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I primi 20 anni della Legge 42/99

professioni sanitarie

Dopo i 40 anni del Sistema sanitario nazionale, i 20 anni della legge 42/99: gli Ordini sanitari di fronte alle sfide del mondo moderno.

La Federazione Nazionale Ordini dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e delle Professioni Sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp) ha organizzato ieri a Roma il Convegno sul tema “I primi 20 anni della Legge 4/99. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI) e con la Federazione Nazionale Ordini Professioni Ostetriche (Fnopo). Appena chiuse le celebrazioni del quarantennale del Sistema sanitario nazionale, per le professioni sanitarie è arrivato il momento di ricordare un’altra ricorrenza fondamentale, il ventennale del varo della legge 42/99. «La legge 42/99 è il germe legislativo della recente legge 3/2018 sugli Ordini delle professioni che erano regolamentate, ma non anche ordinate», ha spiegato Fernando Capuano, tra i soggetti che più si sono impegnati per la realizzazione dell’iniziativa. «Sin dalla prima metà degli anni ’90, 17 delle 19 professioni oggi afferenti all’Ordine Tsrm Pstrp avevano il profilo professionale, ma mancava un ultimo passaggio normativo: la 42/99 è stata una pietra miliare per tutta la legislazione delle professioni sanitarie, superando l’ausiliarietà e il relativo mansionario». Questa legge è stata proposta e portata avanti dal deputato del Partito Democratico Augusto Battaglia, ma è stata poi accolta favorevolmente da tutto l’arco costituzionale. «La legge è stata sostenuta sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, e si può ricordare anche l’impegno per la sua approvazione e attuazione delle donne che si sono succedute al Ministero della Sanità: Mariapia Garavaglia, Rosy Bindi, Livia Turco e Beatrice Lorenzin», ha ricordato Capuano. È soprattutto grazie a questa legge che si è riusciti ad affermare l’acquisizione dell’autonomia delle professioni, premessa fondamentale per la loro valorizzazione. «È percorrendo questa strada che, recentemente, i rappresentanti delle professioni sanitarie hanno elaborato e reso pubblico un manifesto nel quale si ribadisce che in tutte le decisioni politiche e in tutte le norme che riguardano il sistema socio-sanitario ci dev’essere concertazione», ha aggiunto Capuano. «Questo è un messaggio molto importante, anche alla luce di alcuni recenti interventi legislativi che sarebbero potuti essere migliori, se si fosse dato da subito ascolto a quanto suggerito dalle rappresentanze istituzionali delle professioni interessate: per esempio nel caso di alcuni commi della legge di bilancio di previsione 2019, che se non rafforzati dal decreto ministeriale di prossima emanazione rischiano di consentire che agli elenchi speciali si iscrivano soggetti che non esercitano una professione sanitaria». E guardando al futuro? «I professionisti sanitari sono oggi 1,5 milioni di persone, cioè circa il 3% della popolazione italiana, e rendono conto di una spesa di dimensioni rilevanti, quindi è assolutamente prioritario investire sul capitale umano, in termini sia di formazione sia di valorizzazione», ha risposto Capuano. «Ciò significa non solo che si deve arrivare al rinnovo contrattuale, ma anche che tutte le figure professionali della sanità – tecnici di laboratorio, tecnici di radiologia, fisioterapisti, tecnici ortopedici, podologi, etc… – devono essere coinvolti nelle fasi decisionali». E non si tratta solo di una rivendicazione corporativa. Avere professionisti motivati e coinvolti ha una dimostrata importante ricaduta positiva sulla sicurezza e sulla qualità delle prestazioni erogate. «La nostra intenzione è quella di lanciare alla politica la proposta di un’alleanza positiva, di collaborazione», ha sottolineato Capuano. Le professioni, tramite i loro Ordini, vogliono anche aprirsi alla popolazione. «Vogliamo spiegare come un Ordine professionale possa non essere una mera struttura burocratica, bensì un soggetto che, attraverso il costante controllo e la costante promozione della qualità dei professionisti iscritti, può contribuire a tutelare la cittadinanza», ha concluso Fernando Capuano.

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