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Infanzia e Adolescenza: 10 le criticità segnalate dall’Autorità Garante

bambini

Dall’emergenza educativa alla crescita delle povertà minorili, dai problemi legati alla salute mentale degli adolescenti fino ai livelli essenziali delle prestazioni. Presentata la Relazione al Parlamento 2017.

«Parlare di salute mentale in adolescenza significa parlare di quella fascia di adolescenti invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili». È quanto ha affermato l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, che ha presentato lo scorso 13 giugno a Palazzo Madama la relazione annuale al Parlamento 2017. La Garante Albano ha tracciato un bilancio delle attività svolte ed evidenziato tra gli altri alcuni temi su cui richiamare l’attenzione delle istituzioni e del mondo degli adulti. Dieci le criticità segnalate, accompagnate da altrettante proposte. Tra le fragilità sulle quali ha posto l’accento l’Autorità garante c’è infatti proprio la salute mentale degli adolescenti, che è stata al centro di una ricerca condotta dalla Consulta delle associazioni sfociata, poi, in uno studio e in una serie di raccomandazioni. «Sono emerse serie criticità – osserva la Garante Albano – come la solitudine delle famiglie, l’esigenza di diagnosi precoci e di prese in carico tempestive. E ancora: il bisogno di continuità tra terapie residenziali e territoriali, tra minore e maggiore età e, infine, la carenza di posti letto nei reparti di neuropsichiatria infantile». Contenuto in un volume di oltre 200 pagine, il testo della relazione si apre con le iniziative sul piano internazionale ed europeo dell’Autorità, che – tra le altre – nel 2017 ha inviato per la prima volta al Comitato delle Nazioni unite il parere sul rapporto del Governo italiano sull’applicazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. A seguire le 10 criticità segnalate dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza:
1. Affrontare l’emergenza educativa e introdurre la mediazione come materia scolastica 
«Numerosi segnali – osserva la Garante – denunciano l’emergere di una serie di criticità nell’esercizio del ruolo educativo dei genitori. Adolescenti sempre più soli, bambini che chiedono di essere ascoltati e di giocare, utilizzo non consapevole dei social media, adulti sempre più distratti o assenti rappresentano indizi di una vera e propria emergenza educativa». «È necessario avviare un percorso che valorizzi l’ascolto, la partecipazione e la costruzione dell’autonomia dei ragazzi. I genitori condividano più tempo ‘di qualità’ con i figli». «La realtà quotidiana – prosegue la Garante – ci consegna storie di violenza messa in atto da adolescenti, bullismo anche nei confronti degli adulti, fatti che reclamano un intervento preventivo. Per combattere e prevenire il bullismo e il cyberbullismo ho proposto che venga introdotta la mediazione come materia scolastica. Occorre far crescere la cultura della mediazione: solo attraverso di essa possiamo fondare una società più equa e pacifica, improntata alla reciproca comprensione e alla responsabilità».
2. Attivare una regia contro le povertà minorili che crescono
Denunciate dall’Autorità garante Filomena Albano, inoltre, le condizioni di povertà assoluta che coinvolgono i minorenni in Italia. «Le statistiche – osserva la Garante – ci dicono che in questi anni la povertà è cresciuta soprattutto nelle famiglie con bambini e aumenta nelle famiglie con tre o più figli minorenni». Secondo gli ultimi dati disponibili dell’Istat, poi, la povertà assoluta è passata in un anno dal 18,3% al 26,8% proprio tra queste famiglie, coinvolgendo quasi 138 mila famiglie e più di 814 mila persone. Essa aumenta anche tra i minori, passando da 10,9% a 12,5%: si tratta di un milione e 292 mila under 18 (rilevazione 2016). La povertà economica si riflette sulle povertà educative. Contro le povertà l’Autorità ha chiesto a Governo, Regioni ed enti locali una regia unitaria delle misure pubbliche e private, nazionali e locali, accompagnata da una capillare rete di servizi territoriali, allo stato carente, per costruire insieme una visione strategica di lungo periodo.
3. Definire livelli essenziali delle prestazioni dei diritti civili e sociali uniformi in tutta Italia
«Tra le lacune perduranti nel sistema di protezione dell’infanzia c’è anche la mancata individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei minorenni» ricorda la Garante. «La Costituzione prevede siano garantiti su tutto il territorio nazionale. È compito dello Stato definirli. Non si può più derogare a questa che diventa una delle principali priorità per garantire uguaglianza e pari opportunità alle persone di minore età. I diritti o sono di tutti o sono di nessuno. Per questo, proseguendo un’attività iniziata dall’Autorità nel 2015 è stato avviato un ulteriore percorso di definizione e implementazione di primi livelli essenziali che faccia da stimolo al Parlamento e al Governo».
