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Oms e Unicef: In corso una “crisi mondiale di morbillo”

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Notando un aumento del 300% del numero di casi di morbillo durante i primi tre mesi di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, Henrietta Fore (Unicef) e Tedros Adhanom Ghebreyesuse (Oms) hanno dichiarato che ora ci troviamo «nel bel mezzo di una crisi mondiale del morbillo».

«I casi sono aumentati in tutto il mondo, anche nei luoghi dove il morbillo era stato precedentemente eliminato, come gli Stati Uniti», hanno  affermato ieri Henrietta Fore, direttore esecutivo del Fondo per l’infanzia delle Nazioni Unite (Unicef) e Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore generale della World Health Organizzazione (Oms). I capi delle agenzie delle Nazioni Unite hanno dipinto “un quadro allarmante” del tasso di infezione. Dopo due anni di aumenti consecutivi, Repubblica Democratica del Congo (Rdc), Etiopia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Madagascar, Myanmar, Filippine, Sudan, Tailandia e Ucraina, sono tutti nel mezzo degli attuali focolai. Si sta anche diffondendo rapidamente tra gruppi di persone che resistono alla vaccinazione, in paesi con alti tassi di vaccinazione, compresi Stati Uniti, Israele, Tailandia e Tunisia. «Siamo preoccupati non solo perché il morbillo può essere così grave, causa ancora  oltre 100.000 morti  ogni anno, ma anche perché è estremamente contagioso», hanno detto i capi dell’agenzia. I responsabili dell’Unicef e dell’Oms hanno spiegato che «in tutto il mondo, milioni di bambini continuano a perdere i vaccini salvavita, lasciando loro e le loro comunità vulnerabili a malattie e focolai mortali». Vivendo in paesi in cui i sistemi sanitari sono sfidati dalla povertà e dai conflitti, molti non hanno accesso a vaccini efficaci. Ma «in diversi paesi ad alto e medio reddito», lamentano i capi delle agenzie delle Nazioni Unite, «ci sono genitori che stanno ritardando o rifiutando di vaccinare i loro figli perché non ritengono necessaria la vaccinazione  o perché ritengono che i vaccini non siano sicuri». Inoltre, le agenzie delle Nazioni Unite hanno rivelato che l’incertezza è spesso alimentata da informazioni online confuse e contraddittorie, che si diffondono rapidamente, con contenuti dannosi trasmessi sui canali digitali. «È responsabilità collettiva sostenere i genitori e creare un ambiente più positivo per le vaccinazioni, sia online che offline”, hanno detto i capi dell’Unicef e dell’Oms. Per invertire la tendenza, hanno segnalato che tutti devono difendere i vaccini, anche promuovendo l’alfabetizzazione scientifica sulla salute e sui vaccini. «Significa che i governi devono investire nell’assistenza primaria e nella vaccinazione, e assicurarsi che questi servizi siano accessibili e realmente rispondenti ai bisogni dei genitori, specialmente quelli delle comunità più povere e svantaggiate» sottolineano i due. Da parte loro, l’Oms  e l’Unicef collaborano con altri partner, come ad esempio Vaccine Alliance, un partenariato pubblico-privato noto come Gavi, per garantire che i vaccini raggiungano più persone in più paesi che mai. «Ci vorranno sforzi a lungo termine, impegno politico e investimenti continui, nell’accesso ai vaccini, nella qualità del servizio e nella fiducia, per garantire che siamo e restiamo protetti insieme», hanno affermato i responsabili delle agenzie.

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