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Libera professione degli infermieri per tre milioni di cittadini

infermieri

Le prestazioni private valgono secondo il Censis oltre 850 milioni l’anno. Annalisa Silvestro (senatrice e presidente Federazione nazionale Ipasvi): «La libera professione è per gli infermieri valore aggiunto per la ridefinizione delle modalità e dei contenuti della risposta assistenziale e per una ulteriore crescita e visibilità professionale». Mario Schiavon (presidente Enpapi): «Fatturati e redditi in crescita fino al 2010: la crisi ha riportato il tutto al livello del 2004».
Nel 2012 sono stati 1,4 milioni i cittadini hanno fatto ricorso a un infermiere privato per avere assistenza continuativa e 1,6 milioni per prestazioni una tantum. Il valore monetario di queste prestazioni, secondo un’analisi del Censis, è stato di oltre 850 milioni. Di questa somma, sempre secondo il Censis, 287 milioni sono quelli spesi da 958mila pazienti con patologie tumorali con una diagnosi da meno di cinque anni (quelli cioè che hanno necessità maggiore di continuità assistenziale) rispetto agli 1,9 miliardi per assistenza domiciliare privata spesi sempre dai malati oncologici. E sono oltre 39mila dei 422mila infermieri iscritti alla Federazione Ipasvi, e contribuenti all’Ente previdenziale della categoria Enpapi i professionisti che svolgono attività libero-professionali, di cui 1.411 pensionati e 12.708 cittadini stranieri. Per fare il punto sull’esercizio libero professionale infermieristico la Federazione nazionale Ipasvi e l’Enpapi hanno organizzato lo scorso 11 gennaio a Bologna la terza Conferenza nazionale sulla libera professione infermieristica. Una giornata per riflettere sull’attualità e per tracciare le linee delle caratteristiche e dell’evoluzione normativa della libera professione, della sua governance e delle regole e delle opportunità che la caratterizzano. Assicurazioni obbligatorie secondo regole Ue. Tra le regole e le opportunità vi è anche il neonato Dpr (che ha incassato il via libera delle Regioni prima di Natale) sulla disciplina dei requisiti minimi uniformi per l’idoneità dei contratti di assicurazione obbligatori per gli esercenti le professioni sanitarie. Il Dpr, in attuazione della legge n.189/2012 “Balduzzi”, prevede un fondo rischi sanitari presso Consap Spa (Concessionaria Servizi Assicurativi Pubblici) per i professionisti della sanità che non sono in grado di sostenere i costi dell’assicurazione obbligatoria per motivi di reddito o che sono stati «rifiutati» dal mercato assicurativo e che possano essere attuate convenzioni o polizze collettive dalle Rappresentanze apicali delle professioni sanitarie. «A tal proposito»- afferma Annalisa Silvestro, senatore in commissione Igiene e Sanità a Palazzo Madama e presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi – «attiveremo in breve una gara europea per procedere, in maniera chiara e trasparente, all’individuazione di un broker per dare poi corso ad una polizza collettiva per i liberi professionisti ma aperta anche a tutti gli infermieri che vorranno utilizzarla». I dati regionali su distribuzione e redditi. Dal punto di vista della distribuzione geografica, secondo i dati Enpapi, l’esercizio libero professionale prevale in Lombardia, seguito da Lazio, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Campania. Il Nord Ovest, di fatto, ha il maggior numero di iscritti. «La libera professione infermieristica – spiega Mario Schiavon, presidente Enpapi – ha vissuto, per lungo tempo, anche un incremento nei fatturati e nei redditi conseguiti: questo processo, purtroppo, si è concluso nel 2010, quando le medie nazionali hanno iniziato a diminuire, a causa delle conseguenze della crisi finanziaria iniziata nel 2007/2008. Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2013, si attestano ad un livello di poco inferiore a quello del 2004». Secondo i dati Enpapi i redditi da libera professione sono pari a 364,131 milioni circa per un volume di affari di circa 410 milioni. Il reddito medio di un libero professionista è di 22.122 euro l’anno per un volume di affari che sempre in media è di 24.995 euro. Ancora dal punto di vista territoriale, i redditi/volumi di affari più alti si riscontrano in Trentino-Alto Adige, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Friuli-Venezia Giulia. La macro area che presenta i livelli più alti è il Nord Ovest. «L’espansione della libera professionale infermieristica – conclude Silvestro non è solo una conseguenza dell’interesse dimostrato dal mercato del lavoro e non è nemmeno legata alla contenuta possibilità di inserimento nella sanità pubblica: è una scelta coerente con la maturazione della professione e con la consapevolezza dei professionisti infermieri della specificità e autonomia del loro pensiero e del loro agire dopo un ricco e peculiare percorso formativo. Siamo convinti che l’esercizio libero professionale sarà valore aggiunto per la costante ridefinizione delle modalità e dei contenuti della risposta assistenziale infermieristica e per l’ulteriore crescita e visibilità del gruppo professionale».

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