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Epatite C: Almeno 300 mila i pazienti da stanare

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Domani da Piazza San Pietro parte il “tour italiano” dell’ambulatorio mobile per screening ematici. Necessarie nuove strategie per evitare che i trattamenti si esauriscano nel 2025. «Per il periodo 2015-2018, per 1000 pazienti trattati, si stima una riduzione a 20 anni di circa 800 eventi clinici infausti. Ciò consentirà una riduzione della spesa sanitaria di oltre 52 milioni di euro per 1000 pazienti trattati» sottolinea Francesco Saverio Mennini, Università di Roma Tor Vergata.

È partita la controffensiva contro l’Epatite C sulle strade e nelle piazze delle maggiori città d’Italia. L’ambulatorio mobile è pronto e sta scaldando il motore per partire per un lungo “tour” che toccherà città importanti, da Firenze a Palermo, con a bordo personale specializzato nell’effettuazione di esami clinici a bordo volti alla scoperta del “sommerso” per l’Hcv e anche Hiv. Domani giovedì 21 novembre alle 11, in Piazza San Pietro, un equipaggio davvero speciale darà il via a questa missione attraverso decine di piazze nazionali e Mons. Rino Fisichella benedirà l’iniziativa ed il motorhome destinato al progetto. Saranno a bordo dell’unità mobile appositamente allestita il Viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, Massimo Andreoni, Direttore Scientifico della Simit, Responsabile dell’Unità Operativa Complessa Malattie Infettive – Tor Vergata, e Loreta Kondili, Centro Nazionale Per la Salute Globale ISS, con diversi specialisti a bordo alla ricerca di pazienti con Epatite C, ignari spesso a migliaia ancora oggi del proprio stato di salute. Ha aderito al progetto, promosso da Simit con il Patrocinio del Ministero della Salute, e il contributo non condizionato di Gilead, anche Claudio Cricelli, Presidente Simg (Società Italiana di Medicina Generale). Il progetto “Alla ricerca del Virus” vanta il patrocinio del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione e l’entusiastica adesione dell’Arcivescovo Monsignor Rino Fisichella che ha accolto con gioia questa iniziativa riconoscendone un carattere umanitario eccezionale. Il piccolo ambulatorio mobile raggiungerà le “piazze del disagio” in diverse città d’Italia per incontrare direttamente chi, più di ogni altro, è potenzialmente affetto dai virus quindi: in primis HCV e HIV e altre patologie infettive ricorrenti. “I risultati sin qui raggiunti nella lotta all’Epatite C – sottolinea Simit – sono straordinari. Ad oggi, sono stati affrontati con successo 196mila casi, con benefici sia sotto il profilo clinico che sotto quello socioeconomico, con benefici per tutto il Servizio Sanitario Nazionale. Le nuove terapie infatti sono in grado di eradicare il virus in poche settimane, sono efficaci nel 98% dei casi e senza effetti collaterali. Tuttavia, i pazienti ancora da trattare sarebbero ancora diverse centinaia di migliaia, di cui molti ancora da diagnosticare. Nascono così nuove sfide. Per fronteggiare le nuove esigenze di questa fase, rappresentanti dei vari ambiti, dal mondo clinico, economico e istituzionale a quello sociale con l’Associazione dei pazienti si riuniscono per una tavola rotonda con il fine di produrre un documento tecnico con evidenze scientifiche utili per nuove politiche sanitarie”. I dati che emergono dall’analisi economica effettuata in collaborazione dal CEIS EEHTA dell’Università di Roma Tor Vergata, dal Centro di Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità e dall’Agenzia Italiana del Farmaco sui pazienti trattati con i nuovi trattamenti antiretrovirali evidenziano risultati rilevanti: «Per il periodo 2015-2018, per 1000 pazienti trattati, è stimata una riduzione a 20 anni di circa 800 eventi clinici infausti tra cui cancro, scompenso della malattia severa del fegato, morte fegato correlata o trapianto di fegato – sottolinea Francesco Saverio Mennini, Research Director, Centro EEHTA, CEIS, Università di Roma Tor Vergata. – Questa riduzione di eventi clinici consentirà una conseguente e importante riduzione della spesa sanitaria a 20 anni di oltre 52 milioni di Euro per 1000 pazienti trattati. Inoltre sempre da questa analisi emerge con forza che l’investimento iniziale sostenuto dal SSN per il trattamento di pazienti trattati dal 2015 al 2018 verrà recuperato interamente entro 5.2 anni. Da questo momento in poi si inizieranno a generare risparmi per il Ssn. L’introduzione del trattamento universale indipendentemente dallo stadio di malattia ha consentito, quindi, un’accelerazione del ritorno del investimento riducendolo a 4.5 anni per i pazienti trattati in fase lieve di malattia rispetto a 7.5 anni per i pazienti trattati in fase di una malattia più grave». Il raggiungimento dei target fissati dall’Oms per eliminazione dell’HCV può essere mantenuto solo se verranno adottate adeguate strategie di screening per far emergere il sommerso. Tuttavia, i soddisfacenti risultati conseguiti finora non devono provocare facili illusioni sul futuro. «Con le attuali politiche sanitarie, il numero dei trattamenti inizierà a scendere e si esaurirà tra gli anni 2023-2025, lasciando alto il numero degli individui infetti ma non diagnosticati – ammonisce Loreta Kondili, Centro di Salute Globale dell’Istituto Superiore di Sanità. – Vi sono circa 300mila soggetti stimati ancora da diagnosticare, con un’età tra 30-60 anni, circa 10 anni in meno rispetto all’età media dei pazienti già diagnosticati e curati. I prevalenti fattori di rischio degli individui con infezione non diagnosticata sono la pregressa o attuale tossicodipendenza (stimati circa 150 mila persone) e tatuaggi o piercing (circa 80 mila) fatti prima della scoperta del virus nel 1989, rispetto alle precedenti trasfusioni di sangue e all’utilizzo di strumenti medici non monouso, prevalenti fattori di rischio nei pazienti già diagnosticati e curati per l’infezione da HCV».

 

In virtù dei numerosi studi che attestano la convenienza economica, oltreché clinica, nell’eliminare l’Epatite C, gli specialisti sono dunque concordi nell’affermare che testare in modo sistematico le coorti di nascita tra gli anni 1948-1988, dove si collocano la maggior parte degli individui con infezione non nota in Italia, porterà a raggiungere gli obiettivi dell’eliminazione dell’HCV in Italia entro l’anno 2030 con costi nettamente inferiori da sostenere da parte del Sistema Sanitario Nazionale.

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