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Censis: Le spese private per sanità e welfare sono ormai un obbligo

portafoglio

Presentata la ricerca “Dal cash cautelativo alla protezione” condotta dal Censis per il Forum Ania-Consumatori.

Cresce la spesa privata nel welfare, ma rimangono al palo le forme di welfare integrativo, a causa di una scarsa conoscenza e mancata presa di
coscienza delle opportunità ad esse legate. Infatti: solo il 20% degli italiani conosce bene gli strumenti di sanità integrativa, il 23,3% quelli di previdenza complementare, il 15,6% quelli di tutela dalla non autosufficienza; il 66,5% di chi risparmia è favorevole a destinare quote di risparmio verso forme di protezione complementari: per il 53,9% però, il favore è condizionato da cosa otterrebbe a fronte degli sforzi, ossia
dalle caratteristiche dei prodotti di welfare integrativo. È quanto emerge dall’indagine “Dal cash cautelativo alla protezione” condotta dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, fondazione costituita dall’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici). Nel 2018 – rileva la ricerca – si è ampliato fino a 4.244 miliardi di euro il portafoglio delle attività finanziarie delle famiglie italiane, in cui emerge il boom continuo del contante, pari a 1.379 miliardi di euro, il 7,5% in più rispetto al 2015. Un valore che è superiore al Pil della Spagna, corrispondente a quello di un Paese che si collocherebbe al quarto posto nella graduatoria delle economie della Ue post-Brexit, dopo Germania, Francia e la stessa Italia. Rispetto al 2008 il contante è aumentato di 201 miliardi di euro, un valore pari al Pil del Portogallo. Il cash che non smette di aumentare nei portafogli delle famiglie è la terapia contro l’incertezza. Il 64,1% degli italiani accantona soldi. Di questi, il 66,1% per fronteggiare spese impreviste e il 52,3% per sentirsi le spalle coperte. Non tutti risparmiano, però. Il 35,9% degli italiani non ci riesce, il 25,2% lo fa fino al 5% del proprio reddito mensile, il 23,6% tra il 6% e il 15%, il 10,5% tra il 15% e il 20%, il 4,9% oltre il 20%. C’è una forte polarizzazione nella capacità di crearsi difese monetarie proprie. Ma anche chi non risparmia deve fronteggiare costi un tempo coperti dal sistema di welfare pubblico. Infatti, le spese private per il welfare pesano sui redditi per l’81,5% delle famiglie e riguardano di più le famiglie che non riescono a risparmiare (85,6%) rispetto a chi invece risparmia (79,2%) o risparmia tanto (76%). “Questo è il nuovo volto della disuguaglianza cresciuta dopo la crisi. Nessuno è al riparo dalle spese private per prestazioni di welfare, ma meno si riesce a risparmiare più questo pesa sui budget familiari” sottolinea il Censis che evidenzia come “le spese private per sanità e welfare sono ormai un obbligo”: Il 72,7% degli italiani ha dovuto ricorrere all’offerta privata per una prestazione di welfare almeno in una occasione nel corso dell’anno, anche se sulla carta il servizio era disponibile nel sistema pubblico, a titolo gratuito o a costo contenuto (il dato sale al 75,9% nel Sud). Il 42,9% degli italiani afferma che, benché le prestazioni di cui hanno bisogno siano disponibili nel sistema di welfare, nella realtà è difficile accedere nel momento in cui se ne ha effettivamente bisogno. Il 40,7% ritiene che nel pubblico non ci sia tutto ciò di cui ha bisogno e per questo ricorre al privato. Solo il 16,3% sostiene che non c’è bisogno del privato perché il pubblico ha un’offerta adeguata.

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