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Fimmg Formazione Lazio: «Gli 80 € di Renzi sono solo la punta di un iceberg»

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«È solo al punta di un iceberg l’esclusione dei corsisti del triennio di formazione in medicina generale dal contributo di 80 euro previsti dal Governo». Queste e parole del Coordinatore di Fimmg Formazione Lazio Alessandro Di Russo: «il problema è in realtà una politica che invece di supportare la formazione e l’inserimento dei giovani medici, ne intralcia il cammino, favorendo così la fuga dei professionisti all’estero». «Un medico in formazione in mg, che percepisce una borsa di studio» prosegue Di Russo «percepisce la metà di quella di uno specializzando universitario, somma che per di più e soggetta a tassazione Irpef cosa non prevista per le altre borse di studio. Durante l’iter formativo ognuno si deve pagare anche l’assicurazione per la responsabilità civile professionale, e per giunta sono pochissime le tutele in corso di malattia e gravidanza. Ad aggravare di più la situazione» aggiunge Di Russo «ci sono le incompatibilità previste dal regime contrattuale che non permettono una adeguata integrazione della borsa, bloccando tutte quelle attività “professionalizzanti” che potrebbero, se normate, costituire una valida integrazione del reddito oltre che una valida occasione di apprendimento. Non saranno quindi gli 80 euro al mese del Bonus Renzi a risolvere il problema». «Chi sceglie di formarsi in medicina generale, deve sottostare a questa situazione insostenibile per poi accedere ad un mondo del lavoro che, tra spending review e blocchi di turnover, non permette di giungere ad un livello occupazionale adeguato in tempi sufficienti , creando sacche di attesa di anni per accedere al mondo del lavoro, mentre la popolazione sta invecchiando, e aumentano le cronicità. Se questo è promuovere le politiche giovanili» conclude Di Russo «tanto sbandierate dai politici di turno, che non perdono occasione nei loro discorsi elettorali di definire la medicina generale al centro del sistema, siamo sulla strada sbagliata. Stiamo inducendo i giovani a trovare sbocco lavorativo all’estero attraverso canali alternativi, dove i professionisti sono realmente trattati da professionisti e non da semplici voci di spesa da contenere, mentre dovremmo lavorare per il contrario ovvero rendere appetibile l’ esercitare la professione nel nostro paese, mettendo a frutto gli investimenti volti a formare nuove professionalità».

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