazione che invecchia, non riguarda certamente solo il rapporto tra prestazioni erogate e costi resta tra i migliori nei Paesi occidentali». «Costante tensione verso un miglioramento dell’offerta sanitaria che tenga conto dei bisogni emergenti, investendo in innovazione e ricerca». Questa la strada indicata dal vice presidente lombardo che si è poi soffermato sul tema centrale dei lavori della mattinata. «Sostenibilità e trasparenza – ha ricordato l’assessore regionale alla Salute – sono i due pilastri di una sanità che mette al centro il paziente. In questa prospettiva, chi oggi è chiamato ad assumere decisioni in ambito sanitario lo deve fare sempre tenendo in considerazione la capacità di misurarne l’efficacia e la misura secondo standard di quantità, qualità e costo». «Avanti dunque con convinzione con i costi standard». Questa l’esortazione del vice governatore lombardo. «Lavoriamo per raggiungere l’obiettivo che già il Governo si era dato con la Finanziaria del 2005, laddove fu stabilito che in ogni area del Paese venissero erogati Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) che rispondessero a requisiti minimi di quantità, qualità e costo».

 Benato (Fnomceo): formazione, necessario un nuovo modo di fare didattica

Nella sessione pomeridiana dedicata al futuro delle professioni sanitarie a confronto in un Ssn che cambia, è intervenuto in rappresentanza della FNOMCeO, il vicepresidente nazionale Maurizio Benato, che ha sviluppato soprattutto le tematiche della formazione medica. «Nel nostro Paese abbiamo eccellenze clinico-scientifiche che si riflettono in una formazione di alto livello, riconosciuta in ambito internazionale. Ma oggi ci chiediamo se tutto questo sia sufficiente. Ci chiediamo cioè se la tradizionale formazione biomedica – assolutamente coerente con le acuzie – sia oggi anche quella più adeguata alle cronicità ed alle poli patologie». Chiaro che questa domanda, ha sottolineato Benato, «è una provocazione implicita al sistema formativo universitario, che dovrà aprirsi ad un nuovo modo di fare didattica, che permetta l’introduzione di tutte quelle scienze umane e tecnologiche che rendono grande la medicina». All’interno di una sessione che ha visto anche gli interventi di biologi, infermieri, ingegneri clinici, Benato ha terminato il suo intervento ricordando che il mondo medico «è ben conscio che oggi il medico non è più l’unico autore della cura, visto che registriamo la collaborazione con altre 22 professioni sanitarie. Ma proprio in questo mutamento complessivo, sappiamo di essere chiamati a spostarsi da una medicina divisa e settoriale, verso una nuova professionalità basata sulla medicina potenziativa, capace di accompagnare sempre eticamente il cittadino nelle sue scelte di salute».

Begnozzi (Aifm): L’importanza di investire sulla figura professionale del fisico medico

«Tra vent’anni l’approccio delle cure mediche consisterà certamente in un forte apporto multidisciplinare, già attuale in tutti gli ambiti che prevedono l’uso di alta tecnologia (PET, TC, Acceleratori per terapia, RM), dei sistemi digitali e dell’informatica». Lo ha dichiarato Luisa Begnozzi, Presidente Aifm – Associazione Italiana di Fisica Medica e Direttore della Struttura Complessa di Fisica Sanitaria dell’Ospedale Generale S. Giovanni Calibita Fatebenefratelli all’Isola Tiberina di Roma, intervenuta al Forum “Curami tra vent’anni”: investire nella professione in una Sanità che cambia nell’ambito degli Stati generali della salute. Begnozzi ha fornito un’accurata spiegazione dei motivi per cui sarebbe opportuno investire nei prossimi anni sulla formazione e la diffusione della professione sanitaria del fisico medico. «I campi sanitari che fanno uso di agenti fisici di rischio, quali le radiazioni, sono oggetto del nostro impegno quotidiano». ha sottolineato Begnozzi che ha inoltre analizzato le difficoltà che la figura professionale del Fisico Specialista in Fisica medica si trova oggi ad affrontare: dalla scarsa percezione dell’importanza del suo lavoro alla mancanza di contratti di formazione per gli Specializzandi alla chiusura delle Strutture di Fisica Medica nelle aziende ospedaliere. «Anche se poco nota, in particolare per la scarsa numerosità e disomogenea distribuzione sul territorio nazionale (da 19 a 1,9 fisici medici per milione di abitante nelle varie regioni), tale professione rappresenta un indispensabile investimento, poiché ricopre un ruolo importante nel quadro generale della sanità italiana ed europea” ha concluso la dott.ssa Begnozzi. “Tra le varie professioni della dirigenza sanitaria, la nostra comunità risulta essere quella con l’età media più bassa (47 anni, secondo i dati recentemente pubblicati dal Ministero della Salute). È auspicabile abbassare ancora di più la media, inserendo nel mondo del lavoro i nostri giovani specialisti. Se gli specializzandi si vedranno riconosciuti i contratti di formazione, come previsto dalla legge italiana, le nostre scuole di specializzazione formeranno ogni anno il numero consono di fisici specialisti per ricoprire tutte le necessità del nostro Paese».

