top

Il bravo direttore generale non risparmia, spende bene

manager

Dispositivi medici e appropriatezza

Minor rischio di trasfusioni, meno tempo in sala operatoria ma anche un minor pericolo di complicanze maggiori e minori intra e post-operatorie. Questi i risultati del primo studio al mondo che ha messo a confronto l’utilizzo di due emostatici, sulla base di dati raccolti in 6 anni e mezzo su circa 24mila pazienti. Lo studio “Real-World Outcomes of Hemostatic Matrices in Cardiac Surgery” (Tackett et al, 2014), che verrà pubblicato entro fine mese sulla rivista Journal of CardioThoracic and Vascular Anesthesia (Jcva) offre molti spunti in termini di efficacia e qualità di azione e induce a qualche riflessione circa l’appropriatezza nella scelta di un dispositivo medico. Nella fattispecie l’analisi retrospettiva ha evidenziato come la diversa composizione e concentrazione di trombina dei dispositivi emostatici possa fare la differenza poiché è stato dimostrato che l’utilizzo della matrice emostatica di Baxter a base di granuli di gelatina brevettati e trombina umana ad alte concentrazioni, sia determinante nell’abbassare significativamente i rischi nei quali può incorrere un paziente sia durante l’intervento sia in una fase post-operatoria. E a rafforzare l’idea, banale se volete, secondo cui “chi più spende meno spende” viene in ausilio un secondo studio, ancora una volta di stampo farmaco economico, che per la prima volta ha messo a confronto l’utilizzo di emostatici da un punto di vista economico sulla base di outcome clinici. Lo studio – che s’intitola “Hospital Economic Impact from Hemostatic Ma- trix Usage in Cardiac Surgery” – ha stimato infatti quelli che sono i costi relativi all’utilizzo del dispositivo da parte del medico. I dati, che si basano su uno studio italiano – Nasso 2009 – hanno dimostrato che un ospedale statunitense che effettua 600 interventi cardiochirurgici all’anno, potrebbe risparmiare fino a 5.4 milioni di dollari in costi legati a complicanze e consumo di risorse sanitarie utilizzando prodotti di eccellenza (in questo caso la matrice emostatica della multinazionale statunitense) rispetto alle altre esistenti in commercio. I dati clinici ed economici derivanti da questo studio afferma- no quindi con forza l’importanza dell’utilizzo di materiali che rispondano al concetto di ‘chirurgia senza sangue’ o ‘pulita’, che, in buona sostanza, rappresenta la nuova frontiera della chirurgia, che si sta affermando come soluzione universale alternativa. Per limitare le emorragie, infatti, a volte non basta la sola abilità del chirurgo o le tecniche convenzionali ma bisogna ricorrere a dispositivi e/o farmaci che favoriscano e acceleri- no alcuni dei naturali processi fisiologici dell’organismo come l’emostasi, ossia il processo riparativo che prevede la coagulazione del sangue e la riparazione delle ferite. E Baxter, con la sua divisione BioSurgery, è stata tra le prime aziende a credere in questa nuova filosofia della chirurgia e a portare avanti progetti e iniziati- ve rivolte al medico e al cittadino. Tre anni fa, infatti, ha lanciato, per prima in Italia, una campagna dedicata alla chirurgia senza sangue e tra le molte attività implementate vale la pena annoverare la realizzazione del sito web www.chirurgiapiusicura.it e la sponsorizzazione della prima guida per il cittadino “Operazione in sicurezza” pubblicata da Cittadinanza Attiva a fine Maggio 2014. Purtroppo però, molto spesso, nonostante le evidenze scientifiche ed economiche, la realtà quotidiana parla di altre dinamiche nella scelta di un farmaco o di un dispositivo. Questi sono prevalentemente considerati come fattori di spesa e pertanto “aggredibili” per ottenere risultati economico-finanziari nel brevissimo periodo. In special modo nelle Regioni in Piano di rientro. In realtà i veri risparmi non pos- sono che derivare dall’uso appropriato tanto dei farmaci quanto dei dispositivi. Come a dire che l’appropriatezza, in genere, porta con sé anche ottimi risultati economici poiché incide su altri fattori di spesa assai più pesanti sia per le casse sanitarie sia (soprattutto) per la qualità di vita dei pazienti.

