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Povertà in aumento per i bambini nei paesi ricchi

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Dati sull’impatto della recessione globale sull’infanzia in 41 paesi ricchi in una nuova indagine del centro ricerche dell’Unicef di Firenze (Irc). Fra il 2008 e il 2014, la povertà infantile è aumentata in 2/3 dei Paesi europei, con incrementi di oltre 15% a Cipro, in Islanda e in Grecia e tra 7 e 9 punti percentuali in Ungheria, Italia, Irlanda e Spagna.

“Children of Austerity: Impact of the Great Recession on Child Poverty in Rich Countries” (“I bambini dell’austerità, l’impatto della Grande Recessione sulla povertà dei bambini nei paesi ricchi”), è lo studio pubblicato lo scorso 13 aprile dall’Ufficio di Ricerca Innocenti dell’Unicef (Irc) di Firenze, in collaborazione con 16 istituti di ricerca internazionali, che valuta l’impatto che la crisi ha avuto sulla protezione dei bambini nei Paesi ad alto reddito. “Il rapporto” spiega l’Unicef “offre un resoconto dettagliato, in una prospettiva comparativa, degli effetti della crisi e delle risposte politiche adottate dai governi di 41 Stati Ocse e dell’UE, con approfondimenti condotti da importanti accademici su 11 Paesi. L’analisi va ben oltre le semplici medie nazionali, fornendo dati disaggregati in base a caratteristiche interne e su scala sub-nazionale”. «Un gran numero di bambini nei paesi ricchi è stato gravemente colpito dalla recessione globale, e la povertà infantile è aumentata in molti di essi rispetto ai livelli precedenti la crisi» commenta Yekaterina Chzhen dell’Unicef Innocenti, co-curatrice del volume e autrice principale del capitolo comparativo. «Questo è il primo studio internazionale sugli effetti della crisi e della risposta dei governi, con un’enfasi esplicita sui bambini nei paesi ricchi». Gli 11 Stati oggetto di approfondimenti sono Belgio, Germania, Giappone, Grecia, Irlanda, Italia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia e Ungheria. “La maggior parte dei 41 Stati industrializzati messi a confronto” afferma l’Unicef “ha fatto registrare dei picchi negativi, tra il periodo pre-crisi (2006-2008) e quello della recessione (2009-2014) che oscillano tra il -2 e il – 9%, del PIL. Ma 8 paesi, fra cui Irlanda, Italia e Grecia, hanno visto una riduzione addirittura a doppia cifra. Mentre lo studio utilizza una serie di strumenti per misurare la povertà, i principali dati ricavati si riferiscono alla povertà infantile “ancorata”: quella riferita ai bambini (0-18 anni) che vivono in famiglie con un reddito – al netto di tasse e sussidi – al di sotto del 60% della media nazionale degli anni pre-crisi (2007/2008), ricalcolato per tenere conto dell’inflazione”. “La recente crisi economica e la conseguente austerità hanno colpito i bambini in modo particolarmente duro” sostiene l’Unicef. “Fra il 2008 e il 2014, la povertà infantile è aumentata in 2/3 dei Paesi europei, con incrementi di oltre 15% a Cipro, in Islanda e in Grecia e tra 7 e 9 punti percentuali in Ungheria, Italia, Irlanda e Spagna. La spesa pubblica per famiglie e infanzia in Europa è crollata proprio nel momento in cui essa era maggiormente necessaria. Non un solo Stato europeo ha aumentato le spese per le agevolazioni familiari e 2/3 di essi hanno ridotto la spesa pro capite, mentre le spese per le prestazioni pensionistiche sono aumentate ovunque fra il 2010 e il 2013. I tagli alla spesa sociale (salute, istruzione e altri servizi pubblici) hanno colpito le famiglie con bambini in modo sproporzionato. I tassi delle “esigenze sanitarie non soddisfatte” del 20% più povero della popolazione sono aumentati dall’8 al 14% fra il 2009 e il 2013 in Grecia, il livello più alto registrato nell’UE. La crisi e l’austerità hanno evidenziato” prosegue l’Unicef “profonde differenze regionali. Ad esempio, nel periodo analizzato dall’indagine, la povertà infantile è aumentata dal 12 al 20% nell’Italia settentrionale e dal 42 al 50% nell’Italia meridionale. All’interno del Regno Unito, il tasso di povertà infantile nell’Irlanda del Nord è salito dal 23 al 27%, mentre è diminuita di 2-4 punti percentuali in Scozia, Inghilterra e Galles rispetto ai livelli pre-crisi. Negli Stati Uniti la povertà infantile non è invece aumentata quanto ci si sarebbe atteso. Mentre la disoccupazione è quasi raddoppiata durante la recessione, l’aumento della povertà dei bambini è stato marginale grazie all’aumento della generosità e alla copertura della rete di protezione sociale che ha attutito l’impatto della crisi sulle famiglie con bambini”. «Proteggere il reddito delle famiglie durante le recessioni è fondamentale per rispondere alla povertà infantile, ma non sufficiente da solo. I bambini sono anche gravemente colpiti quando vengono effettuati tagli alle spese per la scuola e le strutture sanitarie, e quando i genitori non possono avere accesso a servizi essenziali come l’assistenza all’infanzia» sottolinea Yekaterina Chzhen. «Il messaggio della pubblicazione è che per proteggere i bambini sia nei momenti buoni che in quelli difficili, i governi dovrebbero porre come prioritaria una combinazione di sostegno universale al reddito, che sia basato sulla previdenza sociale e soggetto a particolari condizioni di reddito, e di spese per la salute e l’istruzione, dirette verso i più bisognosi».

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