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La città, luogo della vita collettiva ma anche di solitudine

anziani

Per la Giornata Nazionale contro la solitudine dell’anziano, il convegno, organizzato e diretto dai professori Diego De Leo e Marco Trabucchi, ha messo in luce la solitudine dell’anziano nella sua casa e la solitudine di chi vive nelle Rsa.

Attorno alla data del 15 novembre, “Giornata nazionale contro la Solitudine dell’Anziano”, sono state realizzate in varie zone del nostro paese una serie di attività, a cura dell’Associazione Italiana di Psicogeriatria. La principale è stata la 3a Giornata nazionale su questo tema, organizzata per via telematica, con la partecipazione di alcune centinaia di cittadini. Il tema è stato: “La città e le sue solitudini”; un titolo, poi sviluppato nel corso del meeting, che voleva mettere in luce come la città sia il luogo della vita collettiva, con le sue ricchezze, ma anche della solitudine di chi non trova nella vita comunitaria punti di appoggio al suo dolore e, ancor meno, risposte nel momento del bisogno.
Il convegno, organizzato e diretto dai professori Diego De Leo e Marco Trabucchi, si è specificamente incentrato sulla solitudine dell’anziano nella sua casa e sulla solitudine di chi vive nelle Rsa. Inoltre, ha affrontato anche il tema delle “solitudini popolate”, vissute dai medici e dagli altri operatori sanitari, solitudini che oggi risentono in particolare dell’aggressività dei cittadini, che non sanno come indirizzare le loro frustrazioni a causa del covid-19. «Il convegno – ci racconta il presidente dell’Aip Marco Trabucchi – si è dipanato nella prima parte sulla descrizione dei danni che la solitudine arreca alla vita della persona anziana, sul piano della salute somatica e psichica; poi, si è incentrato sulla ricerca di risposte possibili perché le solitudini vissute nei vari luoghi della vita e del lavoro possano essere evitate o quantomeno lenite. La città è stata pensata e costruita come luogo dell’incontro, ma la convivenza attuale ha rotto molti legami, impedendo una realtà dello stare assieme che arricchisca gli abitanti; restano quindi solo gli aspetti negativi, violenza, inquinamento, servizi inadeguati, con enormi difficoltà per una vita serena dell’anziano. Nabokov descrive la solitudine come “il campo di gioco di satana”: una descrizione perfetta – conclude Trabucchi – perché nel cuore e nella mente di chi è solo cresce ogni possibile dolore, il desiderio di allontanare e sconfiggere l’altro, l’invidia, il risentimento, l’attesa della morte: modi di pensare che rendono la vita dell’anziano un deserto senza senso e senza futuro».

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