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Continua la crescita della speranza di vita alla nascita ma permangono nette le differenze territoriali

anziani

Pubblicato dall’Istat  l’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, riferiti alle province e alle città metropolitane italiane, coerenti e integrati con il framework Bes adottato a livello nazionale.

Continua la crescita della speranza di vita alla nascita che, dopo la flessione del 2015, nel 2017 si attesta a 82,7 anni a livello nazionale, con un guadagno medio di 2 anni rispetto al 2004. La crescita riguarda tutte le province italiane, ma con intensità molto diverse. Si modifica di conseguenza la graduatoria territoriale e alcune province arretrano notevolmente. Fermo perde 58 posizioni rispetto al 2004 (+0,6 anni rispetto al 2004), Cosenza ne perde 51 (+0,9), Brindisi arretra di 43 (+1 anno). Gli avanzamenti maggiori riguardano Trieste (+59 posizioni), Biella (+55), Cremona (+50), con guadagni di almeno 3 anni di vita media rispetto al 2004. È quanto rileva l’Istat che ha pubblicato l’aggiornamento annuale del sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile dei territori, riferiti alle province e alle città metropolitane italiane, coerenti e integrati con il framework Bes adottato a livello nazionale. “I 56 indicatori statistici inseriti nell’edizione 2019 – spiega l’Istat – sono articolati in 11 domini: Salute; Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Benessere economico; Relazioni sociali; Politica e istituzioni; Sicurezza; Paesaggio e patrimonio culturale; Ambiente; Innovazione, ricerca e creatività; Qualità dei servizi. Rispetto al Rapporto Bes nazionale, composto da 12 domini, non è considerato il Benessere soggettivo, per la mancanza di fonti di adeguata qualità statistica mentre diverse componenti del benessere sono descritte per mezzo di misure ulteriori”. Relativamente alla speranza di vita le differenze territoriali permangono nette. Nel 2017 la distanza tra la città metropolitana di Napoli, in ultima posizione con 80,7 anni, e Firenze (84,0), prima insieme a Prato e Treviso, è di 3,3 anni. Resta anche confermato il vantaggio di gran parte delle province del Nord-est e del Centro (escluse quelle del Lazio), mentre livelli molto al di sotto della media-Italia accomunano i territori di Campania e Sicilia, pur
con gradazioni diverse. Nel 2004 l’aspettativa di vita per le donne in Italia era di 83,6 anni contro i 77,9 degli uomini. Questa differenza (+5,7 anni) si è andata riducendo negli anni, in maniera diffusa nel territorio. I maggiori progressi, nel tempo, riguardano infatti la speranza di vita degli uomini, con un guadagno medio di +2,7 anni a livello nazionale, doppio rispetto a quello delle donne (+1,3). Nel 2017 il divario tra le donne (84,9) e gli uomini (80,6) è di 4,3 anni. Tra le province la crescita è generalizzata, sia per gli uomini che per le donne, ma le intensità sono diverse. Per la speranza di vita degli uomini gli incrementi più bassi si registrano quasi esclusivamente nel Mezzogiorno, con l’eccezione di Fermo (+1,1), che rappresenta il minimo assoluto. Gli incrementi più alti, invece, si distribuiscono in tutte le aree del Paese ma sono prevalenti al Nord, con Sondrio e Lecco che registrano la crescita maggiore (+3,9). Le differenze nella speranza di vita di uomini e donne, nel 2017, disegnano ancora una mappa variegata, che non denota
un gradiente territoriale netto tra nord e sud e rivela contrasti all’interno delle regioni e delle ripartizioni.

 

I principali risultati
La multidimensionalità del benessere equo e sostenibile si coglie bene attraverso l’articolazione dei profili territoriali, spesso non in accordo con il tradizionale gradiente nord-sud. Tuttavia quest’ultimo rimane una chiave di lettura adeguata per molte e importanti componenti del Bes. Le province e le città metropolitane di una stessa regione o ripartizione geografica possono infatti presentare profili molto diversi che rimandano a veri e propri dualismi territoriali. Ciò vale sia per il Mezzogiorno, generalmente diviso tra aree svantaggiate e aree ultra-svantaggiate, sia per il Centro-nord del Paese dove, in un quadro generale di maggiore benessere, emergono distanze ampie per alcuni domini o per singole determinanti del Bes tra le province di una stessa area. In molti casi le differenze territoriali sono distribuite nello spazio geografico e costituiscono vere e proprie specificità di singoli contesti locali. Ma si riscontrano anche polarizzazioni e disuguaglianze strutturali, sostenute da reciproche influenze e effetti di “contagio” tra province limitrofe, che si riflettono in segmentazioni nette e ampie tra il Centro-nord e il Mezzogiorno. Si caratterizzano in questo senso i domini del Lavoro, del Benessere economico, dell’Innovazione, ricerca e creatività, della Qualità dei servizi. Lo stesso gradiente si ritrova per la speranza di vita, per la presenza di donne nei consigli comunali, per la raccolta differenziata, per la capacità di riscossione dei Comuni, nonostante i diffusi progressi delle province del Mezzogiorno realizzati su queste misure e la conseguente convergenza territoriale registrata nel tempo. Quadri territoriali più variegati si rilevano per gli indicatori di mortalità, nei domini dell’Istruzione, della Sicurezza e dell’Ambiente.

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