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Al Congresso della Sifo arriva il manuale del farmacista di dipartimento

farmacisti ospedalieri

Sarebbe ora che anche in Italia venisse introdotto il farmacista clinico di dipartimento, figura chiave per migliorare sicurezza e appropriatezza delle cure e sostenibilità del servizio sanitario nazionale. Lo chiede SIFO, la Società dei farmacisti ospedalieri e dei servizi territoriali delle aziende sanitarie, che a supporto di questa proposta ha presentato il manuale “Il farmacista di dipartimento – Antimicrobial stewardship”. Il volume, distribuito in questi giorni al 38° congresso nazionale di Roma, riassume il progetto ‘Antimicrobial stewardship’, che ha visto al lavoro a stretto contatto dei medici, per un anno, farmacisti esperti di infezioni e farmaco resistenze. «Il volume che presentiamo- afferma Piera Polidori, consigliere nazionale SIFO e responsabile del progetto Antimicrobial Stewardship- è un nuovo manuale SIFO di riferimento, completo di tutti gli aspetti legati alla sicurezza del paziente a alla qualità assistenziale, e individua indicatori di processo e di esito in infettivologia». Per i suoi contenuti, può rappresentare un utile strumento per la diffusione del farmacista clinico di dipartimento e/o di reparto nelle Aziende sanitarie italiane. Negli ultimi anni la SIFO ha dedicato una importante attenzione allo sviluppo e all’implementazione di questa figura, imprescindibile «per assicurare il miglioramento della sicurezza dei pazienti, la qualità dell’assistenza farmaceutica e per mantenere sostenibile il sistema» afferma ancora Polidori-. «Questa nuova figura, già diffusa in altri paesi, può rappresentare un nuovo orizzonte di sviluppo professionale utile all’ampliamento delle opportunità di lavoro». E può essere un valido ‘alleato’ nel contrasto alle farmaco resistenze. «Ad oggi è divenuta sempre più necessaria l’adozione di una politica sanitaria volta ad un uso più razionale dei farmaci antimicrobici, tenuto conto di una molteplicità di fattori quali: entità globale della problematica, diffusione di patogeni multi- o toti-resistenti, modifica dell’epidemiologia di alcune condizioni infettive, scarsità di nuove molecole attive». E aggiunge: «I programmi ospedalieri di gestione degli antimicrobici, proprio come quello sperimentato in questo progetto, sono elementi necessari per l’attuazione di una politica degli antibiotici nelle strutture assistenziali». Il progetto ‘Antimicrobial Stewardship’, già presentato al 37° congresso SIFO del 2016, si è svolto negli ospedali di Torino, Milano, Alto Vicentino di Thiene (Vicenza), Ferrara, Sassari e Acquaviva delle Fonti (Bari). I farmacisti hanno lavorato in collaborazione con i medici e monitorato l’andamento dei casi di infezioni verificatisi durante i ricoveri in ospedale, occupandosi in particolare di gestire l’impiego dei farmaci antifungini e antimicrobici, controllando la preparazione, la scelta delle terapie, l’appropriatezza e anche le scorte. Il tutto facendo riferimento alle linee guida dei singoli ospedali. Complessivamente, sono state esaminate 3.294 cartelle cliniche. Il lavoro dei farmacisti ha fatto registrare, negli ospedali in cui hanno operato, un aumento medio del 42% nello switch dalla terapia antibiotica iniettabile a quella orale; un miglioramento del 5% nella correzione della posologia, una riduzione del 34% delle scorte di farmaci nell’armadio di reparto; u n aumento del 4% delle segnalazioni di allergie e un aumento del 275% nella rilevazione delle reazioni avverse ai farmaci, quindi un vero e proprio ‘boom’ di quella che viene definita farmacovigilanza attiva. Si è registrato, infine, anche un miglioramento anche nella preparazione dei farmaci e antibiotici in reparto.

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