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Dallo Smi una firma critica sul documento di intesa che riapre le trattative per la riorganizzazione delle cure primarie

pina onotri

I punti contestati: finanziamento, modalità di costituzione e governance delle aggregazioni funzionali territoriali, autonomia delle regioni rispetto alle sperimentazioni già in atto.
Arriva una “firma critica” da parte del Sindacato dei Medici Italiani-Smi sul documento di intesa proposto, ieri notte, ai sindacati medici (per lo Smi erano presenti i dirigenti nazionali Alfredo Granito e Bruno Agnetti) dal Comitato di Settore Sanità della Conferenza della Regioni, per superare lo stallo nelle trattative per il rinnovo delle convenzioni per la riorganizzazione delle cure primarie. Smi, presente in tutte le aree della convenzionata, insieme a Unp per la pediatria e in Fespa per la specialistica ambulatoriale, aveva già dato un prima via libera al testo. Ora, giunge anche la firma, fortemente critica, pure per la medicina generale. Per Pina Onotri, segretario generale dello Smi: «La firma è un atto dovuto per superare lo stallo nelle trattative, ma chiederemo di mettere a verbale le nostre osservazioni critiche. Sono state, infatti, recepite modifiche importanti all’atto di indirizzo per la specialistica ambulatoriale e per la pediatria, mentre per la medicina generale permangono importanti punti controversi. Tra le noti dolenti il nodo del finanziamento delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), le modalità di costituzione e di governance delle stesse. Ambiguo, quindi da respingere, il riferimento alle “sperimentazioni in atto in alcune Regioni”, viste le storture a danno di continuità assistenziale e 118 fatto in alcune realtà, in prima fila la Toscana». «Si limita fortemente la legge Balduzzi – spiega ancora Onotri – ma si continuano a non affrontare diversi problemi, come quello relativo alla necessità di coniugare ruolo unico e tempo pieno. Non solo: non si fa riferimento alla riallocazione delle risorse disponibili grazie ai risultati clinici ottenuti e dalla appropriatezza degli strumenti utilizzati dalla medicina generale (farmaceutica, specialistica ambulatoriale, diagnostica e gestione delle patologie croniche in generale secondo PDT condivisi) e, più in generale, si elude il nodo dell’assenza di fondi adeguati (come previsti invece in un recente accordo in Veneto) in grado di poter finanziare la riorganizzazione del territorio». «Infine – continua il segretario generale Sm – si disciplinano a livello generale solo le AFT, mentre le UCCP vengono demandate alle regioni con un finanziamento interno al SSN e non a carico della convenzione». «Ci rivedremo con la Sisac – conclude Onotri – e in quella sede avanzeremo le nostre ulteriori proposte, a partire dalla necessità di prendere a modello realtà regionali virtuose come quella veneta, dove è stato recentemente firmato un accordo, con risorse adeguate, per la medicina di gruppo funzionale, e non strutturale, come si tende, invece, a fare nel resto del Paese. E con una grande centralità dei medici di medicina generale».

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