E su questi temi i professionisti coinvolti nel processo decisionale di acquisto sono sostanzialmente d’accordo. Secondo Andrea Risaliti, Direttore della Clinica Chirurgica dell’Aou Santa Maria della Misericordia di Udine «Ci si chiede di tagliare sui prodotti che noi vorremmo utilizzare ma questo, ha spesso l’effetto esattamente opposto. Se prendiamo come esempio proprio gli emostatici ad uso intraoperatorio, un intervento che viene brillantemente completato in tempi più brevi, con minor impiego di prodotti derivati dal sangue, minor incidenza di complicanze, tempi più veloci di utilizzo della sala operatoria e minor degenza del paziente ha indubbiamente dei costi minori e una qualità di prestazione superiore. Il buon risultato è certamente dipendente dai buoni operatori ma anche dai buoni mezzi, dai buoni strumenti. E anche il problema delle infezioni ospedaliere, per fare un altro esempio, rientra nel novero di queste argomentazioni. Nell’intervento che finisce con la dimissione precoce del paziente tutto va bene, non ci sono infezioni, non ci sono emorragie, non ci sono problemi. Qualora invece si alteri anche soltanto uno degli anelli della catena d’intervento e si fuoriesca dal percorso ottimale, ecco che subentrano degenze più lunghe, rischio infettivo e, se vogliamo ragionare solo in termini economici, costi enormemente più alti. Quindi, aggiunge il prof Risaliti “diventa assolutamente necessario non uscire da quello stretto corridoio che rappresenta l’optimum, cioè quello che è appropriato.

Ciò che è appropriato in medicina per il miglior esito di salute lo è anche dal punto di vista economico- finanziario sia per l’azienda sia per la società intera». Probabilmente, questa l’opinione di Franco Astorina, Vicepresidente del Fare, l’Associazione degli Economi Provveditori «è un problema di cultura, di coraggio e anche di trasparenza». «Bisogna rendersi conto che certi prodotti o li compri… o li compri. Non puoi andar contro l’evidenza scientifica. Se così è, quel determinato prodotto non lo metti neanche a gara ma cerchi di trattare direttamente con il fornitore avendo l’accortezza, magari, di cogliere il meglio possibile per esempio in termini di servizi aggiunti. Intervenendo in maniera trasparente direttamente con il produttore è possibile» spiega «aggredire altri fattori di spesa che possono dare ottimi risultati di risparmio. Anche perché alla fine quello che conta è il risultato finale sui pazienti. E se riesci a diminuire complicanze e giornate di degenza che, quasi sempre, costano enormemente di più rispetto all’incremento di costo di un prodotto eccellente rispetto ad uno meno performante, avrai ottenuto anche il risultato economico ricercato. Purtroppo, però, molti chiedono, anzi impongono, il consegui- mento immediato del risultato. Questo vale per il Direttore Generale come per l’Assessore o per il livello nazionale. Ma perché la spesa su beni e servizi» si chiede Astorina «aumenta sempre se è ormai da quindici anni che riduciamo sempre il costo di acquisto dei prodotti? Un motivo ci sarà… O non sappiamo fare le gare o, molto più probabilmente, c’è un problema maga- ri di immagazzinamento, di centrali di acquisto mal gestite, insomma problemi di organizzazione. Anche perché non dimentichiamo che se il chirurgo vuole e chiede quel determinato prodotto tu, alla fine, lo devi acquistare. Come si fa a prendersi la responsabilità di fornire un prodotto qualitativamente diverso? Può sembrare strano» sorride Astorina «ma anche ai provveditori interessa la salute dei pazienti ed è proprio per questo motivo che spingiamo affinché la spesa eccessiva, l’inappropriatezza, venga aggredita diversamente e in maniera più moderna. Ma purtroppo» conclude «certe dinamiche non danno risultati immediati nel brevissimo periodo…»

Sulla stessa lunghezza d’onda Adriano Cristinziano, Direttore dell’Uoc di farmacia ospedaliera del Monaldi di Napoli (Ao Specialistica dei Colli) secondo cui «il farmaco, così come il dispositivo medico, sono sempre stati considerati come fattori di spesa e su questi si è cercato sempre di risparmiare. Il nostro impegno deve invece essere volto a far considerare entrambi come fattori di risparmio. Se pensiamo a tutti i farmaci o ai dispositivi che hanno ridotto gli interventi chirurgici e sicuramente hanno migliorato le aspettative di vita dei cittadini come i vaccini, gli inibitori di pompa o gli emostatici di ultima generazione, appare chiaro il valore anche economico di investire in tal senso nella qualità. Purtroppo» avverte «bisogna spendere oggi per vedere il risultato, seppure molto importante, dopo anni. Un orizzonte che, in genere né la politica né il top management amano traguardare vista la brevità della loro emivita professionale e, soprattutto la necessità di portare risultati, (anche perché su questo valutati, pena la perdita del posto…) nel giro di uno o al massimo due anni. Bisogna avere il coraggio di guardare con occhi nuovi agli investimenti in sanità» conclude Cristinziano «in primis a livello istituzionale nazionale e regionale. La consapevolezza aziendale verrà da se, come logica conseguenza».

Print Friendly, PDF & Email

, , , , , , , , ,

Non ci sono ancora commenti.

Lascia un commento