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Dalla Stazione Leopolda l’appello per non creare un futuro di disuguaglianza

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Salute 4.0: dai giganti del web la nuova sfida per il sistema sanitario nazionale.

Le nuove tecnologie, dalle terapie personalizzate con l’ignegneria genica alle applicazioni dell’intelligenza artificiale, stanno già rivoluzionando la salute dei cittadini italiani. Ma l’ondata impetuosa dell’innovazione nasconde anche grossi rischi che il Sistema sanitario nazionale deve prepararsi ad affrontare e gestire, se non vuole consegnare l’Italia ad un futuro in cui la sanità sarà caratterizzata da una serie A efficiente e tecnologica, ma riservata a pochi. Le web company hanno accesso ai dati di milioni di pazienti e presto offriranno servizi sanitari su misura. Le scarse risorse pubbliche rischiano di non riuscire a fronteggiare i costi dell’innovazione, relegando i cittadini meno abbienti a cure di secondo livello. La rivoluzione sanitaria 4.0 richiede attenzione e coraggio da parte di un servizio nazionale già alle prese con pochi fondi, pochi medici, una popolazione sempre più anziana e fragile: è questo il messaggio lanciato dal Forum Sistema Salute che si è aperto questa mattina alla Stazione Leopolda di Firenze. «La rivoluzione digitale – ha dichiarato Giuseppe Orzati, organizzatore del Forum – offre cure e servizi sanitari su misura alle persone, anche attraverso l’abito o l’orologio. Con l’intelligenza artificiale e la domotica la casa si adatta ai bisogni del paziente. Il Sistema sanitario nazionale deve trasformarsi profondamente per rispondere anche alle spinte che arrivano dalle grandi web company, come Amazon e Google, che stanno entrando nel sistema della salute grazie alla loro capacità di conoscere con precisione i bisogni delle persone che, insieme ad una enorme disponiblità finanziaria, le mette in grado di rispondere in modo preciso ai bisogni delle persone. Se il Sistema sanitario nazionale non vuole essere spiazzato deve cambiare profondamente e questo Forum è un laboratorio per il cambiamento». Sulle sfide poste dall’innovazione tecnologica si è espressa anche l’assessore alla Salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi, che ha sottolineato l’esigenza per il sistema sanitario pubblico di innovare in modo economicamente sostenibile: «L’innovazione e la tecnologia sono una delle risorse principali per il nostro sistema: la Toscana è all’avanguardia nelle nuove tecnologie che però impongono sempre di fare un’accurata valutazione fra costi e benefici perché quello della sostenibilità finanziaria è un altro dei grandi temi da affrontare. E soprattutto ci impongono una regia a livello regionale perché non si scateni una corsa ad accaparrarsi le ultime novità che vanno introdotte dove ci sono competenze, casistiche che le richiedano e qualità per usarle al meglio. Le innovazioni sono costose e vanno usate nel modo più intelligente possibile». Una regia pubblica nell’impiego delle nuove tecnologie è fondamentale anche per garantire l’universalità del diritto alla cura, come ha sottolineato Elio Borgonovi, docente al dipartimento di Scienze sociali e politiche della Bocconi: «Offrire una salute personalizzata e di precisione significa fare importanti investimenti: la preoccupazione è per la sostenibilità non solo economica ma anche sociale e politica dell’innovazione. Per il futuro il rischio è avere una salute avanzata per una piccola parte della popolazione e una salute di livello molto inferiore per il resto dei cittadini. La grande sfida è innovare la salute evitando le disuguaglianze». Diseguaglianze che già oggi esistono tra le Regioni italiane, come ha sottolineato Daniela Bianco, partner e responsabile Area Health Care di The European House-Ambrosetti: «L’aspettativa di vita alla nascita va dagli 84 anni del trentino Alto Adige agli 81,3 della Campania. E la spesa sanitaria pro capite è di 2.720 euro in Liguria, ma cala fino a 1.756 in regioni come Puglia». Tra gli obiettivi da perseguire per abbattere le differenze e migliorare lo stato di salute dei cittadini, Daniela Bianco individua anche il superamento dell’anzianità della popolazione medica: in Italia, il 54,5% dei medici ha più di 55 anni.

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