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Salute nelle città: ai primi cittadini italiani un appello per migliorarla

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A Vicenza alla 34ma Assemblea nazionale Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, il simposio “Promuovere la salute nelle città come bene comune”.

Si torna a parlare di salute nelle città e questa volta direttamente con i primi cittadini, in occasione della 34ma Assemblea nazionale Anci, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani in svolgimento a Vicenza, con la presentazione della “Lettera aperta ai Sindaci italiani per promuovere la salute nelle città come bene comune”. A loro infatti è rivolto l’invito ad attivarsi nel creare reti di collaborazione pubblico-privato, mettere in atto politiche urbane che abbiano come priorità la salute dei cittadini, impegnarsi nel prevenire le malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, che costituiscono la “nuova epidemia urbana”, come sempre l’Oms definisce questo fenomeno. La lettera – condivisa e firmata da Andrea Lenzi, Presidente Health City Institute, Roberto Pella, Vice presidente vicario Anci, in rappresentanza del Gruppo di lavoro dell’associazione su “Urban health”, Enzo Bianco, Presidente Consiglio nazionale Anci, Antonio Decaro, Presidente Anci, Simona Arletti, Presidente Rete italiana città sane dell’Oms, Angelo Lino Del Favero, Direttore Generale dell’Istituto Superiore di Sanità, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Giovanni Malagò, Presidente Coni e Walter Ricciardi, Presidente Istituto superiore di sanità – è stata illustrata nel corso della sessione “Promuovere la salute nelle città come bene comune” organizzato nell’ambito dell’Assemblea nazionale Anci in collaborazione con Novo Nordisk, Cities Changing Diabetes, Health City Institute, Federsanità Anci e Sport city 3.0. «Cento anni fa solo il 20% della popolazione mondiale viveva in città. Per la metà del secolo arriveremo al 70% di residenti nelle aree urbane», commenta Roberto Pella. «L’aumento è straordinario, al ritmo di 60 milioni di persone che ogni anno si spostano da ambienti rurali verso le città, soprattutto nei Paesi a medio reddito. Non solo, le proiezioni mostrano che nei prossimi 30 anni la crescita globale avverrà virtualmente soltanto nelle aree urbane. Ma se oggi circa il 10% della popolazione urbana vive in megalopoli, con oltre 10 milioni di abitanti, ormai presenti in ogni angolo del pianeta, saranno soprattutto le città più piccole a sostenere la quota maggiore di incremento», continua Pella. Nell’Unione europea, fatta eccezione per la Francia, le aree urbane tendono a registrare incrementi demografici più elevati a causa del saldo migratorio. In Italia, quasi 4 cittadini su 10 risiedono nelle 14 città metropolitane. «Lo spostamento verso le aree urbane è caratterizzato da cambiamenti sostanziali dello stile di vita rispetto al passato: cambiano le abitudini, i lavori sono sempre più sedentari, l’attività fisica diminuisce», sostiene Andrea Lenzi. «Fattori sociali, questi, che rappresentano un potente volano per le cosiddette malattie della società del benessere: obesità e diabete». Ciò è sostanziato dai fatti, che vedono crescere in maniera esponenziale nel mondo il numero di persone obese o con diabete, vicino alla soglia del mezzo miliardo, con – già oggi – 250 milioni di persone con diabete, due terzi del totale, vivere nelle città, secondo Idf-International diabetes federation. Per analizzare il contesto economico-sanitario, sociologico, clinico-epidemiologico e politico-sanitario e per studiare i determinanti della salute nelle città, nel 2015 è nato in Italia l’Health City Institute, un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da Ministero della salute, Istituto superiore di sanità, Università di Roma “Tor Vergata”, Istat e Censis.  Health City Institute ha messo a punto, nel 2016, il manifesto “La Salute nelle città: bene comune”, che si propone di offrire alle istituzioni e alle amministrazioni locali spunti di riflessione per guidarle nello studio di questi determinanti nei propri contesti urbani e fare leva su di essi per mettere a punto strategie per migliorare gli stili di vita e la salute del cittadino. Il documento venne presentato ad Anci, che volle condividerne lo spirito e le finalità, agendo consapevolmente. Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha infatti modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione. La configurazione attuale delle città e, più in generale l’urbanizzazione, presentano per la salute pubblica e individuale tanti rischi, ma anche molte opportunità. Se infatti le città sono pianificate, ben organizzate e amministrate coscientemente, si può dare vita ad una sinergia tra Istituzioni, cittadini e professionisti in grado di migliorare le condizioni di vita e la salute della popolazione. In conclusione, nella lettera ai primi cittadini viene rivolto questo appello: “Abbiamo bisogno di avere come obiettivo prioritario che la salute nelle città sia un bene comune. In caso contrario, la salute di milioni di abitanti delle nostre città è in gioco. Aiutateci a sostenere, promuovere e sottoscrivere il Manifesto della salute nelle Città, quale strumento per migliorare la qualità di vita di tutti i cittadini e in particolare delle generazioni future”.

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