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Nuovi dati Unicef-Oms: cala ancora la mortalità infantile e materna

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Il  numero di decessi in età infantile è stato quasi dimezzato e quello delle madri si è ridotto di oltre un terzo rispetto ai livelli del 2000. Ma i dati evidenziano ampie disuguaglianze nel mondo. L’80% della mortalità materna e infantile globale si concentra in due regioni del pianeta: l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale. I Rapporti 2019: Maternal mortality: Levels and trends 2000 to 2017Levels & Trends in Child Mortality.

Nuovo calo globale nella mortalità infantile e materna: a confermarlo sono le nuove stime lanciate ieri da Igme (United Nations Inter-Agency Group for Child Mortality Estimation), il network di agenzie delle Nazioni Unite guidato da Unicef e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). “Il  numero di decessi in età infantile – rilevano Unicef e Oms – è stato quasi dimezzato e quello delle madri si è ridotto di oltre un terzo rispetto ai livelli del 2000, principalmente grazie all’espansione dell’accesso a servizi sanitari di qualità e con prezzi accessibili. Le nuove stime rivelano che nel 2018 nel mondo 6,2 milioni di bambini di età compresa tra 0 e 15 anni, mentre nel 2017 oltre 290.000 donne (in media 800 al giorno) sono decedute per complicazioni legate alla gravidanza o al parto (circa 800 al giorno). 5,3 milioni dei decessi infantili (pari all’85% del totale) colpiscono bambini nei primi 5 anni di vita: di questi, 4 milioni avvengono entro il primo anno di vita e circa metà dei casi (2,5 milioni) si concentrano entro il primo mese dalla nascita. Quasi un milione (900.000) sono i bambini e ragazzi tra 5 e 14 anni che muoiono ogni anno. Ogni giorno, sono meno di 15.000 bambini che muoiono prima del 5° compleanno, di cui quasi 7.000 durante il primo mese di vita. Le madri e i neonati sono i soggetti più vulnerabili, durante e immediatamente dopo il parto. Secondo le nuove stime, circa 2,8 milioni donne in stato di gravidanza e neonati muoiono ogni anno: uno ogni 11 secondi, principalmente per cause che potrebbero essere evitate. A correre il maggiore rischio sono i neonati prematuri e sottopeso: essi soffrono più degli altri di complicanze alla nascita, malformazioni congenite o di contrarre infezioni. Circa un terzo della mortalità neonatale si concentra nelle prime 24 ore dalla nascita, e ben tre quarti entro la prima settimana”. «In paesi che forniscono a tutti servizi sanitari di alta qualità, a prezzi accessibili e sicuri, le donne e i bambini sopravvivono e crescono sani» afferma Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Oms. «Questo è il potere della copertura sanitaria universale». «Nel mondo, la nascita è occasione di gioia. Eppure, ogni 11 secondi, in qualche parte del mondo, una nascita si trasforma in una tragedia familiare» sottolinea Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell’Unicef. «Un paio di mani esperte per aiutare le madri e i neonati nel periodo della nascita, insieme ad acqua pulita, nutrizione adeguata, medicine e vaccini di base, possono fare la differenza fra la vita e la morte. Dobbiamo fare tutto il necessario per investire nella copertura sanitaria universale per salvare queste preziose vite».

Un mondo di disuguaglianze
Le nuove stime dell’Igme evidenziano ampie disuguaglianze nel mondo, con donne e bambini dell’Africa subsahariana che affrontano rischi di morire significativamente superiori rispetto a chi vive in altri continenti. L’80% della mortalità materna e infantile globale si concentra in due regioni del pianeta: l’Africa subsahariana e l’Asia meridionale. I livelli di mortalità materna sono addirittura 50 volte più alti per le donne africane rispetto a quelle che vivono in paesi ad alto reddito, e i loro figli hanno 10 volte più probabilità di morire entro il primo mese di vita rispetto ai neonati dei paesi ricchi. Per una donna dell’Africa subsahariana il rischio di morire durante gravidanza o parto nel corso della propria vita è pari a 1 su 37; in Europa è di 1 su 6.500. In Africa 1 bambino ogni 13 muore prima del quinto compleanno, mentre in Europa questo evento si verifica in 1 caso su 196: il  tasso di rischio è 15 volte maggiore per lui rispetto a un coetaneo europeo. Appartiene all’Africa Subsahariana il tasso più elevato di mortalità neonatale (entro i primi 28 giorni di vita): 28 decessi ogni 1.000 nati vivi, seguito dall’Asia centrale e meridionale (25 ogni 1.000). Man mano che si compiono progressi nella lotta alla mortalità infantile (0-5 anni), diventa sempre più visibile il “peso” che all’interno del fenomeno ha il periodo perinatale e neonatale. Anche in Europa e Nord America, dove si registrano i tassi di mortalità infantile più bassi al mondo, il 54% dei decessi sotto i 5 anni si concentra nel periodo neonatale. I bambini in conflitti o crisi umanitarie hanno spesso sistemi sanitari deboli, perciò le donne e i bambini non possono accedere a cure mediche essenziali. Le donne affrontano i rischi maggiori di morire durante la gravidanza o il parto in Sud Sudan, Ciad, Sierra Leone, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Somalia.

Progressi fatti (e ancora da fare) 
Il mondo ha compiuto progressi sostanziali nel ridurre la mortalità dei bambini e materna. Dal 1990, la mortalità globale nella fascia di età 0-15 anni è stata ridotta del 56% passando da 14,2 a 6,2 milioni di decessi annui (dato 2018).
I maggiori progressi sono stati compiuti nel Sud-est asiatico, con un declino nettissimo (-80%) delle morti tra i bambini sotto i 5 anni. Anche la mortalità materna è in calo costante: tra il 2000 e il 2017 il tasso è diminuito del 38%,  I maggiori miglioramenti sono stati registrati nell’Asia centrale e meridionale: -60% rispetto al 2000. Bielorussia, Bangladesh, Cambogia, Kazakistan, Malawi, Marocco, Mongolia, Ruanda, Timor-Leste e Zambia sono alcuni dei paesi in cui si sono verificati progressi straordinari nella riduzione della mortalità materna e infantile. “Il successo è dovuto – sottolineano Oms e Unicef –  alla volontà politica di migliorare l’accesso a un’assistenza sanitaria di qualità, investendo nel personale medico e paramedico e introducendo cure gratuite per le donne in gravidanza e i bambini. Molti di questi paesi hanno focalizzato i propri investimenti sull’assistenza sanitaria di base estesa all’intera popolazione. Di fronte a noi resta una grande sfida: ridurre, fino ad azzerare, la mortalità materna e infantile. Se la comunità internazionale non aumenterà l’impegno in questa direzione, di qui al 2030 moriranno 62 milioni di bambini e ragazzi sotto i 15 anni, in massima parte (52 milioni) sotto i 5 anni e – per metà di questi ultimi – neonati”.

Cause principali della mortalità 
Le principali cause di mortalità a livello globale per i bambini sotto i 5 anni (esclusi coloro che muoiono entro il primo mese di vita)  sono malattie infettive come polmonite, diarrea e malaria. Per i bambini più grandi, gli infortuni, come le ferite per incidenti stradali e annegamenti, diventano cause importanti di morte e disabilità. La principale causa della mortalità materna è rappresentata dalle complicazioni ostetriche, come l’eccessiva pressione del sangue (ipertensione) durante la gravidanza, le emorragie e infezioni contratte durante o dopo il parto; o una malattia preesistente e aggravata dagli effetti della gravidanza.

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