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«L’Italia è diventata il primo produttore di farmaci dell’Unione Europea»

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Il Presidente di Farmindustria Scaccabarozzi all’Assemblea Pubblica: «Abbiamo concorso ad alimentare l’innovazione nazionale e siamo tra i protagonisti del made in Italy». I 40 anni delle imprese del farmaco in Italia tra ricerca, terapie e cura delle persone.

«Nel 2018 festeggiamo i 40 anni di Farmindustria. E lo facciamo con una buona notizia per il Paese: L’Italia è diventata il primo produttore di farmaci dell’Unione Europea. Con 31 miliardi di euro abbiamo superato la Germania e tutti gli altri grandi paesi UE, grazie a una produzione di qualità che ha saputo calamitare nuovi investimenti e grazie all’orientamento all’esportazione delle nostre imprese». È quanto ha affermato Massimo Scaccabarozzi, Presidente di Farmindustria, nella sua relazione in occasione dell’Assemblea Pubblica in corso a Roma presso l’Auditorium della Conciliazione. «Siamo i primi in Europa – ha sottolineato il presidente di Farmindustria – per produzione farmaceutica, grazie al vero e proprio traino dell’export. Un successo made in Italy che dimostra la qualità del nostro sistema Paese. E che ha ricadute importanti: maggiore occupazione, soprattutto per i giovani; più investimenti che creano valore sul territorio; sinergie con l’indotto e le Università; sviluppo degli studi clinici che fanno crescere la qualità delle cure e portano al Servizio Sanitario Nazionale importanti risorse». «Abbiamo dimostrato sul campo – ha detto Scaccabarozzi – di essere una freccia nell’arco del Sistema Italia. E possiamo ancora esserlo attraverso una partnership con le Istituzioni per risolvere i problemi urgenti e fondare una governance di lungo respiro. Siamo disponibili a contribuire con proposte concrete allo sviluppo del Paese. Come abbiamo sempre fatto. E come vogliamo continuare a fare». «Le nostre imprese – ha aggiunto Scaccabarozzi – continuano a credere nel Paese. Nel 2017 abbiamo investito complessivamente 2,8 miliardi: uno e mezzo in Ricerca e un miliardo e trecento milioni in impianti produttivi, un valore aumentato del 20% in cinque anni. Siamo tra i primi tre settori manifatturieri per investimenti nella ricerca e il primo in assoluto in rapporto agli addetti. Investimenti che hanno aumentato la capacità competitiva delle aziende portandole a essere leader per crescita in Europa e tra tutti i settori in Italia. In 10 anni le nostre esportazioni sono più che raddoppiate. Risultati che spiegano il 100% dell’aumento della produzione. È un incremento che dipende sia dalle imprese internazionali, che esportano più del 90% delle loro produzioni, sia da quelle nazionali che con la crescita all’estero hanno rafforzato la presenza delle attività nel Paese. Ossia il contrario della delocalizzazione. Dal 1991 a oggi siamo passati dal 57° al 4° posto per export tra tutti i settori e oggi nella classifica nazionale dei poli tecnologici per export i primi due sono farmaceutici: Lazio e Lombardia. La farmaceutica rappresenta il 55% dell’export hi-tech dell’intero Paese. Siamo anche uno dei settori industriali che crea sempre più posti di lavoro. Il costante aumento della produzione e dell’export porta con sé l’aumento dell’occupazione. Negli ultimi due anni l’industria farmaceutica è il settore italiano che, tra quelli dell’industria manifatturiera, ha aumentato di più i propri addetti: 4,5% rispetto all’1,3% della media. Nel 2017 gli addetti farmaceutici sono stati 65.400, il 93% dei quali con contratto a tempo indeterminato.  Sono 1.000 in più rispetto all’anno precedente, grazie a oltre 6.000 nuovi assunti all’anno dal 2014 al 2017. Tra i settori industriali italiani, siamo quello con gli addetti più qualificati, perché sono al 90% diplomati o laureati, e con il più alto livello di produttività, tre volte la media del totale dell’economia. Altro punto di forza è il numero dei giovani: vitali per le attività delle imprese. Secondo l’Inps in due anni gli addetti under 35 nella farmaceutica sono cresciuti del 10%, rispetto al 3% del totale dell’economia. Metà degli addetti in più di questi anni è fatta da giovani. E dei nuovi assunti under 35, tre su quattro hanno avuto contratti a tempo indeterminato». E sulla proposta di legge presentata in Parlamento, sulla scia del Sunshine Act statunitense, intesa a regolare i rapporti fra Medici e imprese il Presidente di Farmindustria ha voluto sottolineare «Da molti anni il settore si è dotato di un Codice deontologico fra i più rigorosi in Europa in materia. Con una certificazione annuale obbligatoria affidata ad enti terzi accreditati. Chi non garantisce questo requisito è fuori dall’Associazione. E dal 2016 Farmindustria, rinforzando ulteriormente le norme esistenti, ha adottato anche il Disclosure Code, il Codice sulla Trasparenza introdotto a livello europeo dalla nostra Federazione, l’EFPIA, che obbliga le aziende a rendere pubblici, e quindi consultabili, i dati sulle collaborazioni con i Medici e le loro organizzazioni. Un’iniziativa responsabile, fortemente voluta dalle imprese, che ha trovato ampio consenso tra i Medici che hanno risposto affermativamente alla richiesta di pubblicare in chiaro sui siti aziendali i rapporti intercorrenti con le aziende nel rispetto delle norme. Tra tutti i Paesi europei, l’Italia è quello che ha il più alto numero di adesioni alla pubblicazione. Un nuovo primato quindi che dimostra la reale volontà di trasparenza». Secondo il Presidente la sostenibilità delle nuove terapie rappresenta la più grande sfida per la salute dei Pazienti, «perché siamo – ha detto Scaccabarozzi – di fronte ad uno tsunami della Ricerca, con 15.000 nuovi medicinali in arrivo per patologie anche molto gravi, che sta trasformando il tradizionale concetto di farmaco come prodotto in quello di farmaco come processo. In questa situazione non si può usare la stessa cassetta degli attrezzi utilizzata quando l’innovazione era più lenta e non travolgente come quella attuale. La costituzione di un fondo per i farmaci innovativi voluta dal precedente Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, è uno strumento che va nella direzione giusta consentendo la cura con nuove terapie per molti Pazienti malati, ad esempio, di tumore e di epatite C».

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