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La Psichiatria nella riforma del sistema lombardo, l’appello degli esperti: «Rafforzare le risposte territoriali negli ambulatori»

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Crescono i casi psichiatrici: ogni anno si registra un +20% di domande da parte di adolescenti, donne, uomini ed anziani. «Necessario mantenere le risposte nei reparti ospedalieri, grazie alle équipe multiprofessionali e l’aiuto delle associazioni, famiglie e gli utenti». «È indispensabile che il governo dell’attività terapeutica rimanga centrato nel Dipartimento di Salute Mentale, per evitare frammentazioni e limitazioni nelle risposte alle persone sofferenti per disturbi psicologici». Mantovani: 435 milioni in aiuto della Psichiatria nel 2014.

Crescono i casi psichiatrici e i dati parlano chiaro: ogni anno si registra un +20% di domande da parte degli adolescenti (dai 14 ai 24 anni), delle donne (in momenti specifici come in gravidanza e nel post-partum), negli uomini (tra i 40 e i 55 anni), negli anziani (visto l’aumento della durata della vita). La crescita è importante anche nel campo delle psicosi schizofreniche che rappresentano circa il 30 per cento dei pazienti in cura. L’appello a rafforzare le risposte territoriali negli ambulatori e mantenere le risposte nei reparti ospedalieri arriva da Giuseppe Biffi, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale A.O. S.Carlo Borromeo di Milano intervenuto al workshop organizzato, lo scorso 27 ottobre, da Motore Sanità dal titolo “La psichiatria nella riforma del sistema lombardo”. «Le attività dei Dipartimenti di Salute Mentale – spiega Giuseppe Biffi – sono volte a rispondere ai bisogni psicologici delle persone che a noi si rivolgono (con ansie, depressioni, anoressie e bulimie, tentativi di suicidio) e negli ultimi anni vi è stato un significativo aumento della domanda – ogni anno più 20 per cento – da parte degli adolescenti (dai 14 ai 24 anni), delle donne (in momenti specifici come in gravidanza e nel post-partum), negli uomini (tra i 40 e i 55 anni), negli anziani (visto l’aumento della durata della vita). A fronte di tutto ciò vi è comunque la necessità di curare le situazioni gravi e complesse (ad esempio psicosi schizofreniche) già in trattamento e che rappresentano circa il 30 per cento dei pazienti in cura. Dovremmo quindi porci l’obiettivo di rafforzare le risposte territoriali negli ambulatori e nel contempo mantenere le risposte nei reparti ospedalieri, grazie alle nostre equipe multi professionali composte da Psichiatri, infermieri, assistenti sociali, educatori, psicologi». Tutto ciò, secondo il Direttore del Dipartimento di Salute Mentale, in stretto collegamento con le associazioni, con le famiglie, con gli utenti che sono parte fondamentale nei percorsi di cura delle persone». «In questa ottica – conclude Giuseppe Biffi – è indispensabile che il governo dell’attività terapeutica rimanga centrato nel Dipartimento di Salute Mentale, per evitare frammentazioni e limitazioni nelle risposte alle persone sofferenti per disturbi psicologici, in una fase storica come quella attuale caratterizzata anche da una evidente crisi che colpisce strati di popolazione che in passato non si rivolgevano ai nostri servizi psichiatrici».
«Fino a oggi la risposta di Regione Lombardia – ha sottolineato l’assessore alla salute Mario Mantovani- è stata ben strutturata e articolata: per il 2014 il Servizio Sanitario Regionale ha infatti erogato circa 360 milioni di euro per prestazioni di psichiatria; circa 75 milioni per prestazioni di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, per un totale di 435 milioni di euro, cifra che rappresenta storicamente il valore più alto per tale tipologia di spesa per la nostra Regione. Le sfide da affrontare – ha puntualizzato il vice presidente di Regione Lombardia – nel prossimo futuro saranno quelle della garanzia di accessibilità alle prestazioni sanitarie di psichiatria, della presa in carico, della continuità delle cure e della possibilità di personalizzazione del progetto, con una particolare attenzione non solo ai disturbi gravi, persistenti e complessi, ma anche a quelli comuni come depressione e disturbi d’ansia e a quelli relativi ad infanzia e adolescenza, purtroppo in aumento».
Per quanto riguarda invece la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari così ha concluso l’Assessore Mantovani: «Con la legge 9/2012, la Regione con due delibere ha già predisposto i programmi attuativi di questa legge che prevedono in estrema sintesi un’attività sul territorio strettamente correlata tra strutture giudiziarie, da un lato, e sanitarie dall’altro, a seguito di un efficace intervento di formazione sui vari operatori».
