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Campi elettromagnetici e i rischi connessi alle nuove tecnologie, il Rapporto Isde – European Consumers

elettromagnetismo

“Le conclusioni a cui siamo giunti – evidenziano Isde -Medici per l’Ambiente e European Consumers –  è che, se è vero che non si possono bloccare le innovazioni tecnologiche, esse devono essere tuttavia impiegate su larga scala solo dopo averne compiutamente considerato i possibili impatti ambientali e sanitari e solo dopo un efficace adeguamento delle normative in relazione alle conoscenze scientifiche, privilegiando la salute e l’ambiente prima di qualsiasi interesse economico”. Il Rapporto

“Il problema dell’invasività e dei rischi dei campi elettromagnetici ad alta frequenza è già stato trattato dalle nostre Associazioni. Nel corso degli anni si sono accumulate numerose evidenze sull’effetto nefasto di questa forma di inquinamento sulla salute umana e sull’ambiente. Nell’ultimo decennio sono state diffuse risoluzioni scientifiche e governative, consensi scientifici e documenti di posizione, rapporti di gruppi di scienziati indipendenti e appelli ai governi per invitare a limitare la diffusione dell’uso di tecnologie di comunicazione promuovendo standard di sicurezza per i campi elettromagnetici basati su evidenze biologiche. Alle raccomandazioni provenienti dal mondo scientifico, purtroppo, come nel caso dei pesticidi, delle emissioni in atmosfera e degli inquinanti organici persistenti (POP), è generalmente seguita una notevole inerzia normativa sia a livello europeo che nazionale. Ancora di più è trascurato, a livello politico e amministrativo, l’effetto sinergico di queste fonti di inquinamento, così come il Principio di Precauzione che dovrebbe guidare qualsiasi scelta in ambito gestionale”. È quanto sottolineano Isde-Medici per l’Ambiente e l’European Consumers che aggiungono “Nel frattempo i campi elettromagnetici artificiali e l’inquinamento diffuso hanno continuato ad aumentare significativamente per motivazioni più legate a interessi economici privati che a effettive necessità o al concreto interesse per la salute pubblica e la tutela ambientale. Negli ultimi tempi una notevole inquietudine si è diffusa anche presso i non addetti ai lavori per la nuova tecnologia 5G che minaccia, in un quadro già pericoloso almeno a livello locale, un ulteriore incremento dei campi elettromagnetici artificiali e l’utilizzo di frequenze mai utilizzate su così ampia scala in assenza di regole adeguate e di efficaci sistemi di monitoraggio dell’esposizione pubblica. Per questi motivi e per porre, ancora una volta, all’attenzione pubblica e ai mass media i rischi correlati a queste tecnologie abbiamo trattato in maniera per quanto possibile sintetica le informazioni provenienti dalla ricerca scientifica, offrendo al lettore una notevole bibliografia con la quale aumentare la propria conoscenza e farsi una propria idea della situazione presente, a nostro parere già inquietante. Le conclusioni a cui siamo giunti – evidenziano Isde e European Consumers –  è che, se è vero che non si possono bloccare le innovazioni tecnologiche, esse devono essere tuttavia impiegate su larga scala solo dopo averne compiutamente considerato i possibili impatti ambientali e sanitari e solo dopo un efficace adeguamento delle normative in relazione alle conoscenze scientifiche, privilegiando la salute e l’ambiente prima di qualsiasi interesse economico. Per tutelare la salute pubblica si rende indispensabile recepire gli studi scientifici più recenti ed attuare quanto indicato dalla Raccomandazione 1815 dell’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa del 2011, volta ad abbassare i limiti di esposizione alle radiofrequenza in relazione all’uso privato di telefoni mobili, telefoni DECT (cordless), WiFi, WLAN e WIMAX per computer, Baby Phones a 0,2 V/m sul “lungo termine”, mentre secondo il rapporto Bionitiative 2012 sulla base delle evidenze sperimentali e del principio di precauzione deve essere portato a 0,6 V/m nell’immediato. In relazione al 5G, fermi restando i presupposti di cui sopra, è necessaria una moratoria per valutare adeguatamente gli effetti sulla salute e sull’ambiente delle frequenze utilizzate, anche in relazione alla loro prevista onni-pervadenza. Vanno inoltre valutati i possibili effetti sulla sempre più folta comunità degli Elettrosensibili e sui soggetti potenzialmente più vulnerabili, come i bambini. Riteniamo inoltre doveroso, sulla base delle evidenze disponibili, il divieto di installazione di reti Wi-Fi negli asili e nelle scuole frequentate da bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni e il divieto di posizionamento di ripetitori di radiotelefonia in prossimità degli stessi luoghi. Vi deve essere obbligo, per le Agenzie di Salute Pubblica, di valutare i rischi per la salute connessi alle radiofrequenze, selezionando studi scientifici indipendenti ed escludendo quelli finanziati dall’industria delle telecomunicazioni o da fondazioni ed enti finanziati dalla stessa. Riteniamo che debba essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica l’intera Strategia per le Telecomunicazioni. Ricordiamo che il processo di VAS impone criteri ampi di partecipazione, tutela degli interessi legittimi e trasparenza del processo decisionale, attraverso il coinvolgimento e la consultazione dei soggetti competenti in materia ambientale e del pubblico che in interessato dall’iter decisionale. Auspichiamo la promozione di investimenti pubblici e detassazione per la connettività in fibra ottica e via cavo, che è la tecnologia più efficiente e sicura per la salute e per l’ambiente. Su questi presupposti siamo lieti di offrire al pubblico il nostro rapporto, svolto in modo del tutto indipendente” concludono Isde e European Consumers invitando di poter ricevere costruttivi feedback “per migliorare ulteriormente la conoscenza di base e la divulgazione delle problematiche correlate all’incremento dei campi elettromagnetici artificiali e alla necessità di un adeguata normativa e di processi per quanto possibile trasparenti e partecipati di valutazione degli impatti delle nuove tecnologie”.

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