Rimondi (Assobiomedica): Assurdo portare la spesa sanitaria al 5,25% del Pil

«Portare la spesa sanitaria al 5,25% del Pil, come indicato nei documenti sulla spending review di Cottarelli, significa portare il nostro Servizio sanitario nazionale a livelli ben al di sotto della media europea. Lo ha riferito l’Ocse e lo ha ribadito oggi Emilia Grazia De Biasi, presidente della Commissione Sanità del Senato, nel corso del suo intervento agli Stati Generali della Salute. La prospettiva di nuovi tagli alla Sanità nel Def che verrà varato oggi dal Consiglio dei Ministri, rischia di decretare la fine dell’universalismo del nostro Ssn con conseguenze disastrose per i cittadini». Questo il commento del Presidente di Assobiomedica a margine del convegno “La Sanità dei prossimi anni: modelli di sostenibilità del sistema e trasparenza dei dati. Il paziente al centro” nell’ambito degli Stati Generali della Salute che si stanno svolgendo a Roma. GSappiamo che ci sono sacche di sprechi e inefficienze – ha spiegato Rimondi – e Assobiomedica va da tempo chiedendo trasparenza e appropriatezza in Sanità. Il problema va però affrontato in modo strutturale, reinvestendo le risorse nel nostro sistema salute e non con tagli che mettono a rischio le prestazioni da erogare e la loro qualità». «Ci auguriamo che la voglia di cambiare marcia, con una programmazione e una pianificazione seria in Sanità, più volte sottolineata oggi dal Ministro Lorenzin – ha concluso Rimondi -, porti il nostro SSN verso livelli di efficienza e non a un progressivo impoverimento del sistema. È importante puntare sull’industria della salute che può portare innovazione, grazie alla ricerca scientifica, qualità delle prestazioni, nuovi posti di lavoro qualificati, dando un serio contributo all’innalzamento della qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini».

Giuseppe Milanese (FederazioneSanità – Confcooperative): Bene Lorenzin su riorganizzazione servizi territoriali

«Ringraziamo il ministro Lorenzin per aver lanciato la sfida della riorganizzazione dei servizi territoriali. Al ministro che chiede modelli e proposte diciamo che per la cooperazione sociosanitaria il modello è quello dell’integrazione operativa tra professionisti della salute». Lo ha detto Giuseppe Milanese, presidente di FederazioneSanità Confcooperative intervenendo agli Stati Generali della Salute a Roma. «Il nostro è un esercito silenzioso, ma laborioso fatto di medici, farmacisti, operatori sanitari che attraverso 11.830 cooperative che ogni giorno, da anni, danno cure e servizi a oltre 7 milioni di cittadini. Un esercito attivo, soprattutto – aggiunge Milanese – nell’ambito dell’assistenza primaria che resta il vero fanalino di coda del nostro sistema sanitario». «Al ministro Lorenzin proponiamo inoltre – continua Milanese – un nuovo schema che ci proietti dallo schema delle tre A (accordi, accreditamento, autorizzazione) a quello delle 5 R, in cui i player siano: 1) Regia unica nazionale per l’assistenza primaria, 2) Regole certe sull’accreditamento, 3) Ruolo per attori del sistema, 4) Rete tra gli operatori, 5) Rigore nel misuramento della qualità dei servizi. Una formula necessaria per riorganizzare il sistema che qualificherebbe le eccellenze, darebbe servizi di alta qualità e genererebbe occupazione per oltre 170.000 nuovi posti di lavoro nell’assistenza primaria. Sarebbe niente male – conclude Milanese –visti i livelli di disoccupazione, purtroppo, spaventosamente crescenti».

Haggar (Ega): I produttori di equivalenti e biosimilari italiani ed europei hanno bisogno di un quadro normativo stabile

«L’industria del generico e del biosimilare è un elemento centrale della tutela della salute pubblica in Europa” e ha fornito numerosi esempi del contributo che i produttori di equivalenti e biosimilari hanno dato all’accesso alle cure da parte dei cittadini e al corretto impiego delle risorse promuovendo l’innovazione terapeutica». Ha sottolineato Nick Haggar, presidente della European Generic medicines Association (Ega), che ha partecipato agli “Stati generali della salute”. Occasione in cui Haggar ha presentato la visione dell’Ega, che mette al centro della sua azione i pazienti, la qualità, il valore, la sostenibilità e la collaborazione. Il presidente dell’Ega ha invitato le autorità italiane a una più intensa collaborazione: «L’industria dell’equivalente e del biosimilare, rappresentata in Italia da AssoGenerici, chiede da sempre di essere partner del Governo italiano in un’azione che miri a migliorare l’accesso del paziente alle migliori cure possibili e a liberare risorse da destinare all’innovazione terapeutica. Lo scopo che deve accomunarci è costruire in Italia condizioni di mercato che permettano lo sviluppo di medicinali equivalenti di qualità e di biosimilari, rimuovendo barriere quali il patent-linkage e modificando l’attuale sistema di pay-back». Un appello al quale si è associato il presidente di AssoGenerici Enrique Häusermann: «È ormai evidente quale sia stato in questi anni l’apporto del farmaco equivalente al contenimento della spesa farmaceutica in uno scenario  che vede ogni anno aumentare i malati cronici e un apporto ancora maggiore può venire dal ricorso al biosimilare. L’industria italiana del settore ha competenze e capacità adeguate a questo obiettivo, ma ha necessità di un sistema di regole chiaro e stabile, per programmare e investire, e di meccanismi di governo della spesa che non siano penalizzanti proprio per chi determina una riduzione della spesa. Mi riferisco al pay back, tanto nella spesa ospedaliera quanto in quella territoriale, ma anche alle procedure di acquisto attuate da ASL e Ospedali. Sono certo che anche il confronto che abbiamo avuto in questi Stati generali possa essere un primo passo verso cambiamenti non più rimandabili».

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