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Pdta: Aism propone e collabora con le Regioni alla definizione di questi modelli per rispondere ai bisogni delle persone con SM

assistenza

«La Sclerosi Multipla è una malattia dai molti volti, cronica, complessa, imprevedibile e con una molteplicità di sintomi. Si sviluppa con una forma ad attacchi e remissioni e con forme progressive, primaria e secondaria. Con essa si convive anche per decenni. Ma la persona vuole vivere la sua vita, oltre la malattia, vuole che i suoi diritti alla cura, al lavoro, all’inclusione sociale, abbiano una tutela dalle Istituzioni. Per questo è fondamentale rispondere alle esigenze e ai bisogni delle persone con SM attraverso una presa in carico socio-sanitaria unitaria. Ad oggi, però, non esiste un processo strutturato e condiviso di presa in carico della persona con SM: le interazioni della rete di servizi e soggetti implicati sono fragili e non garantiscono l’indispensabile continuità tra ospedale e territorio». Lo ha dichiarato Mario Alberto Battaglia, Presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla al margine del Convegno “Sostenibilità e innovazione: la quadratura del cerchio è possibile? L’esempio della Sclerosi Multipla nella Regione Lazio”, che si è tenuto lo scorso 14 novembre a Roma presso la Regione Lazio. «Negli ultimi cinque anni» ha aggiunto Battaglia «le persone con SM, i neurologi dei Centri clinici e gli altri operatori sanitari e sociali hanno affrontato il tema dei percorsi assistenziali e l’Associazione delle persone con SM porta ai tavoli istituzionali le proposte di Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (Pdta). Negli ultimi due anni molte Regioni hanno lavorato a definire il modello di Pdta e di Percorso integrato di cura e l’Associazione, anche attraverso i propri esperti, propone e collabora alla definizione di questi modelli affinché, concretamente applicabili, possano rispondere ai bisogni delle persone con sclerosi multipla». «Ai tavoli tecnici, Aism ha richiesto alla Regione Lazio la definizione di un percorso regionale di diagnosi-cura e assistenza che garantisca una presa in carico socio-sanitaria integrata e continuità territoriale ponendo altresì l’attenzione sull’importanza di garantire ed attuare percorsi riabilitativi personalizzati, accesso ai farmaci – innovativi e sintomatici –, presa in carico sin dal momento della diagnosi in centri clinici con requisiti di eccellenza, un corretto modello di accertamento della invalidità e di idoneità alla mansione lavorativa, percorsi specifici per la SM pediatrica e per i gravi. Quello di oggi è un primo passo ma credo sia simbolo di un patto importante, che vede le esigenze di una persona con SM al centro e un impegno condiviso da tutti gli stakeholder» – conclude Battaglia.

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