4. Prevenire e contrastare le violenze sui minorenni
Tra le criticità segnalate dall’Autorità c’è poi la mancanza di un sistema di rilevazione dei dati in grado di fornire una fotografia completa di tutte le forme di violenza ai danni dei minorenni. «Non esistono a livello nazionale dati certi che permettano di quantificare tale realtà e delinearne i contorni» osserva la Garante Albano. «Solo la conoscenza del fenomeno sotto l’aspetto quantitativo e qualitativo consentirà interventi mirati di prevenzione e contrasto nonché più efficaci azioni di assistenza e sostegno dei minorenni maltrattati». Il problema è complesso perché coinvolge le competenze di numerosi soggetti. L’Autorità, per questo, si è proposta come interlocutore comune nella valutazione dei diritti in campo. Di fronte poi al sommerso presente nei casi di abusi nei confronti delle persone di minore età l’Autorità ha promosso la traduzione in italiano del libretto esplicativo del video del Consiglio d’Europa “Tell someone you trust” (Dillo a qualcuno di cui ti fidi) per sollecitare i più piccoli a non provare vergogna e a confidarsi.
5. Nominare quanto prima i tutori volontari e distribuire uniformemente sul territorio i minori stranieri non accompagnati
Su 4.115 aspiranti tutori volontari 1.166 risultano inseriti negli elenchi dei tribunali per i minorenni dopo esser stati formati e aver confermato la propria disponibilità. «Dal monitoraggio in atto sono state comunicate all’Autorità dai tribunali le nomine di 258 tutori. Siamo in una fase iniziale del monitoraggio e stiamo strutturando una banca dati che consentirà una rilevazione puntuale» afferma la Garante Filomena Albano. «Se però i tutori non vengono nominati tempestivamente e non viene creata attorno a loro una rete di supporto – compresi polizze per la responsabilità civile, permessi sul lavoro e rimborsi spese – si rischia di vanificare la disponibilità data da cittadini che rappresentano un modello di solidarietà sociale da valorizzare. Si rischia soprattutto di non dare attuazione ai diritti universali di infanzia e adolescenza. Perché senza una famiglia, senza adulti fidati di riferimento, questi minorenni sono i più vulnerabili tra i vulnerabili: più di 9 su 10 dei ragazzi scomparsi in Italia, ad esempio, sono minori stranieri non accompagnati». Le nomine dei tutori permetterebbero di attivare un controllo diffuso sulle condizioni di vita dei ragazzi, anche contro un’eventuale marginalizzazione sociale e i rischi di devianza, oltre a dare loro opportunità di integrazione. C’è da intervenire pure su altri aspetti: il numero dei minori stranieri non accompagnati sta diminuendo (da 18.300 di dicembre 2017 a poco più di 13.400 a fine aprile), ma continuano a essere concentrati per il 42% in Sicilia. «Occorre pertanto un’uniforme distribuzione sul territorio nazionale». La permanenza nei centri di prima accoglienza va oltre i 30 giorni di legge, le questure non adottano prassi uniformi nel rilascio dei permessi di soggiorno chiedendo magari un passaporto a chi non lo ha. «Vanno emanati i decreti attuativi di adeguamento della legge 47 del 2017, nonché quello per regolamentare le procedure di colloquio e va adottato il protocollo per uniformare le modalità di accertamento dell’età dei ragazzi» ha concluso la Garante Albano, che ha chiesto risorse per finanziare i percorsi di autonomia dei ragazzi divenuti maggiorenni e sostenerne l’integrazione sociale e lavorativa.
6. Garantire diritti e affetti ai ragazzi fuori dalla famiglia di origine
Vanno attuate le linee guida per il diritto allo studio elaborate lo scorso anno dall’Autorità in collaborazione con il Miur per agevolare l’iscrizione in corso d’anno, la scelta delle classi e i trasferimenti di alunni e alunne in affido familiare o in comunità «per garantire la continuità negli studi a chi non ha avuto continuità nella vita familiare». Attenzione anche ai ragazzi fuori famiglia che diventano maggiorenni e per questo escono dal percorso di protezione. I ragazzi, riuniti nel “Care Leavers Network”, hanno rappresentato l’esigenza di poter completare gli studi, cercare casa o un lavoro una volta maggiorenni. Infine nel 2017, grazie a uno studio della Consulta delle associazioni e delle organizzazioni, sono state rilevate le difficoltà nel garantire, in Italia, la tutela della continuità degli affetti dei minorenni in affido familiare. A questo proposito l’Autorità ha formulato raccomandazioni affinché adottino prassi uniformi.
