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Un buon ‘Day-service’ per salvare la vita alle persone con diabete

medico

Lo screening delle complicanze del diabete è fondamentale per prevenire le complicanze di questa malattia, ma perché sia efficace è necessario creare un percorso facilmente fruibile dai pazienti. È quanto sottolinea uno degli studi presentati dai giovani soci Sid a Barcellona al 55° congresso annuale dell’Easd.

Lo screening per le complicanze croniche del diabete è uno strumento di prevenzione cardiovascolare fondamentale e altamente raccomandato per la popolazione con diabete tipo 2. Tuttavia, nella pratica clinica la programmazione delle indagini e delle visite di screening varia spesso in base alle risorse disponibili e all’organizzazione dei singoli centri di cura. Ad oggi non è noto se la variazione dell’intensità di queste valutazioni di screening possa avere un impatto sugli eventi cardiovascolari. «Obiettivo del nostro studio – spiega Mario Luca Morieri del Dipartimento di medicina dell’Università di Padova – è stato quindi di valutare se una strategia di screening delle complicanze croniche del diabete (ossia ricerca di retinopatia, nefropatia, neuropatia e cardiopatia) eseguita in maniera ‘intensiva’ (percorso giornaliero dedicato, spesso noto come Day-Service) rispetto ad uno strategia ‘classica’ o standard (secondo i normali programmi di cura) avesse un impatto positivo sugli eventi cardiovascolari (come infarto miocardico, ictus e scompenso cardiaco)». “Per raggiungere questo obiettivo – afferma la Sid – sono stati analizzati i dati raccolti su oltre 5 mila soggetti seguiti tra il 2007 e il 2015 presso il Servizio di Diabetologia dell’Uoc Malattie del Metabolismo dell’Università di Padova. Dopo l’applicazione di analisi statistiche adeguate e allo stato dell’arte, finalizzate a ridurre il più possibile l’effetto dei principali fattori confondenti, sono stati confrontati 357 soggetti esposti allo screening intensivo con 683 soggetti esposti allo screening standard, e aventi caratteristiche cliniche simili tra di loro”. «Il nostro studio – commenta Morieri – ha evidenziato come i soggetti che avevano eseguito lo screening intensivo, avevano un rischio di eventi cardiovascolari (ossia mortalità o ricoveri per infarto miocardico, ictus o scompenso cardiaco) del 30 per cento inferiore a quello dei soggetti con screening standard. In particolar modo, lo screening intensivo si associava a marcata riduzione, circa del 57 per cento, del rischio di essere ricoverati per scompenso cardiaco. Il controllo dei fattori di rischio classici (esempio compenso glicemico e profilo lipidico) è risultato sovrapponibile nei due gruppi, pertanto è ipotizzabile che lo screening intensivo abbiamo migliorato altri importanti aspetti della cura del diabete, come ad esempio aver indotto una miglior consapevolezza rispetto al proprio stato di salute. L’effetto di questa maggior consapevolezza, potrebbe aver migliorato aspetti quali lo stile di vita o l’aderenza terapeutica, tali da indurre una significativa riduzione del numero di ricoveri per infarto cardiaco, ictus o scompenso cardiaco. Questo studio ha evidenziato che lo screening intensivo delle complicanze croniche del diabete ha un effetto positivo sulla salute cardio-vascolare, in particolare sulla riduzione del rischio di ricovero per scompenso cardiaco». “Nella pratica clinica, sebbene siano necessari altri studi di conferma, si conferma l’utilità  – sottolinea la Sid – di pianificare percorsi diagnostici-terapeutici assistenziali o Day-Service, per ridurre il peso della malattia cardiovascolare nel soggetto con diabete di tipo 2. Lo screening delle complicanze del diabete è uno strumento essenziale per ottimizzare la diagnosi e la cura della malattia cardiovascolare nel diabete. Pianificare strategie di screening intensivo con esecuzione di test diagnostici nell’arco di una sola giornata, sembra portare dei benefici sulla salute cardiovascolare a lungo termine, rispetto all’applicazione di strategie di screening con esecuzione di visite dilazionate nel tempo”. «Questo studio – commenta Angelo Avogaro, direttore Unità Operativa Malattie del Metabolismo, Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Padova – ha dimostrato l’importanza di avviare percorsi diagnostico-terapeutici per migliorare la gestione integrata del diabete tipo 2 e per ridurre il rischio di futuri problemi cardiovascolari».

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