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Per gli ospedali ritorno all’investimento nel 2015

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Ma sul futuro pesano incertezza economica e grande attenzione al tema della crescita dei costi. Una ricerca internazionale di GE Capital svela tra i responsabili acquisto delle Aziende Ospedaliere maggiore ottimismo sul futuro, ma una gestione non efficiente dei costi potrebbe rallentare lo sviluppo.

Gli ospedali e le strutture a capitale privato nelle principali Economie Occidentali sono più fiduciosi sulle prospettive di crescita per il prossimo anno, nonostante l’aumento dei costi e la continua incertezza economica, e questo trend si registra anche in Italia. Tale moderato ottimismo si traduce in un aumento delle decisioni di acquisto e di investimento con ricadute positive sull’economia e sul livello di soddisfazione dei pazienti. È quanto emerge dalla Ricerca Hospital Sentiment Report di GE Capital, divisione finanziaria di General Electric. L’indagine è stata condotta attraverso interviste a dirigenti con responsabilità di bilancio e acquisto in oltre 380 strutture ospedaliere, pubbliche e private, in otto mercati internazionali*. Quasi due terzi – il 62% – delle strutture private e il 55% degli ospedali pubblici europei intervistati hanno dichiarato di attendersi per il 2015 una crescita moderata o addirittura significativa, il 46% ha dichiarato che a ciò corrisponderà un miglioramento della redditività. Gli ospedali pubblici si mostrano più prudenti dei privati sull’impatto di tale crescita avrà sulle performance economiche: solo il 27% infatti si è detto fiducioso sul miglioramento dei bilanci nel breve termine. Non a caso la “salute finanziaria” di partenza di Pubblico e Privato risulta profondamente diversa: se il 55% degli ospedali privati dichiara bilanci 2013 in utile, tale percentuale si riduce ad un 15% nel settore pubblico. Per quanto riguarda l’Italia il 56% delle strutture private prevede una crescita nei prossimi anni, percentuale che si riduce significativamente al 28% nelle strutture pubbliche. In ottica comparativa il nostro Paese si colloca a circa metà graduatoria: se si guarda infatti alle altre quattro principali economie europee (Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna) nel settore privato le nostre aziende sono più ottimiste di quelle francesi e tedesche, nel settore pubblico si collocano avanti agli ospedali inglesi e a quelli tedeschi. Diverse sono le ragioni che inducono i dirigenti ospedalieri ad aumentare gli acquisti e gli investimenti, tra queste spiccano la necessità di rispondere all’obsolescenza delle apparecchiature esistenti (16%) e la necessità di incrementare l’efficienza (17%). Nel caso in cui abbiano deciso di non investire lo fanno principalmente a causa della situazione economica generale (lo ha dichiarato il 30% degli intervistati). In termini generali la ricerca evidenzia una chiara tendenza verso l’aumento dei costi ospedalieri in tutto l’Occidente – lo prevede il 40% del panel – contro un più misero 18% che dichiara di aspettarsi una diminuzione. Più di un terzo di coloro che prevedono un incremento dei costi indica un aumento medio compreso tra il 5-15%, che sale al 30% per il 17% degli intervistati.

Uno sguardo all’Italia. A quanto emerge dalla Ricerca di GE Capital le aziende ospedaliere italiane sono piuttosto caute circa la redditività futura e la capacità di erogare un servizio migliore per i pazienti. Come risultato, sono alla ricerca di soluzioni capaci di migliorare la loro “salute finanziaria”. Il settore pubblico, per esempio, sta percorrendo la strada di una sempre maggiore focalizzazione sui servizi e le prestazioni che soltanto una struttura ospedaliera può erogare. Tra i manager ospedalieri pubblici intervistati, il 92% ha preso in considerazione la possibilità di esternalizzare alcuni servizi (non core), diventa la metà circa tra i responsabili delle strutture ospedaliere private. Imaging, manutenzione e personale sono i servizi presi maggiormente in considerazione quando si tratta di outsourcing. La “salute finanziaria” degli ospedali risulta la ragione principale che frena acquisti ed investimenti, insieme alla mancanza/impossibilità di impegnare fondi a valere su più esercizi. Il leasing è lo strumento finanziario preso maggiormente in considerazione dagli ospedali italiani (lo dichiara il 33% degli intervistati), seguito dai finanziamenti bancari.

Altri risultati chiave della ricerca:

• tra i canali di finanziamento preferiti, i manager ospedalieri citano le banche tradizionali, seguiti dagli operatori specializzati nel leasing medico-ospedaliero;
• quando si tratta di reperire risorse per dotarsi di nuove apparecchiature le aziende ospedaliere propendono per il noleggio operativo, per il leasing, e l’ acquisto a titolo definitivo soprattutto in ambito pubblico – per effetto delle sempre più numerose centrali di acquisto (CONSIP a livello nazionale);
• i maggiori investimenti ospedalieri saranno indirizzati verso le apparecchiature di imaging e i macchinari di sala operatoria.

*I Paesi monitorati dalla Ricerca Hospital Sentiment di GE Capital sono: Australia, Francia, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Svizzera.

 

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