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Salute globale: L’Italia torna a sostenere e a dare il suo contributo per il Global Found

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«La salute globale è uno dei punti fondamentali dello sviluppo, anche in vista dei negoziati per l’adozione dell’Agenda post 2015, e i Principi guida della Cooperazione italiana in ambito sanitario, aggiornati all’ottobre 2014, forniscono un approccio multisettoriale ed integrato che fa ampio riferimento ai temi cari all’Italia: l’accesso universale ai servizi sanitari e ai farmaci essenziali, la protezione vaccinale e il rispetto dei diritti umani in ambito socio-sanitario». Lo ha detto il Direttore Generale della Cooperazione italiana allo sviluppo, Giampaolo Cantini, in occasione del convegno internazionale “L’Italia e le sfide future della salute globale”, promosso ieri alla Farnesina dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, dall’Associazione Amici del Fondo Globale-Europa, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Fondo Globale per la lotta all’AIDS, la Tubercolosi e la Malaria. Obiettivo dell’incontro quello di affrontare il problema generale delle diseguaglianze in ambito sanitario, prendendo spunto dal rinnovato impegno dell’Italia nel Fondo Globale contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria (Global Fund), e riflettere sul posizionamento del nostro Paese nei confronti delle sfide future della salute globale. In occasione del quarto Replenishment tenutosi nel dicembre 2013 a Washington, «il nostro Paese» ha spiegato Cantini «ha riaffermato la ferma volontà di tornare ad essere contributore finanziario delle attività dell’organizzazione. Segno di questo cambio di passo è l’aver già erogato la prima tranche di 30 milioni lo scorso anno ed il fatto che si stia lavorando per procedere al versamento anche della seconda in tempi brevi». In tal senso, ha ricordato il Direttore, «lo scorso novembre è stato firmato un memorandum d’intesa con il Fondo Globale che mira proprio ad individuare possibili future forme di collaborazione che permettano di investire al meglio nel capitale finanziario, di esperienze e di idee che abbiamo costruito in molti anni di forte impegno nella lotta alle pandemie». Nel quadro della partnership con il Global Fund, ha ribadito Cantini nel suo intervento conclusivo, è necessario approfondire anche un’azione di riflessione «sui contenuti, le strategie e le forme concrete di collaborazione sul terreno». Un ruolo cruciale in tal senso sarà svolto dalla legge di riforma della Cooperazione, con cui l’Italia si dota di un nuovo quadro di riferimento che assicura meccanismi istituzionali di coordinamento e amplia la partecipazione dei soggetti istituzionali e della società civile, introducendo un partenariato pubblico-privato e dotandosi di organismi e strumenti finanziari innovativi. «La continuità dell’impegno finanziario dell’Italia – ha concluso il Dg – presuppone il coinvolgimento del sistema Italia, che può mettere a disposizione risorse ed expertise». Quella del Fondo globale, ha affermato il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in un messaggio letto ai partecipanti al convegno, è ”tra le storie più positive da narrare”, avendo contribuito in maniera decisiva ”a rafforzare le capacità di sistema e a ridurre in maniera significativa la mortalità delle popolazioni più povere. I numeri – ha aggiunto – sono impressionanti: 7,3 milioni di persone hanno ricevuto cure antiretrovirali; 12,3 milioni di pazienti hanno ricevuto trattamenti contro la tubercolosi; 450 milioni di persone hanno ricevuto zanzariere speciali,;30 miliardi di dollari sono stati spesi in più di mille programmi in 51 Paesi. Possiamo affermare – ha concluso – che il sogno dal quale era partito il Fondo è stato, almeno in parte, realizzato”. “Il Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la tubercolosi e la malaria (Global Fund)” ricorda in una nota la Cooperazione italiana allo sviluppo “è nato su impulso della presidenza italiana del G8 del 2001 e il nostro Paese vi ha contribuito fino al 2008 per oltre 1 miliardo di dollari. L’Italia è l’ottavo contributore del Fondo e per il triennio 2014-2016 ha formulato un pledge di 100 milioni di euro. Il Fondo è un’iniziativa di partenariato pubblico-privato, cui aderiscono 44 Stati (inclusi tutti i G8 e nove paesi europei non-G8), organismi internazionali (come la Commissione europea, la Banca mondiale, l’Organizzazione mondiale della sanità, l’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids) e associazioni private (World Economic Forum, Global Alliance for Vaccines and Immunization, Gates Foundation), Ong e organizzazioni della società civile. La salute rappresenta uno dei principali settori di intervento per la Cooperazione italiana allo sviluppo che vanta una lunga e positiva tradizione in questo campo. Nel 2014 la Direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo ha erogato circa 62,5 milioni di euro per interventi nel settore sanitario, di cui quasi 28 milioni destinati ai Paesi africani. Le iniziative della Cooperazione italiana sono principalmente volte a offrire assistenza ai Paesi partner per migliorare le politiche e le pratiche in campi prioritari quali: l’organizzazione e gestione dei servizi sanitari di base, il controllo delle malattie trasmissibili, l’igiene ambientale, le emergenze mediche e chirurgiche, la lotta contro la mortalità materna e infantile, il controllo delle malattie croniche e degenerative, la promozione e protezione dei diritti delle persone con disabilità”.

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