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Sanità, Corte dei Conti: Nonostante i progressi persistono aree di ritardi e inefficienze

spesa sanitaria

Per la sanità i dati del 2017 confermano il buon risultato economico delle misure di controllo messe in campo in questi anni. Risultati positivi che, tuttavia, sono stati raggiunti anche a fronte di una riduzione (in media il 5 per cento lo scorso anno) degli investimenti in infrastrutture e tecnologie, e di una conseguente elevata obsolescenza delle apparecchiature a disposizione. Significativi i progressi nella gestione. Rimangono, tuttavia, aperti diversi fronti: la governance farmaceutica,  lo sblocco del turn-over, le modalità di compartecipazioni alla spesa. Permangono infine forti differenziali Nord-Sud nella qualità e nella disponibilità dei servizi.

È quanto rileva il Rapporto 2018 sul Coordinamento della Finanza Pubblica della Corte dei Conti presentato oggi a Palazzo Montecitorio. “Gli ultimi dati sulla spesa sanitaria nel 2017 confermano – si legge nel documento – i risultati positivi degli interventi volti a garantire un equilibrio finanziario che, con risorse pressoché stabili, cerca di rispondere ai bisogni crescenti che provengono da cronicità e non autosufficienza. Tra 2013 e 2017 1a spesa SSN è cresciuta in media dello 0,9 per cento ogni anno in termini nominali, tasso inferiore alla crescita del prodotto (1,3 per cento in media nel periodo). Tutte le regioni si trovano in sostanziale equilibrio finanziario una volta contabilizzate le entrate fiscali regionali a copertura della spesa sanitaria. Continua ad essere consistente il contributo della spesa del personale al mantenimento di un profilo di crescita della spesa complessiva molto limitato: in riduzione fino al 2016 (la flessione in termini nominali è 6 punti percentuali tra 2010 e 2016), conosce una solo lieve ripresa nel 2017 in attesa del rinnovo dei contratti. Positivo l’andamento anche delle altre voci di spesa del SSN. Esse decrescono, come la farmaceutica convenzionata e gli altri servizi sanitari, o sono sostanzialmente stabili, come nel complesso appaiono le prestazioni rese dai privati accreditati. L’unica voce in significativo aumento è la spesa per beni e servizi, che risente soprattutto della crescita della spesa farmaceutica ospedaliera e di quella per i dispositivi medici. Si continua, tuttavia, a contrarre la spesa per investimenti infrastrutturali e tecnologici. Anche nel 2017 si registra una flessione di oltre il 5 per cento dei pagamenti: alla riduzione si accompagna la conferma di un tasso medio di obsolescenza delle tecnologie a disposizione nelle strutture pubbliche e accreditate. Come si evince dal recente il Rapporto del Ministero della salute, nonostante il lieve miglioramento rispetto al 2016, circa un terzo delle apparecchiature è operativo da più di 10 anni e la diffusione di queste tecnologie presenta rilevanti differenze tra aree territoriali”. Significativi per la Corte dei Conti, i progressi nella gestione: “dall’approvazione del nuovo Patto della Salute e la revisione dei LEA, al riordino del sistema di assistenza ospedaliera e i Piani di rientro per gli ospedali e aziende sanitarie, alla predisposizione del Piano nazionale cronicità e di quello per la prevenzione vaccinale, alla normativa in tema di responsabilità professionale e alle misure per la sicurezza alimentare”. “Rimangono, tuttavia – evidenzia la Corte dei Conti anche nella presentazione del Rapporto 2018 sul Coordinamento della Finanza Pubblica – aperti diversi fronti: la governance farmaceutica, per la quale si tratta di rivedere gli strumenti a disposizione per garantire la sostenibilità della spesa a partire dal payback e dalla negoziazione del prezzo dei farmaci, alle procedure di approvazione dei nuovi farmaci da velocizzare; lo sblocco del turn-over, per garantire il necessario livello di qualità del servizio; le modalità di compartecipazioni alla spesa: nella specialistica ambulatoriale, stenta, ad esempio, a trovare risposta il problema delle liste d’attesa che, insieme a tariffe e ticket disincentivanti, porta alla diminuzione dei volumi coperti dal servizio pubblico; (ad oggi, il 95 per cento della spesa ospedaliera è coperta dal pubblico, ma solo il 60 per cento della spesa per prestazioni ambulatoriali e il 46 per cento della riabilitazione ambulatoriale). Nonostante i progressi persistono aree di ritardi e inefficienze. Se la diminuzione dei ricoveri (scesi a 8,7 milioni nel 2016, con una riduzione dell’11,7 dal 2013) interessa soprattutto quelli a bassa complessità, permettendo di migliorare l’appropriatezza nell’uso delle strutture ospedaliere, la riduzione nell’indicatore di utilizzo dei posti letto segnala, in molti casi, la permanenza di oneri. Al contempo, non sembra si sia riusciti a offrire una risposta adeguata all’integrazione tra assistenza sociale e sanitaria, per poter affrontare al meglio la questione dell’insufficienza dell’assistenza domiciliare e dei bisogni di una popolazione sempre più longeva. Permangono infine forti differenziali Nord-Sud nella qualità e nella disponibilità dei servizi, testimoniati dai più accentuati casi di rinuncia alle cure e dalla crescente incidenza della mobilità sanitaria dal Sud al Nord”.

 

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