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Soltanto il 40% dei neonati è allattato al seno

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Negli Stati a reddito medio-alto, il tasso di allattamento esclusivo è crollato nel 2018 al 23,9%, in ulteriore calo rispetto al 28,7% del 2012.

«I vantaggi sanitari, sociali ed economici dell’allattamento al seno per la mamma e per il bambino sono ampiamente confermati e accettati nel mondo. Eppure, a livello globale quasi il 60% dei neonati non sono allattati in modo esclusivo fino al sesto mese di vita, come si dovrebbe». È quanto afferma il Direttore esecutivo dell’Unicef, Henrietta Fore in occasione della Settimana mondiale dell’allattamento al seno (1-7 agosto). «A dispetto di tutti questi benefici, in gran parte del mondo sul posto di lavoro si continua a negare alle mamme – aggiunge Fore – il sostegno di cui avrebbero bisogno. Occorrono maggiori investimenti per permessi retribuiti per entrambi i genitori, e altre misure di sostegno sui luoghi di lavoro per aumentare i tassi di allattamento a livello globale». Secondo i dati Unicef il 41%, dei bambini nati nel 2018 sono stati nutriti esclusivamente con latte materno per i primi 6 mesi di vita, come raccomandato dall’Oms e dall’Unicef. Nei paesi in via di sviluppo più poveri (Least Developed Countries, Ldc), questa percentuale sale al 50,8%. “I tassi di allattamento più elevati – evidenzia l’Unicef – si registrano in Ruanda (86,9%), Burundi (82,3%), Sri Lanka(82%), Isole Salomone (76,2%) e nell’arcipelago di Vanuatu (72,6%). Gli studi evidenziano come i tassi di allattamento esclusivo al seno siano più alti nelle zone rurali che non in quelle urbane. Negli Stati a reddito medio-alto, il tasso di allattamento esclusivo è crollato nel 2018 al 23,9%, in ulteriore calo rispetto al 28,7% del 2012”. Inoltre globalmente, solo il 40% delle lavoratrici madri di neonati godono dei benefit minimi per la maternità. Questa lacuna è ancora più pronunciata negli Stati dell’Africa, dove mediamente appena il 15% delle donne che lavorano usufruiscono di permessi per continuare ad allattare. “La Convenzione n. 183 (2000) dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) – ricorda l’Unicef – include tra i suoi standard “almeno 14 settimane di permessi per maternità retribuiti”, raccomandando agli Stati membri di estendere questo periodo a 18 settimane, unitamente a un sostegno all’allattamento nei luoghi di lavoro. Tuttavia, attualmente soltanto il 12% degli Stati nel mondo soddisfano questi requisiti. Nelle sue più recenti (luglio 2019) linee-guida sulle politiche sociali “a misura di famiglia” l’Unicef raccomanda ai governi di prevedere almeno 6 mesi di permesso retribuito per i genitori (inteso come durata complessiva per entrambi), di cui 18 settimane riservate alla madre, auspicando al tempo stesso che governi e aziende si adoperino per estendere ad almeno 9 mesi il periodo combinato dei permessi”. Si stima che estendere a ogni bambino l’allattamento al seno esclusivo nei primi 6 mesi di vita eviterebbe ogni anno 823.000 decessi infantili (0-5 anni)  e circa 20.000 decessi per tumore al seno. Infine l’Unicef calcola che raggiungere il tasso ottimale di diffusione dell’allattamento esclusivo nei primi 6 mesi di vita dei neonati, a livello globale, comporterebbe un risparmio (in termini di minori costi per i sistemi sanitari pubblici) di  circa 300 miliardi di dollari. Quest’anno, l’Oms sta lavorando con l’Unicef e i partner per promuovere l’importanza delle politiche a favore della famiglia per consentire l’allattamento al seno e aiutare i genitori a nutrire e legare con i loro bambini nella prima infanzia, quando conta di più. “Ciò include – sottolinea l’Oms – la concessione di un congedo di maternità retribuito per un minimo di 18 settimane e un congedo di paternità retribuito per incoraggiare la responsabilità condivisa di prendersi cura dei propri figli su una base di parità. Le madri hanno anche bisogno di accedere a un posto di lavoro adatto ai genitori per proteggere e supportare la loro capacità di continuare l’allattamento al seno al ritorno al lavoro avendo accesso alle interruzioni dell’allattamento al seno; uno spazio sicuro, privato e igienico per esprimere e conservare il latte materno; e assistenza all’infanzia a prezzi accessibili. L’allattamento al seno promuove una migliore salute per madri e bambini. L’aumento dell’allattamento al seno a livelli quasi universali potrebbe salvare più di 800.000 vite ogni anno, la maggior parte dei quali bambini di età inferiore a 6 mesi. L’allattamento al seno riduce il rischio che le madri sviluppino il cancro al seno, il carcinoma ovarico, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiache. Si stima che un aumento dell’allattamento al seno potrebbe evitare 20.000 decessi materni ogni anno a causa del cancro al seno”.

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