A Motore Sanità Emilio Sacchetti, Presidente Sip spiega le sue preoccupazioni e mission per salvaguardare il sistema di cura e di assistenza psichiatrico. «La Società Italiana di Psichiatria – spiega Sacchetti – guarda con grande attenzione all’attività della psichiatria lombarda in un momento di importante cambiamento che interessa non soltanto la riforma del sistema sanitario regionale ma anche la crisi economica e le sue conseguenze al sistema salute. Per questa ragione la SIP è molto attenta all’evoluzione del modello della psichiatria lombarda».
La Regione Lombardia è una delle regioni che ha attivato maggiormente lo sviluppo della legge 180 (la legge Basaglia) ed è all’avanguardia. «Per questa ragione – prosegue Emilio Sacchetti -, anche di fronte ad un contesto di difficiltà economica, è importante rafforzare il modello psichiatrico lombardo ed evitare che subisca tagli. Essendo la psichiatria una scienza a bassa tecnologia, cioè costa poco al sistema sanitario nazionale, e considerando che oggi le malattie mentali si associano ad una mortalità anticipata e a una disabilità molto elevata in cui depressione e psicosi registrano un impatto molto importante sui pazienti e loro familiari, pensare che il sistema psichiatrico di cura e di assistenza lombardo possa subire una riduzione di risorse sarebbe gravissimo. È dunque importante collimare costi ed efficienza».
«Le prospettive di sviluppo della Salute Mentale in Lombardia vanno necessariamente inquadrate all’interno della riforma del Sistema Socio Sanitario regionale, che auspichiamo possa effettivamente essere celermente avviata, seppure registriamo una preoccupante frenata rispetto alle aspettative createsi con la presentazione del Libro Bianco da parte del Presidente della Giunta Regionale della Lombardia a luglio». È l’appello e commento di Carlo Borghetti, Consigliere Regionale del Gruppo Partito Democratico della Lombardia. A Motore Sanità il Consigliere Regionale Borghetti esprime le sue preoccupazioni rispetto ad alcuni “punti di debolezza” del Sistema Socio Sanitario lombardo rispetto allo sviluppo della Salute Mentale in Lombardia. «A nostro parere il Sistema Socio Sanitario lombardo, al di là degli innegabili punti di forza, presenta come principali punti di debolezza la capacità di presa in carico dei pazienti e la capacità di assicurare continuità assistenziale, in un contesto di cronicità sempre crescente. E questo crediamo valga anche per lo specifico dei servizi per la Salute Mentale» prosegue Carlo Borghetti.
«Per questo crediamo vada rafforzata in particolare la rete dei servizi territoriali: troppi sono stati in questi ultimi anni i tagli di risorse, sia professionali che economiche, nei servizi territoriali per la Salute Mentale. Sia il dato epidemiologico che le cronache quotidiane dei media, ci riportano casi crescenti di disagio psichico che ci devono indurre a un reale rafforzamento della rete dei servizi di maggiore prossimità ai cittadini, contemporaneamente a una sempre maggiore integrazione con i servizi ospedalieri e residenziali, da un lato, e con i servizi sociali dei Comuni dall’altro». Non ultimo – conclude il Consigliere Regionale Carlo Borghetti – va tenuto in debita considerazione l’apporto ai servizi che può venire anche dalle reti di utenti e di associazioni familiari che rappresentano una indiscussa ricchezza, anche nel nostro panorama lombardo».
Il modello della psichiatria lombarda, nel corso di un trentennio, ha realizzato la continuità assistenziale tra ospedale e territorio garantendo al contempo gli interventi in acuzie, la presa in carico dei casi complessi e una diffusa assistenza ambulatoriale territoriale per i disturbi emotivi comuni e le patologie ad elevato impatto epidemiologico quali i disturbi d’ansia, i disturbi depressivi, i disturbi del comportamento alimentare e i disturbi di personalità. Nel corso di un anno sono in cura presso le Unità Operative di Psichiatria lombarde circa 130,000 utenti, il 60% dei quali soffre di disturbi della sfera depressiva e ansiosa e necessita principalmente di un trattamento ambulatoriale specialistico, e il 35% soffre di un disturbo psichico grave che necessita di una presa in carico multi-professionale. Ogni anno circa 17.000 utenti si rivolgono per la prima volta ai servizi psichiatrici per una consultazione o una presa in cura psichiatrica, psicologica o multi-professionale.

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