-

Dolore cronico, Fondazione Isal: Da semestre italiano più fondi per la ricerca

dolore

Più fondi europei per la ricerca scientifica sul dolore cronico «perché ci sono quasi 4 milioni e mezzo di persone che ne soffrono e non hanno una cura». È l’appello all’Europa, per il tramite della Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione europea, che fa William Raffaeli, il presidente della Fondazione Isal, l’istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche fondato nel 1993 a Rimini. Secondo la Fondazione Isal, il dolore cronico o persistente, cioè il dolore che dura oltre 6 mesi, colpisce oltre 178 milioni di europei, il 24% della popolazione. Il 10% necessita per tutta la vita di più terapie combinate, mentre per il 2,5% non c’è oggi nessuna possibilità di terapie. «Tutti i Paesi europei si dichiarano contro la tortura, in diversi è autorizzata l’eutanasia quando sussistono sofferenze indicibili, in Belgio persino nell’età pediatrica, eppure si lascia che milioni di uomini, donne e bambini vivano nel dolore senza una cura – dice Raffaeli –. Per loro chiediamo investimenti in ricerca e innovazione, un piano di intervento europeo come è stato fatto per le malattie rare». Nonostante i progressi delle medicina, delle chirurgia e della farmacologia, restano ancora difficili da trattare il dolore idiopatico, cioè senza causa apparente, quello da lesioni del sistema nervoso (“Ne soffre l’11% delle persone che hanno avuto un ictus e circa il 35 % di chi ha avuto un trauma midollare per un incidente stradale o sul lavoro, spesso giovani nel cuore della vita”) e quello oncologico grave (“Il 20% dei 9 milioni di nuovi casi all’anno ha un dolore difficile da trattabile”). «La guida italiana del Consiglio europeo può essere l’occasione per seminare la speranza e dimostrare che le istituzioni, riprendendo il nostro slogan, ‘non sono indifferenti al dolore’» auspica Raffaeli. «Il dolore cronico deve essere finalmente inserito con un proprio settore nei bandi di ricerca nazionali ed europei, così che non siano più vanificati i tanti progetti che attendono solo di avere una possibilità – aggiunge –. Noi siamo pronti a dare il nostro contributo di uomini e di idee, ma è necessario che la politica crei lo scenario perché scienza e ricerca possano fare passi avanti». Come annunciato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin e riportato nel programma della Presidenza italiana, il dolore sarà tra i temi al centro del semestre europeo. L’Italia presenterà un “position paper” per condividere a livello europeo l’esperienza acquisita con la legge 38/2010 che regola l’accesso alla terapia del dolore e alle cure palliative. «Nonostante alcuni ritardi dovuti per lo più all’autonomia sanitaria delle Regioni, la legge 38 è ancora un vanto per il nostro Paese – continua Raffaeli –. L’Italia le renda onore e lavori perché a chiunque in Europa sia garantito lo stesso diritto alla cura a prescindere dalla cittadinanza».

Print Friendly, PDF & Email