-

Manager italiani: solo il 35% effettua visite specialistiche a scopo preventivo

manager

I dirigenti in Italia affermano di condurre una vita sana, ma di non sottoporsi abitualmente a screening preventivi. Tuttavia un’indagine presentata ieri a Roma rivela che sono favorevoli a programmi e progetti di prevenzione aziendali. Il 72 per cento afferma di condurre una vita sana, evitando stress e comportamenti a rischio, come fumo e alcool; più della metà dichiara di praticare sport e seguire un’alimentazione sana. Tuttavia, solo il 35% effettua visite specialistiche a scopo preventivo, fino a scendere ad appena il 21 % nei check up per la prevenzione dei tumori, mentre resta diffusa la resistenza alla vaccinazione. Questi sono gli atteggiamenti più diffusi tra i manager italiani nei confronti della prevenzione, declinata più sugli stili di vita che nelle varie forme di analisi mediche, come rivela un’“Indagine esplorativa sugli atteggiamenti verso la prevenzione sanitaria e la profilassi vaccinale in età adulta”. Condotta dall’Istituto G&G Associated di Roma, per Pfizer Italia, su campione di 3.438 dirigenti over 50, è stata presentata ieri nella sede romana di Federmanager. Sono ancora pochi, dunque, quelli che, giunti a posizioni apicali, si sottopongono agli esami e agli screening preventivi. Tuttavia, a fronte di dati poco incoraggianti, emerge una tendenza positiva da parte delle imprese che sempre più numerose si dotano di forme di assistenza sanitaria integrativa. Il 92 per cento dei dirigenti italiani riconosce, infatti, che è fondamentale il ruolo dell’azienda nel favorire l’attenzione alla prevenzione. «C’è ancora molto da fare per una cultura più diffusa di prevenzione sanitaria, sia a beneficio dei singoli che della collettività, anche in termini di risparmio economico», sottolinea Stefano Cuzzilla, presidente del Fasi – Fondo di assistenza sanitaria integrativa dei dirigenti industriali, che dal 2011 offre gratuitamente ai suoi assistiti alcuni specifici pacchetti di prevenzione. «Su questo fronte la sanità integrativa può essere protagonista del rinnovamento del Servizio Sanitario Nazionale: in tale prospettiva, però, è fondamentale attivare politiche di defiscalizzazione, estendendo il regime agevolato previsto per il lavoro dipendente a tutti i cittadini e, soprattutto, introducendo sgravi fiscali per le imprese. Così si creerebbe una massa critica tale da consentire efficienza e riduzione dei costi e, per i Fondi di categoria, il compimento della propria funzione di integrazione». La soluzione, secondo Federmanager, sta nei Fondi Sanitari Integrativi capaci di sostenere, meglio del Ssn, politiche attive di promozione della salute: le attese in materia di offerta di prevenzione sono alte e riguardano vari ambiti. Servono dunque i giusti incentivi dato che l’investimento in prevenzione in Italia è il più basso nell’area Ocse (solo lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva contro una media del 2,9%).
«Siamo convinti che in questo senso il settore farmaceutico può dare un importante contributo in termini di risorse e know how», afferma Andrea Vigorita, direttore della divisione Health & Value di Pfizer Italia. «Da sempre la nostra azienda sostiene l’importanza di lavorare in partnership con tutti gli attori del sistema salute al fine di trovare soluzioni efficienti e sostenibili».

Print Friendly, PDF & Email