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Sulle specializzazioni mediche lo Smi critica i continui e reiterati ritardi nella programmazione

camice medico

La denuncia dell’area giovanile Smi, “Formazione e Prospettive”: l’età media dei camici bianchi italiani è di 50 anni. Continua la fuga di cervelli e in pochi anni nei nostri ospedali mancheranno altri 15-20.000 medici.

All’indomani della firma del decreto da parte del ministro Lorenzin, Davide Renzi, Vice Coordinatore Nazionale Smi Formazione e Prospettive e Dafne Pisani, Coordinatrice Smi Formazione e Prospettive Regione Basilicata affermano «cambiano i ministri e i governi ma ogni anno il problema si ripropone per noi medici». «Sembra un terno al lotto, forse un mercato delle vacche: 5000 borse? No, qualcuna in più: ‘Venghino singori, venghino’, forse qualcuna in meno – ironizzano con amarezza – e alla fine della fiera del 2015, il ministro ha firmato: saranno 6000! Quanta attesa, quanta sofferenza e incertezza. E come ogni anno i ritardi vengono attribuiti ai motivi più disparati». «Eppure, basterebbe programmare per tempo – sottolineano – abbiamo carenze di medici in formazione specialistica negli ospedali, abbiamo medici che pur di specializzarsi emigrano, altri che accettano borse di studio in scuole di specializzazione verso cui non hanno interesse pur di specializzarsi, e alcuni che, purtroppo, si arrendono non credendo più nella possibilità di avere un futuro nel SSN». «L’ultimo concorso – ricordano – si é mostrato deludente: pochi controlli durante lo svolgimento delle prove, mesi di attesa per scorrimenti troppo lenti, numerose le irregolarità denunciate che hanno reso il concorso facilmente vulnerabile, lo dimostrano i ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato sempre più frequenti e determinanti che affollano le scrivanie degli avvocati». «La situazione sta, intanto, rapidamente peggiorando – denunciano – l’età media dei camici bianchi italiani è di 50 anni. In pochi anni nei nostri ospedali mancheranno altri 15-20.000 medici». «Il patrimonio di conoscenze che i colleghi sulla via della pensione dovrebbero trasmettere, come nella migliore tradizione che contraddistingueva fino a poco tempo fa l’arte della Medicina da Ippocrate in poi – aggiungono-  verrà inevitabilmente perso se mancheranno nuovi allievi a cui destinarlo». «Senza specializzazione o corso di formazione in Medicina Generale – evidenziano – si limita fortemente la possibilità di lavorare per i medici che, quando sono fortunati, sono costretti ad accettare incarichi estremamente precari in ambiti dove in realtà occorrerebbero competenze specialistiche, sacrificando insensatamente la qualità delle cure da garantire ai pazienti. Ogni anno, per come è concepito il percorso post lauream, lo Stato decide che 4000 medici (o forse qualcuno di più), formatisi nelle Università italiane, devono essere esclusi dal percorso che li avvierà al lavoro nel SSN. Un pesante paradosso». «Abbiamo bisogno – concludono rivolgendosi al ministro Lorenzin – noi come medici e tutti i cittadini come pazienti e fruitori del SSN, di una seria programmazione tenendo conto dei bisogni della comunità. Abbiamo bisogno di sapere non solo per il prossimo concorso quante borse ci saranno, ma quante ce ne saranno per i prossimi 3 o 4 concorsi. Abbiamo bisogno di sapere se dobbiamo continuare ad emigrare oppure se lo Stato ha interesse a mantenerci nel nostro Paese. SMI Formazione e Prospettive non chiede solo numericamente borse di specializzazione adeguate ma una seria e necessaria programmazione per il bene del SSN, per la tutela della salute di tutti i cittadini italiani, come sancito dall’art. 32 della Carta Costituzionale».

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