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Caso Marlia: Snr esprime preoccupazione e teme il crearsi di un vuoto operativo

radiologi

La Segreteria nazionale della Fassid, area Snr, riunitasi ieri a Roma ha preso in esame la sentenza con cui il Tribunale di Lucca ha assolto due tecnici di radiologia che, nella struttura di Marlia, effettuavano esami senza la presenza fissa del medico radiologo. Inizialmente accusati di abuso della professione, i tecnici, insieme al direttore sanitario e al medico che refertava a distanza, sono stati assolti perché “il fatto non sussiste”. La Segreteria nazionale della Fassid area Snr esprime “profonda preoccupazione per il possibile vuoto operativo indotto nelle attività radiologiche da interpretazioni forzose della sentenza di Marlia tendenti a stravolgere ruoli e funzioni cliniche all’interno dell’Area radiologica. L’Area radiologica è formata dall’articolazione complessa delle competenze in tema di erogazione delle radiazioni ionizzanti a scopo medico, ove numerose figure professionali intervengono ciascuna per le proprie competenze, a tutela della salute dei cittadini. Le Direttive Europee 97/43, 13/59 ed il D.Lgs 187/2000 regolano doveri dei professionisti e diritti dei pazienti. Non possono essere confusi aspetti di rilievo penale, che vengono anche con sollievo umano esclusi, con la resa del servizio più idoneo alle persone. Dati preliminari che stiamo raccogliendo” prosegue l’Snr “parlano di un aumento costante delle prestazioni irradianti mentre tutte le notizie odierne sono tese verso la “produttività” e l’assenza del medico radiologo, come se questa fosse ostacolo e non una garanzia per il paziente, a tale scopo preparata da undici anni di studio anche a spese dei contribuenti. Dove scompare il clinico, gli Stati Uniti insegnano, aumentano le radiazioni ed i danni iatrogeni. E la confusione di ruoli serve a fare propaganda categoriale o carriera politica. Snr chiede che si faccia meglio e non di più di ora, anche perché i numeri italiani degli esami radiologici sono già tra i più alti del mondo. E nell’interesse delle persone c’è una applicazione corretta e coerente delle leggi europee non in ritardo come in Italia”.

 

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