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La grande maggioranza della popolazione italiana è favorevole al divieto di fumo in aree esterne

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I dati attuali relativi ai danni da fumo passivo, le attuali normative e buone pratiche nazionali e internazionali relative al fumo in ambienti indoor e spazi aperti nel documento del Gruppo di Lavoro Gard-Italia.

In base alla letteratura analizzata e alle indagini ad oggi disponibili, i tempi possono essere considerati maturi per proporre interventi normativi sul territorio nazionale più restrittivi relativamente all’introduzione del divieto di fumo negli spazi all’aperto in presenza di minori. È quanto sostiene il documento preparato a cura del Gruppo di Lavoro Gard-Italia “La tutela dal fumo passivo negli spazi confinati o aperti non regolamentati dalla Legge 3/2003 art.51 (Legge Sirchia) e successive modificazioni”.  Il documento riassume i dati attuali relativi ai danni da fumo passivo, passa in rassegna le attuali normative e buone pratiche nazionali e internazionali relative al fumo in ambienti indoor e spazi aperti e si conclude con una serie di proposte operative per favorire la diffusione delle conoscenze sul fumo passivo come fattore di rischio per la salute e per fornire raccomandazioni volte a rafforzare la protezione dal fumo passivo in ambienti aperti e in particolari ambienti confinati. “Le normative sul divieto di fumo in aree esterne” si legge “sono limitate. Tuttavia, gli studi che ne hanno analizzato l’attitudine pubblica sembrano evidenziare un crescente interesse favorevole, dimostrato sia dai non-fumatori sia dai fumatori. Uno studio che ha analizzato 68 leggi di 48 paesi appartenenti alla regione europea dell’OMS, che riguardavano 1.758 aree esterne, ha evidenziato che nel 3,1% delle aree esterne era specificato il divieto totale di fumo, nel 2,5% il fumo era consentito in aree esterne dedicate, nel 37,5% il fumo era consentito ovunque e nel 56,9% il fumo non era regolamentato”. Inoltre “una revisione delle indagini (dal 1988 al 2007) sull’attitudine pubblica verso il divieto di fumo nelle aree esterne ha evidenziato che la maggior parte dell’opinione pubblica è favorevole a restrizioni del fumo in vari ambienti esterni, e questa opinione sembra rafforzarsi nel tempo. Tra le motivazioni sono comprese: il controllo dei rifiuti da sigaretta, fornire modelli positivi di comportamento senza fumo per i giovani, ridurre le opportunità di fumo per i giovani, evitare l’esposizione al fumo passivo. Una revisione di 89 indagini, condotte tra il 1993 e il 2014, ha evidenziato che l’opinione favorevole al divieto di fumo prevalente per i giardini delle scuole (57- 95%), i parchi gioco (89-91%), gli ingressi degli edifici (45-89%) e più bassa per le aree esterne ai luoghi di lavoro (12-46%) e i marciapiedi (31-49%). I dati hanno dimostrato inoltre una tendenza nel tempo all’aumento dell’opinione favorevole al divieto. La grande maggioranza della popolazione italiana è favorevole al divieto di fumo in aree esterne. Il 64,6% degli italiani sostiene le politiche antifumo nei parchi pubblici, il 68,5% negli stadi sportivi, il 62,1% nelle spiagge, l’85,9% nei cortili delle scuole ed il 79,9% nelle aree esterne circostanti gli ospedali. Tra i fumatori, le stime corrispondenti sono 32,9% per i parchi, 38,2% per gli stadi, 31,2% per le spiagge, 67,6%per le scuole e 55,3% per gli ospedali. Secondo l’indagine DOXA – Istituto Superiore di Sanità 2016- il 72,7 % degli adulti italiani e il 52,6 % dei fumatori si dichiara favorevole alla introduzione del divieto di fumo negli spazi aperti degli ospedali. Il divieto di fumo negli spazi esterni degli ospedali in Europa” si legge nel documento “è già legge in alcune realtà quali Scozia e Irlanda. In Italia, oltre al divieto di fumo nelle pertinenze esterne dei reparti ospedalieri di neonatologia, ostetricia e pediatria, introdotto dal Dlvo 6/2016, la Regione Emilia Romagna ha vietato il fumo negli spazi esterni degli ospedali (LR 17 del 2007) e un numero crescente di ospedali sta vietando il fumo anche nelle pertinenze esterne con un proprio regolamento”. Secondo Gard “l’estensione del divieto di fumo dovrebbe essere accompagnata da un maggiore impegno per il controllo del tabagismo (dalla prevenzione dell’iniziazione, alla tutela dal fumo passivo al supporto alla cessazione) da parte degli operatori sanitari che attualmente, secondo gli ultimi dati Passi mostrano un’attenzione troppo bassa al problema; infatti, solo il 50% dei fumatori dichiara di aver ricevuto il consiglio di smettere di fumare da un medico o da un operatore sanitario”.

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