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Ne va della nostra salute

Gentile Direttore,

diversi colleghi, non necessariamente iscritti alla Cisl Medici, hanno sentito il dovere morale e professionale di rispondere al mio articolo È venuto meno il rispetto per il medico, pubblicato su Panorama della Sanità il 19 febbraio. In quelle righe evidenziavo le sempre più gravose incombenze burocratiche che possono compromettere l’assistenza al malato in considerazione del tempo che il medico trascorre occupandosi di scartoffie. L’auspicio principale, secondo i miei colleghi, è quello che i nostri amministratori e soprattutto chi governa la Sanità, dal Ministro a scendere nella piramide dirigenziale, si accorgano della realtà quotidiana dei nostri ospedali e di come, soprattutto i Direttori “factotum” delle strutture dei cosiddetti ospedali di provincia, siano in eterno bilico tra il ruolo di manager e quello di medico di corsia turnista in quanto non si sottraggono alle guardie giornaliere pur dovendo appunto garantire il coordinamento delle attività. La domanda “che sorge spontanea”, come diceva il compianto giornalista Antonio Lubrano, è: il Responsabile di struttura fa ancora il medico o deve principalmente amministrare il proprio reparto prestando la massima attenzione ai budget di spesa, abbattendo i giorni di degenza, con un organico sempre più all’osso? Vorremmo poter credere ancora che lassù, non necessariamente nell’alto dei Cieli, qualcuno fosse consapevole che quando si parla di buona sanità i conti si fanno anche con la propria coscienza, non solo in termini meramente economici. E sullo stesso tasto, quello della deriva economicista in sanità, pigiano anche altri colleghi che evidenziano l’e(in)evoluzione del mondo sanitario, che non può certo ragionare in termini aziendali come se fosse la fabbrichetta del Brambilla, cosa che avviene in altri settori. Lo stato prepara medici superspecialisti e poi li manda persi o li impiega per lavori che potrebbe fare un funzionario amministrativo. È come se il centravanti di una squadra di calcio dovesse scrivere quanti palloni e quante maglie vengono utilizzate anziché allenarsi, oppure un pilota militare che deve occuparsi della porta rotta dell’hangar o tenere in ordine i conti del carburante. “Questo è il paese della follia” mi scrive un altro collega, dove gli amministratori sono talmente presi nelle manovre di potere nel palazzo che non sono interessati a governare realmente essendo sicuri che a nessuno di loro accadrà qualcosa. È evidente come, pur nella differenza dei toni, il disagio nella categoria medica è allarmante per quanto riguarda le pratiche burocratiche che quotidianamente veniamo chiamati a svolgere. I miei colleghi sono consapevoli di svolgere ancora la professione più nobile del mondo, quella per cui abbiamo studiato e studiamo ancora, nel rispetto della professionalità e soprattutto nel sacro rispetto del malato, con il quale ci interfacciamo giornalmente e a cui tentiamo di dare risposte con il nostro operato. Ma nei prossimi anni trovare un medico sarà come vincere al superenalotto e non possiamo permettere che i camici bianchi vengano distolti dalla elettiva attività di diagnosi e cura. Ne va della nostra salute.

Luciano Cifaldi, segretario generale Cisl medici Lazio e componente l’esecutivo nazionale

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