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Dispositivi medici per l’autocontrollo del diabete, Anac: Possibili risparmi fino a 215 mln applicando prezzi “efficienti”

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L’indagine dell’Anac: Disparità tra le diverse Regioni, sia nei livelli di assistenza in termini di quantità dispensate che relativamente ai prezzi pagati. Sono infatti stati riscontrati prodotti identici pagati fino a 5-6 volte in più e una spesa per prodotti simili fino a 11 volte maggiore. Nel 2016, la spesa per i dispositivi medici per l’autocontrollo e l’autogestione del diabete mellito è stata di oltre 500 milioni di euro (al netto dell’iva), di cui ben il 76,6% (389,7 milioni di euro), attribuibile alle strisce per il controllo della glicemia. L’analisi dei prezzi unitari pagati per i dispositivi medici sembrerebbe evidenziare un certo grado di inefficienza nel processo di approvvigionamento di alcune Regioni.

A seguito di segnalazioni giunte da alcune associazioni di pazienti, l’Autorità nazionale anticorruzione ha avviato nel 2017 un’indagine conoscitiva sui meccanismi di approvvigionamento dei dispositivi medici per l’autocontrollo e l’autogestione del diabete mellito, per la cui fornitura la spesa complessiva a livello nazionale ammonta a oltre 500 milioni l’anno (strisce per il controllo della glicemia, aghi penna, lancette pungidito e siringhe da insulina). “Ne è emerso – evidenzia l’Anac – un quadro contraddistinto dalla predominante sottrazione dal confronto concorrenziale assicurato dalle procedure ad evidenza pubblica. L’indagine ha anche rivelato una grande disparità tra le diverse Regioni, sia nei livelli di assistenza in termini di quantità dispensate che relativamente ai prezzi pagati. Sono infatti stati riscontrati prodotti identici pagati fino a 5-6 volte in più e una spesa per prodotti simili fino a 11 volte maggiore. In base allo studio, allineando la spesa a un prezzo di riferimento efficiente  – calcolato in base al costo pagato dalle Regioni più “virtuose” – sarebbe possibile conseguire a livello nazionale risparmi oscillanti fra 138 e 215 milioni di euro, pari al 27-42% dell’importo sostenuto attualmente.

La spesa nelle Regioni Italiane

Nel 2016, la spesa per i dispositivi medici è stata di oltre 500 milioni di euro (al netto dell’iva), di cui ben il 76,6% (389,7 milioni di euro), attribuibile alle strisce per il controllo della glicemia. Per le altre tipologie di dispositivi sono stati invece spesi 69,2 milioni di euro per gli aghi per penna, 46,3 milioni per le lancette pungidito, 3,4 milioni per le siringhe da insulina. “La spesa maggiore – evidenzia l’indagine  – è ovviamente imputabile alle Regioni più grandi (in particolare, la Lombardia con 77,9 milioni di euro e il Lazio con 71,1 milioni di euro). Al fine di rendere omogenei i confronti tra le diverse realtà regionali, la spesa annuale è stata pertanto rapportata sia al numero dei pazienti, sia al numero degli abitanti residenti. La scelta di calcolare due diversi indicatori pro capite (per paziente e per abitante) deriva – spiega l’Anac – dalla diversa incidenza percentuale dei diabetici, che non risulta costante a livello regionale e che, si ricorda, si basa su stime del numero di persone che dichiarano di essere affette da diabete”.  Inoltre l’indagine rileva come il costo annuale medio per paziente sia pari a 158,9 euro annui a livello nazionale, ma con elevate differenze a livello regionale. Ad esempio, l’Emilia Romagna spende per ogni diabetico 51,1 euro, mentre la provincia autonoma di Trento spende 303,7 euro e, sulla base dei dati disponibili14, quella di Bolzano spende 317,7 euro (circa 6 volte di più). Dall’indagine inoltre è emerso che ad elevati valori di spesa non è necessariamente associato un livello di assistenza maggiore (in termini di numero più elevato di dispositivi erogati per paziente), “per cui è verosimile ipotizzare, piuttosto, un’inefficienza – afferma l’Anac – nel processo di approvvigionamento, in altri termini prezzi eccessivi di acquisto dei prodotti”.

I risparmi potenzialmente ottenibili riducendo l’inefficienza nel processo di acquisto

“Relativamente al processo di approvvigionamento dei dispositivi medici per l’autocontrollo e l’autogestione del diabete, l’analisi svolta sui prezzi unitari ha evidenziato – sottolinea ancora il rapporto – una significativa differenziazione del livello di efficienza delle diverse Regioni.
Si riscontrano, in particolare, elevate differenze nei prezzi pagati nelle diverse realtà regionali, anche con riferimento a dispositivi identici. Sembrerebbero esserci, pertanto, potenziali ampi margini di risparmio per il loro approvvigionamento, anche limitandosi ad agire sulla sola componente prezzo. Di seguito si rappresentano, senza pretesa di esaustività, alcune possibili stime dei consistenti risparmi ottenibili applicando prezzi ragionevolmente “efficienti”, concretamente praticabili senza incidere sostanzialmente sulla qualità del servizio reso ai diabetici. I risparmi così ottenuti potrebbero pertanto essere utilizzati in vario modo, anche all’interno dello stesso settore oggetto di studio, ad esempio, laddove ritenuto auspicabile, per incrementare i quantitativi dispensati ai diabetici. Una prima stima può esser ottenuta applicando al mercato oggetto del presente lavoro la “logica dei prezzi di riferimento” pubblicati negli ultimi anni dall’Autorità ad alcuni beni e servizi in ambito sanitario e non20. In particolare, per ognuna delle quattro tipologie di dispositivi medici oggetto dello studio, il prezzo benchmark “efficiente” potrebbe esser ipoteticamente calcolato come 25° percentile dei prezzi medi pagati nelle diverse Regioni, in analogia con quanto già fatto per i prezzi di riferimento di alcuni dispositivi medici (siringhe, ovatta di cotone e cerotti) e di alcuni servizi eterogenei (pulizia, ristorazione, lavanolo), elaborati e pubblicati dall’Autorità ai sensi del d.l. 98/2011. In tal caso, laddove le Regioni che presentano prezzi medi superiori a quello “efficiente” così calcolato21, si allineassero a quest’ultimo, è possibile attendersi un risparmio a livello nazionale di oltre il 27%, pari a quasi 140 milioni di euro sui circa 508 complessivi spesi annualmente, come si evince dalla Tabella 7a (pagina 28). Da sottolineare, in particolare, le consistenti economie potenzialmente ottenibili da alcune Regioni (la Basilicata, la Calabria, il Lazio, la provincia autonoma di Bolzano e la provincia autonoma di Trento), intorno al 40% della loro spesa annua. Una seconda stima può essere calcolata utilizzando come prezzo benchmark “efficiente” quello di una delle Regioni caratterizzate da prezzi mediamente più bassi, ad esempio l’Abruzzo, che peraltro riesce ad assicurare ai propri assistiti un’ampia gamma di prodotti tra i quali scegliere. In questo specifico caso, laddove le Regioni con prezzi più alti dell’Abruzzo li allineassero a quelli sostenuti da questa Regione, i risparmi ottenibili a livello nazionale – conclude l’indagine – sarebbero di oltre il 42%, pari a circa 216 milioni di euro annui. In particolare, numerose Regioni dimezzerebbero sostanzialmente la loro spesa (la Basilicata, la Calabria, il Friuli, il Lazio, la provincia autonoma di Bolzano, la provincia autonoma di Trento, la Puglia e la Sicilia)”.

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