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Alzheimer, La Società Italiana di Neurologia esprime soddisfazione per l’avvio del progetto Interceptor

sin neurologia

«Un progetto di grande rilevanza scientifica e sociale che permetterà di avere importanti informazioni sulle persone affette da Mild Cognitive Impairment destinate ad ammalarsi di Alzheimer. Il progetto rappresenta un’iniziativa significativa per tutte le persone a rischio di sviluppare questa patologia e per tutta la popolazione dei neurologi italiani che si occupa di diagnosi, terapia e assistenza di persone con Malattia di Alzheimer». È il commento di Gianluigi Mancardi, Presidente Sin e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova sull’avvio del progetto Interceptor, modello di identificazione della popolazione a rischio di Alzheimer che valuterà chi potrà usufruire dei futuri farmaci contro la malattia, a cui sta lavorando dall’inizio dell’anno il Tavolo di Lavoro voluto dal Ministro Beatrice Lorenzin e coordinato da Mario Melazzini dell’Aifa che ha incluso componenti provenienti da enti istituzionali (Aifa, Ministero Salute, Istituto Superiore di Sanità), Società Scientifiche (Società Italiana di Neurologia, SINdem – Associazione Autonoma aderente alla Sin per le demenze, Società Italiana di Geriatria), Irccs (Fatebenefratelli Brescia, Besta di Milano e Inrca di Ancona), il Policlinico Universitario Fondazione A. Gemelli, e Associazioni Famigliari (Associazione Italiana Malati di Alzheimer). «In questo ultimo anno di lavoro – afferma il Prof. Paolo Maria Rossini, esponente del Tavolo di Lavoro e Direttore dell’Istituto di Neurologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma –   abbiamo messo a punto il Modello Organizzativo INTERCEPTOR con l’obiettivo di intercettare le forme “prodromiche” di Alzheimer nella fase precocissima. INTERCEPTOR mira a identificare quale sia il “marcatore” o l’insieme di “marcatori” (cioè di analisi ed esami strumentali da affiancare alle batterie di test neuropsicologici) con il miglior rapporto costi/benefici, che equivale a dare una prognosi la più precisa possibile, essere non-invasivi (ovvero non pericolosi), essere disponibili sul territorio nazionale e avere un costo sostenibile per il Sistema Sanitario Nazionale».

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