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Entro il 2050, le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo

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Uno spot per il web, con Ricky Tognazzi protagonist, racconta il rischio emergente dei superbatteri resistenti agli antibiotici attraverso la metafora del “supervampiro”. L’iniziativa, promossa dalla Sita, Società Italiana Terapia Antinfettiva. 

“Il Supervampiro”, è lo spot, con Ricky Tognazzi protagonista, fulcro dell’iniziativa di sensibilizzazione “Antibiotici – La nostra difesa numero 1” promossa dalla Sita, Società Italiana Terapia Antinfettiva e resa possibile grazie ad un’erogazione di Merck & Co. per il tramite della sua consociata italiana MSD per richiamare l’attenzione della popolazione sul valore degli antibiotici e l’importanza di usare bene questi farmaci che hanno salvato milioni di vite per preservarne l’efficacia. Entro il 2050, le infezioni resistenti agli antibiotici potrebbero essere la prima causa di morte al mondo, con un tributo annuo di oltre 10 milioni di vite, più del numero dei decessi attuali per cancro. «Ci rivolgiamo direttamente a tutti i cittadini perché sono loro i principali fruitori degli antibiotici e devono sapere che questi farmaci rischiano di perdere la loro efficacia» afferma Claudio Viscoli, Presidente Sita e Direttore della Clinica di Malattie Infettive dell’Università di Genova, IRCCS San Martino-IST Genova. «Gli antibiotici sono gli unici farmaci il cui cattivo uso si riflette sulle generazioni future e devono essere assunti al dosaggio giusto, per il tempo giusto e allo scopo di curare le infezioni batteriche e non quelle virali». Assumere antibiotici senza prescrizione del medico, ridurre o aumentare la dose, interrompere la terapia prescritta, utilizzarli contro raffreddore e influenza, sono errori che favoriscono la selezione di batteri resistenti in grado di causare infezioni non curabili con le terapie antibiotiche disponibili. «La resistenza microbica è effettivamente un problema globale e l’Italia è uno dei Paesi più esposti. Ci sono delle situazioni con infezioni da batteri che non rispondono più ad alcun antibiotico» afferma Ercole Concia, Direttore della Divisione Clinicizzata di Malattie Infettive dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. «Negli ospedali italiani il 45% dei ricoverati viene trattato con antibiotici, mentre un comportamento virtuoso dovrebbe collocare quest’uso fra il 25 e il 30%. Spesso è anche il paziente che si autoprescrive antibiotici o magari li ha in giacenza dalla precedente infezione». In Italia le infezioni correlate all’assistenza o intra-ospedaliere colpiscono ogni anno circa 284.000 pazienti (dal 7% al 10% dei pazienti ricoverati) causando circa 4.500-7.000 decessi. Le più comuni infezioni sono polmonite (24%) e infezioni del tratto urinario (21%). «All’interno delle strutture di assistenza vi sono persone malate, spesso anziane e fragili, che portano dispositivi medici, come ad esempio i cateteri, e sono facilmente aggredibili dalle infezioni» dichiara Annalisa Pantosti, Direttore del Reparto Malattie Batteriche Respiratorie e Sistemiche, dell’Istituto Superiore di Sanità. «Acquisire un’infezione in ospedale, in seguito ad un intervento chirurgico o semplicemente in seguito alla degenza, vuol dire rimanere più a lungo in ospedale, dover sottostare a terapie più costose e complesse e in ultima analisi rischiare di morire per le complicanze dovute all’infezione». Come vincere la minaccia dei superbatteri? «Gli ambiti d’intervento sono tre: la ricerca di nuove opportunità terapeutiche, le misure finalizzate al controllo epidemiologico della trasmissione dei patogeni multi resistenti, accomunabili nel termine “infection control”, e, strettamente correlato alla seconda, il contenimento dell’uso incongruo degli antibiotici, ossia la antimicrobial stewardship» afferma Pierluigi Viale, Direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’AOU Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. Fondamentali, come indicano tutti i documenti degli organismi internazionali, anche il rilancio della pratica vaccinale, in preoccupante calo, e l’uso consapevole degli antibiotici anche negli animali, secondo l’approccio One Health, vale a dire una nuova visione della salute umana e della salute animale, intese come “salute unica”. «Entro il primo semestre 2017 sarà sviluppato un Piano nazionale per combattere le resistenze antimicrobiche basato sull’approccio ‘One Health’ e gli obiettivi strategici del Piano di azione globale dell’OMS» afferma Vito De Filippo, Sottosegretario di Stato alla Salute. «La modifica di comportamenti non corretti passa anche attraverso campagne di comunicazione come quelle promosse da AIFA o l’iniziativa SITA, in grado di favorire un uso appropriato degli antibiotici con miglioramento della tutela della salute pubblica e dell’efficacia di questi farmaci». L’iniziativa di sensibilizzazione della SITA fa leva anche sul sito www.antibioticilanostradifesa.it dove, insieme allo spot, sono disponibili informazioni utili sull’antibiotico-resistenza, le regole per il corretto uso degli antibiotici, video interviste con gli esperti infettivologi della SITA, un test per misurare il proprio livello di consapevolezza sul problema delle infezioni multiresistenti e strumenti di condivisione social per promuovere i corretti comportamenti legati all’uso degli antibiotici e prevenire la diffusione dei batteri. Inoltre la SITA distribuirà negli ospedali italiani un leaflet con le 4 regole da ricordare per usare bene gli antibiotici: assumerli sempre dietro prescrizione del medico, non assumerli per curare raffreddore e influenza, rispettare le dosi prescritte e non interrompere la terapia.

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