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Trauma cranico: 20mila persone anno con conseguenze a lungo termine. Boldrini (Simfer), preoccupazione per tagli sanità

paolo boldrini

‘Uniti contro il trauma’. 23 ottobre Fnatc celebra 10 anni di attività.

“Epidemia silente”. Così viene definito il trauma cranioencefalico, sia per la vastità del fenomeno, sia per il suo impatto sul piano sanitario e sociale. Nonostante ciò è ancora largamente sconosciuto e sottostimato. Le ultime ricerche sul tema parlano chiaro: in Italia dalle 140.000 alle 150.000 persone vengono ricoverate ogni anno in ospedale per trauma cranioencefalico: circa 20.000 con difficoltà residue a lungo termine (fisiche, mentali) dovute a trauma cranico. Circa 14.000 affette da trauma cranioencefalico “grave” o “gravissimo”, con stato di coma più o meno protratto; si stima che almeno la metà di esse, oltre alle cure intensive e neurochirurgiche, necessitino di trattamenti riabilitativi specializzati, lunghi e costosi, a causa di menomazioni fisiche, mentali, comportamentali e di misure di assistenza a lungo termine. Su 100 persone ricoverate in riabilitazione dopo un grave trauma cranioencefalico, le percentuali si dividono quasi equamente tra coloro che riprendono la loro vita precedente, chi presenta qualche limitazione dell’autonomia e chi registra disabilità importanti. Infine quasi un quarto dei soggetti interessati rimane in stato vegetativo. La causa principale in tutte le società industrializzate dell’Occidente è rappresentata dagli incidenti stradali (In Italia, circa il 60% di tutti i traumi cranioencefalici), specialmente automobilistici. Altre cause importanti sono gli incidenti domestici (specie per i bambini e gli anziani), quelli sul lavoro (circa il 20% di tutti i traumi in età adulta, fra i 30 e 60 anni), gli incidenti sportivi. Il maggior numero di traumi cranioencefalici e di decessi si registra nella fascia fra i 15 e 35 anni, con netta prevalenza del sesso maschile. Si tratta per lo più di persone in piena età scolastica o lavorativa, perfettamente sane al momento del trauma. Altre fasce a rischio sono i bambini sotto i 5 anni e gli anziani. «Il trauma cranico ‘grave’ – dichiara Paolo Boldrini, Direttore del Dipartimento di Riabilitazione Ospedale Territorio ULSS9 Treviso e Presidente della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (Simfer) – non è solo una malattia dell’individuo ma di tutta la famiglia; comporta interruzione del curriculum scolastico, perdita del lavoro e del reddito (del traumatizzato, ma spesso anche dei famigliari, che debbono assumersi oneri di assistenza a lungo termine), necessità di cure ed assistenza per lunghi periodi. L’assistenza in fase acuta (rete dei servizi di emergenza, rianimazione, neurochirurgia) è in Italia a livelli generalmente soddisfacenti. Le strutture riabilitative ospedaliere specializzate per la cura di queste persone sono abbastanza diffuse e qualificate, ancora con alcune carenze di posti letto per lo più nel sud ed isole. C’è preoccupazione – sottolinea Boldrini – che i tagli alla sanità possano penalizzare le strutture di Alta specialità riabilitativa deputate a trattare questi problemi, poiché sono ovviamente costose e necessitano di attrezzature e personale molto qualificati. La rete dei servizi territoriali invece presenta forti diversità da zona a zona, i problemi più rilevanti sono quelli dell’assistenza a lungo termine, sia per i pazienti che per le famiglie, e le misure di supporto sociale. Particolarmente problematica – spiega Boldrini – è l’assistenza alle persone che dopo una grave cerebrolesione presentano difficoltà cognitive (di memoria, di linguaggio) o di comportamento (difficoltà a rispettare le regole sociali, irrequietezza, apatia…) perché per loro è difficile l’inserimento in famiglia e la ripresa di partecipazione sociale, e comportano un grave carico emotivo e materiale su chi si deve prendere cura di loro». Paolo Boldrini illustrerà gli ultimi dati sul trauma cranico nel corso dell’evento celebrativo per i dieci anni di vita della Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico (FNATC), Onlus che riunisce l’Italia solidale del volontariato, organizzato per il prossimo 23 ottobre presso l’Auditorium del Ministero della Salute (Lungotevere Ripa, 1 – Roma, h 10:00). Al meeting parteciperanno anche i rappresentanti delle Associazioni di volontariato che svolgono attività di assistenza e percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale, scolastico e lavorativo di soggetti affetti da disabilità cognitivo-motoria da Grave Cerebrolesione Acquisita (GCA). Saranno presenti testimonial provenienti dal campo medico-scientifico, da quello politico-istituzionale e dal mondo dell’arte e dello spettacolo, che terranno idealmente a battesimo le varie iniziative promosse, come l’assegnazione di un premio di €1.500 ad una tesi di Laurea in Medicina e Chirurgia, con focus sul reinserimento sociale e familiare dei traumatizzati cranici. Nel corso dell’evento celebrativo, saranno consegnati gli attestati di benemerenza relativi al “Premio Solidarietà FNATC”. Il riconoscimento andrà a persone, istituzioni e aziende che, attraverso atti di altruismo, di spontaneo aiuto e di assistenza e tutela di diritti abbiano sostenuto persone con disabilità gravi e le loro famiglie, che possano essersi trovate in situazioni di emarginazione e svantaggio sociale

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