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La medicina potenziativa tra limiti e possibilità

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La Fnomceo torna a interrogarsi sulla Medicina Potenziativa, lo farà a Piacenza, domani 27 maggio, con il Convegno nazionale “Dalla cura del malato alla cura del sano”.

Da “partita a scacchi con la morte” a schermaglia contro l’invecchiamento, l’imperfezione, la non completa espressione di tutte le potenzialità: si potrebbe sintetizzare così il cambio di paradigma che sta vivendo la Medicina moderna, nel suo spostare l’obiettivo dalla cura della malattia al potenziamento dello stato di salute. A due anni dall’articolo 76 del Codice di Deontologia, che per la prima volta ha normato questa materia, a due mesi dal Workshop della Consulta, la Fnomceo torna a interrogarsi sulla Medicina Potenziativa. Lo farà a Piacenza, nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni, sabato 27 maggio, con il Convegno nazionale “Dalla cura del malato alla cura del sano”. Emblematico il sottotitolo, che vuole delimitare il territorio del possibile e del fattibile: “Quello che si può fare, quello che si deve fare, quello che non si deve neanche pensare in tema di medicina potenziativa”.  “Frontiere, confini, limiti” spiega la Federazione “sono quelli con cui, da sempre, si confronta la Medicina. Ma cosa accade quando le nuove scoperte mettono a disposizione del medico terapie, farmaci, tecniche neppure concepibili sino poco tempo fa? I limiti si spostano in avanti, i confini si dilatano, le frontiere si fanno più sfumate e si creano nuovi orizzonti ma, anche, diverse  linee di demarcazione e interfacce, che pongono questioni bioetiche e deontologiche mai immaginate prima”. «Da qualche tempo gira l’idea che la medicina stia facendo un balzo straordinario che cambia la qualità della stessa cura – afferma Augusto Pagani, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Piacenza – La portata di applicazioni come quelle delle cellule staminali, delle nanotecnologie e di molti altri interventi è tale da far pensare che la medicina non si limiti più alla terapia dei processi morbosi ma possa spingersi a potenziare il processo vitale, aprendo prospettive del tutto nuove. Ovviamente, resta il problema di sapere se questi orizzonti siano eticamente accettabili oppure no, in che misura, a quali condizioni. Il convegno intende porsi come riflessione organica e interdisciplinare sul tema e si propone di cominciare a dare un inquadramento e di esplorare alcune conseguenze pratiche sul piano deontologico». E saranno proprio alcune questioni ancora aperte su questo piano ad essere al centro della Tavola Rotonda che concluderà i lavori: qual è il confine tra medicina potenziativa e doping? Si può invocare l’obiezione di coscienza per una richiesta non condivisa? E ancora, quali sono, in quest’ambito,  i confini della responsabilità medica? «L’articolo 76 del Codice Deontologico ha affrontato per la prima volta la medicina potenziativa – ricorda il presidente della Fnomceo, Roberta Chersevani, che sabato aprirà i lavori -,  richiamando il medico che vi si dedichi, sia a livello di ricerca sia nella pratica professionale, ai principi di precauzione, proporzionalità e rispetto dell’autodeterminazione della persona, e alla necessità di dare al paziente la più ampia informazione possibile, acquisendo il consenso informato in forma scritta e non suscitando né alimentando aspettative illusorie, individuando le possibile soluzioni alternative di pari efficacia e operando al fine di garantire la massima sicurezza delle prestazioni erogate. Ma questo non basta: la Deontologia è materia viva, in continua evoluzione. Perciò non dobbiamo smettere di interrogarci, soprattutto su questioni che, se oggi sono forse possibilità ancora in bozza, presto potrebbero essere realtà. Non possiamo farci trovare impreparati: vogliamo invece accogliere e anticipare questi cambiamenti, che portano con sé sfide ma ancor più opportunità a livello scientifico, di applicazioni, di cure e anche bioetico e deontologico».

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