7. Aiutare i figli di genitori separati: la risorsa dei “gruppi di parola”
«Nei piani per l’infanzia e per la famiglia attualmente in elaborazione nei rispettivi Osservatori nazionali va introdotta la misura strutturale dei ‘gruppi di parola’ che rappresentano una risorsa per i figli di genitori separati» afferma la Garante Albano. «Si tratta di interventi in cui i bambini e i ragazzi possono parlare, condividere pensieri ed emozioni, individuare le risorse per superare il ‘lutto’ della separazione attraverso il gioco, il disegno e altre attività con l’aiuto di professionisti specializzati». L’Autorità garante sta sostenendo la diffusione dei gruppi di parola in Italia e sta elaborando una ‘Carta dei diritti dei bambini nella separazione’.
8. Affrontare i problemi legati alla salute mentale degli adolescenti
«Parlare di salute mentale in adolescenza significa parlare di quella fascia di adolescenti invisibili, poco intercettati e particolarmente vulnerabili» dice la Garante Albano. Tra le fragilità sulle quali ha posto l’accento l’Autorità garante c’è infatti proprio la salute mentale degli adolescenti, che è stata al centro di una ricerca condotta dalla Consulta delle associazioni sfociata, poi, in uno studio e in una serie di raccomandazioni. «Sono emerse serie criticità – osserva la Garante Albano – come la solitudine delle famiglie, l’esigenza di diagnosi precoci e di prese in carico tempestive. E ancora: il bisogno di continuità tra terapie residenziali e territoriali, tra minore e maggiore età e, infine, la carenza di posti letto nei reparti di neuropsichiatria infantile».
9. Introdurre in Italia un ordinamento penitenziario minorile
«C’è da colmare una lacuna, quella dell’introduzione di un ordinamento penitenziario minorile» ha detto la Garante. «Sulla scorta degli incontri effettuati nel 2017 negli istituti penali per minorenni di Nisida e Casal del Marmo, sono state rilevate alcune esigenze nell’interesse delle persone di minore età». La prima è quella di assicurare ai ragazzi progetti educativi individualizzati, sia per chi compie un percorso in istituto di pena sia per chi è sottoposto a misure all’esterno. È stato avviato un monitoraggio in tutta Italia per ascoltarli. «Inoltre è opportuno attivare una rete sul territorio per favorire il reinserimento dei ragazzi. Infine – ha concluso l’Autorità – è auspicabile che le misure penali siano eseguite nel luogo di vita, qualora ciò sia possibile e funzionale al percorso dei minorenni, per poter preservare i legami affettivi».
10. L’Autorità va ascoltata su atti e sulla formazione delle leggi in materia di infanzia e adolescenza
Sulla scorta delle attività di ascolto “istituzionale” dei bambini e dei ragazzi presenti in Italia, l’Autorità garante ha realizzato nel 2017 studi e progetti che hanno portato alla formulazione di pareri e raccomandazioni alle autorità e agli adulti affinché i bisogni dei minorenni possano divenire diritti concreti. «Allo stato, però – ha rilevato la Garante Albano – mancano forme strutturate di consultazione dell’Autorità durante la formazione degli atti normativi in materia di infanzia e adolescenza. E così, come previsto dalla legge istitutiva, i pareri sono rimessi all’iniziativa della stessa Autorità». Tutto ciò segna profondamente il modo di agire dell’Autorità garante e comporta uno sforzo enorme non solo per conoscere le azioni avviate dagli altri soggetti, ma anche per esercitare i poteri di cui è titolare. «Auspico – ha affermato la Garante Albano – che venga previsto l’obbligo di richiesta di parere all’Autorità sia sugli atti normativi che si adottano che sugli atti di amministrazione attiva volti a definire le politiche dell’infanzia e dell’adolescenza». Chiesta anche l’assegnazione di personale stabile (gli addetti sono tutti in posizione di comando) perché l’Autorità possa operare con indipendenza e compiutamente.

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