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Diabete, Amd: ne soffrono oltre 1,5 milioni di italiane. Donne più vulnerabili e a rischio maggiore di complicanze

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Il diabete nelle donne risulta più aggressivo e resistente alle cure, come confermano recenti ricerche promosse dall’Associazione Medici Diabetologi. 

Sono 3,2 milioni gli italiani – oltre 1 milione e mezzo le donne – colpiti dalla “malattia del sangue dolce”, che assorbe il 10% dei costi a carico del nostro Servizio Sanitario, in gran parte dovuti alle complicanze legate alla malattia. Complicanze che, come conferma anche una recente analisi del Gruppo Donna di AMD (Associazione Medici Diabetologi), sarebbero più frequenti e più serie nel sesso femminile. E proprio il tema donne e diabete è al centro della Giornata Mondiale 2017 dedicata alla patologia, che si celebra oggi, con un’attenzione particolare riservata al diabete gestazionale, ossia quella forma che può insorgere nel corso della gravidanza. «Nella popolazione femminile – spiega Domenico Mannino, Presidente dell’Associazione Medici Diabetologi – il diabete è tra le principali cause di mortalità. In tutto il mondo, si contano 199 milioni di donne colpite dalla malattia; le pazienti con diabete di tipo 2 hanno un rischio 10 volte più elevato di sviluppare patologie cardiovascolari. Questa maggiore predisposizione femminile alle complicanze legate al diabete è stata confermata anche dagli studi realizzati da AMD che, da decenni, con i suoi Annali, registra i dati di un ampio numero di pazienti italiani osservati in condizioni ‘real life’, ossia nella vita quotidiana». In particolare, una ricerca condotta dal Gruppo Donna di Amd su oltre 450.000 assistiti, con diabete di tipo 1 e 2, in cura presso un terzo dei servizi diabetologici dello Stivale, ha evidenziato notevoli differenze di genere in termini di risposta alle terapie. “In tutte le fasce d’età, le donne” afferma Amd “hanno maggiori difficoltà nel mantenere il controllo glicemico e il profilo lipidico è decisamente peggiore rispetto a quello degli uomini. Anche le complicanze cardiovascolari sarebbero più frequenti: l’infarto colpisce infatti le pazienti con glicemia elevata più spesso e in maniera più seria, con un tasso di mortalità più alto. A spiegare questa particolare “aggressività” del diabete in rosa vi sono probabilmente le differenze biologiche legate al diverso assetto ormonale nelle varie fasi di vita della donna ma anche una diversa risposta ai farmaci”. «È dunque fondamentale – continua Mannino – diffondere una maggiore sensibilizzazione sul tema donna e diabete, allo scopo di promuovere una medicina sempre più attenta alle differenze di genere e, al tempo stesso, stimolare la popolazione femminile ad avere più cura di sé, adottando sani stili di vita e sottoponendosi regolarmente ai dovuti controlli, anche nel corso della gravidanza». “Il diabete gestazionale” evidenzia Amd “rappresenta, in effetti, un problema piuttosto comune nelle donne in attesa. Secondo un recente studio, interesserebbe circa il 7-10% delle future mamme, soprattutto se obese o in sovrappeso: diagnosticarlo precocemente e monitorarlo è essenziale, perché la sua presenza aumenta il rischio di parti prematuri, cesarei o malformazioni fetali. In più, il 35% delle donne che lo hanno contratto in gravidanza è a rischio di sviluppare un diabete di tipo 2 nei 5-10 anni successivi al parto”. «Al centro della campagna promossa quest’anno per la Giornata Mondiale del diabate c’è il diabete gestazionale, la complicanza più frequente che si riscontra nelle donne in attesa», commenta Patrizia Li Volsi, Coordinatrice del Gruppo Donna di Amd. «Alla luce dell’aumento dell’incidenza e prevalenza di diabete e obesità a livello mondiale ed italiano, è necessario incrementare la consapevolezza del legame tra iperglicemia in gravidanza e rischio per la salute futura sia della madre sia del neonato. Le donne devono essere opportunamente informate sull’importanza di seguire una corretta alimentazione e svolgere regolare attività fisica, non solo per contrastare lo sviluppo futuro di diabete di tipo 2 ma per prevenire problemi al nascituro. Alla diagnosi di diabete gestazionale, inoltre, dev’essere garantita alla futura mamma la presa in carico congiunta di un team multiprofessionale, che le garantisca l’inserimento in un Percorso Assistenziale Integrato. Investire sulla salute della donna permette di migliorare la salute delle generazioni successive e ridurre l’incidenza di diabete nel mondo». Con l’obiettivo di favorire un attento monitoraggio e una migliore gestione anche del diabete che insorge nelle mamme in attesa, Amd farà partire a breve un ampio studio multicentrico randomizzato, avvalendosi degli strumenti che oggi offrono le tecnologie digitali. «Coinvolgeremo 1.000 pazienti, uomini e donne, con diabete di tipo 2 o diabete gestazionale», conclude Mannino. «Lo scopo che ci prefiggiamo con questo studio, uno dei più ampi al mondo sulla telemedicina, è quello di valutare in concreto i benefici offerti dall’impiego di un sistema di telecare per il controllo del rischio metabolico e cardiovascolare».

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