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Legge di Stabilità e tagli: le Regioni verso un’ipotesi condivisa

conferenza regioni

Chiamparino: «Siamo vicini ad un accordo, mancano solo i dettagli». Ma il Veneto dice no ai tagli alla sanità, formalizzato a verbale il parere contrario della Regione.
Si ipotizza una Conferenza straordinaria delle Regioni e delle Province autonome per definire al meglio in che modo ripartire il taglio per complessivi 5,7 miliardi di euro (tra legge di stabilità 2015 e tagli dei governi Monti e Letta) tra le varie voci di bilancio delle Regioni. A confermarlo è lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino: «siamo vicini ad un accordo – ha chiarito Chiamparino – mancano solo i dettagli». Le Regioni hanno tempo fino al 31 gennaio per presentare una proposta unitaria di riparto dei tagli (“in sede di auto coordinamento” e “da recepire con intesa sancita dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, entro il 31 gennaio 2015”, così recita la legge di stabilità). E comunque a breve dovrebbe svolgersi anche un incontro tra le Regioni e il Governo, ma la data non è ancora stata definita. «La proposta finale non c’è», esiste però «un’intesa generale» ed «entro il 28 incontreremo il governo», ha detto il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Caldoro. Le tre voci su cui graveranno i tagli saranno il Patto verticale incentivato, il Fas e la sanità «per una cifra pari a 2,2 miliardi. In sostanza rinunciamo all’aumento previsto per il Fondo sanitario nazionale 2015, non sono propriamente tagli», ha fatto sapere presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Durissimo invece il commento del Presidente della Regione Veneto Luca Zaia agli esiti del confronto di ieri a Roma in sede di Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dove l’Assessore alla Sanità Luca Coletto ha fatto formalizzare il parere contrario del Veneto. «La politica e i giochetti romani passeranno; le esigenze di cure dei Veneti restano» ha detto Zaia «Diciamo NO ai tagli alla sanità, che ci sono e sono pesantissimi. I Veneti di questo schiaffo si ricorderanno e per noi sarà la madre di tutte le battaglie». «Posso comprendere- aggiunge Zaia – il bisogno di tranquillizzare del Presidente Chiamparino, al quale riconfermo la mia stima, e di altri colleghi Presidenti, ma ho l’impressione che stiamo parlando di due bilanci diversi. Io riconfermo che i tagli ci sono, che ammontano a cifre esorbitanti, e che colpiscono le Regioni virtuose come il Veneto al pari di quelle sprecone». «È il momento di far sapere dettagliatamente alla gente come stanno le cose – incalza Zaia – e quindi elenco di seguito, voce per voce, tutto quello che il governo ci costringerebbe a rimettere in discussione: 1) nessun aumento del Fondo Sanitario per il 2015, che avrebbe significato per noi circa 200 milioni in più; 2) un taglio generale di 500 milioni su un totale di 800 riservati in sede di Patto Nazionale per la Salute agli investimenti per l’edilizia ospedaliera, che per il Veneto mette a rischio il nuovo Ospedale di Padova e quello del Veneto Orientale; 3) il mancato rifinanziamento delle prestazioni extra Livelli Essenziali di Assistenza; 4) la riduzione degli investimenti in macchinari, ai quali destiniamo ogni anno 70 milioni di euro; 5) la necessità di porre un limite (mai esistito in Veneto) alla spesa per i farmaci oncologici ad alto costo, tenendo presente che due giorni di terapia possono arrivare a costare 60 mila euro, ciò che consente allo IOV di non avere limitazioni nella prescrizione di questa classe di farmaci; 6) l’impossibilità di dare copertura al 100% del turnover del personale; 7) il blocco dello sviluppo delle campagne vaccinali, che in Veneto prevede per il 2015 l’erogazione gratuita del vaccino contro il papilloma virus anche ai giovani maschi». «In teoria – aggiunge il Governatore – tutto ciò potrebbe essere finanziato solo aumentando l’Irpef e i ticket, cosa che dal 2010 non abbiamo mai fatto. Non lo faremo di certo nemmeno stavolta per salvare le migliaia e migliaia di forestali della Sicilia e della Calabria. Confermo che ricorreremo in ogni possibile sede giurisdizionale contro la legge di stabilità». «Il nostro no – fa sapere da parte sua Coletto – è stato fatto verbalizzare da me in persona, quindi non si parli di accordo raggiunto tra le Regioni. Basta e avanza – aggiunge Coletto – per affermare che si sta dando un colpo mortale al diritto costituzionale alla salute uguale per tutti sancito dall’articolo 32 della Carta, che i roboanti impegni ad applicare i costi standard per tagliare davvero gli sprechi e non i servizi erano solo parole, che dovremo ancora una volta fare i salti mortali per dare ai nostri cittadini il livello di cure che meritano e che si pagano ampissimamente con le loro tasse. Alla fine del massacro – conclude Coletto – sul Veneto cadranno tagli per non meno di 240 milioni».

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