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Fismu: Dematerializzare tutte le prescrizioni farmaceutiche

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La richiesta della Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti chiede al ministro Speranza e alle Regioni. “Molte Regioni in grave ritardo, tra queste la Lombardia. Si segua l’esempio della Sicilia. La prescrizione elettronica, strumento importante contro il rischio di contagio”.

La Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti valuta positivamente le diverse ordinanze regionali e le disposizioni nazionali che implementano la dematerializzazione delle ricette e dei farmaci in Distribuzione per conto (Dpc): strumento fondamentale per evitare che i cittadini vadano in ambulatorio e così contribuire a contrastare il contagio da Cornovirus. Ma per Fismu non basta: serve un intervento ulteriore per una completa dematerializzazione della ricettazione di molti altri farmaci, come fatto in Sicilia, ed una estensione omogenea in tutte le regioni. Purtroppo, molte, tra cui la Lombardia, sono ancora in uno straordinario ritardo. “Sono decisioni necessarie nella battaglia contro l’estensione dell’epidemia del coronavirus – spiega Ernesto La Vecchia – e che recepiscono le richieste dei medici nell’ottica dell’autoprotezione sia degli operatori che dei cittadini cercando di ridurre l’accesso negli ambulatori”. “Ma i provvedimenti finora assunti non sono sufficienti – sottolinea però il dirigente nazionale Fismu – una mole significativa di  prescrizioni è ancora in cartaceo, ci riferiamo, per esempio, ai seguenti farmaci: terapia del dolore, ossigeno gassoso, prodotti aproteici, farmaci a distribuzione ospedalieri, stupefacenti, neurologici antiepilettici. Tutti prodotti che contribuiscono ad affollare i nostri ambulatori ancora oggi”. Sulla disomogeneità a livello regionale, la testimonianza di Franchino Martire, medico di medicina generale di Brescia, dirigente FISMU (UMI): “In Lombardia la dematerializzazione di tutte le ricette è rimasta incompiuta: dobbiamo comunque stampare un ‘promemoria’ sia per i farmaci che per la specialistica, promemoria che deve essere presentato al farmacista o alla struttura erogatrice. Con questa emergenza la regione, per diminuire l’afflusso ai nostri ambulatori, ha stabilito la possibilità di inviare un codice (il cosiddetto NRE) per ogni ricetta al paziente, anziché consegnare il promemoria. Ma il codice è complesso, gli assistiti soprattutto anziani sono privi il più delle volte di indirizzo mail o di smartphone, e se lo comunichiamo a voce il rischio di errore è alto. Se invece la regione Lombardia avesse davvero dematerializzato, come alcune altre regioni hanno fatto, sarebbe bastata la presentazione in farmacia della tessera sanitaria per ritirare i farmaci prescritti da noi. È giusto chiedere la dematerializzazione delle ‘ricette rosse’, ma anche chiedere che il processo di dematerializzazione sia finalmente completato per tutte. Quindi, sarebbe utile in questa emergenza prorogare almeno di un mese, la validità anche delle cosiddette ricette ‘bianche’ per ansiolitici benzodiazepinici, per non costringere in questa fase molti pazienti a tornare in ambulatorio per il rinnovo”. “La prevenzione è uno strumento strategico – conclude infine La Vecchia – affinché si evitino il più possibile i contatti tra cittadini e i medici del territorio. In questo senso è più che mai necessario implementare ulteriormente l’uso della tecnologia e i processi già avviati anni fa, ma mai completati e messi a regime. Con alcune eccezioni come la Sicilia. Oggi è più che mai vitale. Chiediamo al ministro Speranza e alle Regioni di proseguire su questa strada, ma con estrema urgenza”.

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