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25 aprile, Anelli (Fnomceo): Il Coronavirus ci ha portato via i nostri anziani e i nostri medici, non estingua la nostra memoria

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Sono oggi 150 i medici caduti lottando contro il Covid-19, mentre i sanitari contagiati costituiscono il 10,7% di tutti i positivi. Anelli: “La sicurezza sul lavoro è un diritto, non una concessione”. E ancora: “Le amministrazioni locali coinvolgano gli Ordini nella gestione dell’epidemia”.

“Siamo oggi alla vigilia di un 25 aprile diverso, perché dovremo celebrarlo in maniera virtuale, a causa della pandemia di Covid-19, ma ancora più significativo. Non solo perché sono passati 75 anni dalla data che si è scelta come simbolo della nostra liberazione e dell’inizio della nostra primavera democratica, dopo l’inverno della dittatura. Ma perché la sofferenza del nostro paese, le indicibili prove, i sacrifici, dai più piccoli ai più insostenibili, dei nostri cittadini, il lavoro prezioso e l’abnegazione dei nostri medici, dei nostri professionisti sanitari, insieme alla limitazione degli spostamenti e dei contatti, costituiscono terreno fertile di riflessione su quei diritti che siamo ormai abituati, quasi in maniera scontata, a considerare fondamentali ed esigibili e che sono frutto della lotta dei nostri padri, dei nostri nonni, per la libertà”. Così il Presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, parla in occasione del settantacinquesimo Anniversario della Liberazione. “È proprio quella generazione, quella di coloro che, appena ragazzi, hanno combattuto, che, bambini, nati in quegli anni o poco dopo, sono cresciuti custodendo la memoria come monito e come germe di un futuro fondato sulle libertà e sui diritti, ad aver pagato il prezzo più alto, ad essere stata stata erosa dalla pandemia – continua -. Ma se il Coronavirus ci ha portato via i nostri anziani, non deve estinguere quella memoria e deve invece farci sentire ancora più forte l’amore per i valori che, grazie al loro impegno ed esempio, fondano oggi la nostra democrazia”. “Vogliamo ricordare anche i nostri centocinquanta medici, caduti combattendo contro il Covid-19, per garantire quel diritto alla tutela della salute, individuale e collettiva, che, sancito dalla Costituzione, ha nella libertà e nella democrazia il suo fondamento – aggiunge -. Vogliamo ricordare Roberto Stella, grande Presidente dell’Ordine dei medici di Varese, sensibile, disponibile, generoso, padre premuroso, amico sincero, medico e studioso appassionato. Vogliamo piangere tutti i colleghi che l’epidemia ci ha strappato, senza distinzione. Il loro sacrificio sarà ricordato per sempre con gratitudine quale esempio di dedizione, a dimostrazione della nobiltà della nostra professione”. “Ci aspettano ancora tempi difficili – prevede Anelli -. La traversata nel deserto è ancora lunga, tanta la sofferenza che siamo chiamati a lenire. Dal 31 gennaio, giorno in cui il Governo ha dichiarato l’avvio della pandemia, molte cose sono accadute e tante sono cambiate nel nostro sistema sanitario nazionale. Nulla sarò più come prima”. “Il Covid-19, come un cataclisma, ha inesorabilmente mostrato tutte le crepe del sistema di gestione della pandemia, legate alla frammentazione del nostro Servizio sanitario nazionale – spiega -. Decisioni del Governo difficili da assumere in maniera veloce ed efficiente per la necessità di trovare mediazioni con i Presidenti di Regione e, lo stesso, a volte disattese; difformità di trattamento e di assistenza, anche per Regioni attigue, hanno evidenziato tutti i risvolti di una modifica del Titolo V della Costituzione che si è rivelata non all’altezza delle aspettative degli italiani e delle attese del Legislatore”. “L’esperienza di questa prima fase ci ha dimostrato anche come la sottovalutazione del problema sicurezza sia stata all’origine della straordinaria diffusione del virus soprattutto nelle Regioni del Nord Italia. Abbiamo compreso come gli operatori sanitari, molti anche asintomatici, i presidi sanitari e gli stessi ospedali siano diventati strumenti di propulsione dell’infezione – argomenta -. Ieri il Ministero della Salute ha diffuso i dati sulla infezione degli operatori sanitari, che vedono i professionisti della salute contagiati pari al 10,7% di tutti i positivi”. “Che cosa fare allora? Sottoporre in maniera regolare e periodica il personale a tamponi e test rapidi, al fine di garantire ai cittadini cure in piena sicurezza sia negli ospedali sia negli altri presidi sanitari – propone il Presidente Fnomceo -. Dotare gli operatori di dispositivi di sicurezza adeguati, per numero e per qualità. Riorganizzare il sistema di cure, integrando l’assistenza ospedaliera con quella territoriale, non solo per la gestione dell’epidemia ma anche per riprendere a pieno regime l’erogazione delle terapie e delle prestazioni ordinarie”. “Ci ha lasciati esterrefatti constatare come molte amministrazioni locali abbiano vissuto e vivano ancora con molto fastidio la richiesta di maggiore sicurezza da parte dei medici e degli operatori sanitari – afferma -. Vorrei oggi ribadire con forza che ogni amministratore ha giurato fedeltà alla Costituzione Italiana, che fonda la nostra Repubblica sul riconoscimento dei diritti inalienabili dell’uomo. Orbene, il diritto all’integrità psico- fisica sul posto di lavoro e nell’esercizio della propria professione è un diritto costituzionalmente tutelato, non una concessione.  Una pretesa ineludibile che non può essere negata né ostacolata”. “Vorrei concludere richiamando il ruolo della professione medica e degli Ordini professionali, quali strumenti essenziali nella nostra società per garantire diritti costituzionalmente tutelati. A due anni di distanza, la riforma degli Ordini Professionali Sanitari, prevista dalla Legge 3/2018, che ha affidato loro la funzione di enti Sussidiari dello Stato – cui lo Stato delega la tutela dei diritti incomprimibili e correlati con l’esercizio della Professione, la Salute, la Libertà, l’Uguaglianza – pare non essere stata ben compresa e recepita dalle amministrazioni regionali – rileva Anelli -. In questa gestione della pandemia è mancato infatti, almeno sino ad ora, un fattivo e concreto coinvolgimento delle professioni sanitarie, in ottemperanza alle previsioni di legge e ai compiti che lo Stato ci affida. Oggi più che mai, invece, questo ruolo deve essere ribadito e sottolineato. Infine, vorrei ringraziare il Capo dello Stato, il Presidente Sergio Mattarella, per le parole di gratitudine e di conforto che ha rivolto nei confronti dei medici e il Ministro Roberto Speranza per la considerazione e l’attenzione e per la disponibilità all’ascolto dei nostri suggerimenti e proposte”.

 

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