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SSN istruzioni per il futuro – di Americo Cicchetti

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L’emergenza ha messo a dura prova  le strutture sanitarie del Paese. Mai come oggi però si comprende il valore di questo presidio del welfare pubblico nazionale. Importante capire ciò che si è perduto ma soprattutto quello che si deve recuperare. Senza dimenticare i rischi

di AMERICO CICCHETTI

L’Ssn è arrivato alla prova del Coronavirus in condizioni estremamente diverse tra Regione e Regione. Per via dei passivi accumulati, la maggior parte delle Regioni del centro-sud si è trovata a subire la stretta imposta dai piani di rientro dal debito. Tra il 2007 e il 2018, il deficit complessivo dell’Ssn è passato da oltre 6,5 mld di euro a un sostanziale equilibrio. In un generale trend di riduzione della spesa sanitaria in termini reali (soprattutto dopo il 2011), tutte le Regioni hanno sofferto e in ognuna i servizi sanitari sono stati efficientati. Ma in quelle sottoposte a piano di rientro molti asset fondamentali si sono particolarmente deteriorati. E non mi riferisco alla riduzione del numero dei posti letto o alla chiusura dei piccoli presìdi, che hanno invece permesso di razionalizzare l’offerta e garantito maggiore sicurezza per i pazienti i quali, magari facendo qualche chilometro in più, sono stati accolti in strutture con maggiori volumi e migliori esiti clinici. Le tecnologie sanitarie sono “invecchiate”, così come le infrastrutture e il personale. In una Regione come la Campania, ad esempio, il 70% del personale ha più di 50 anni ed è raro trovare giovani medici in corsia. In tutto il Ssn l’età media dei dipendenti è 52 anni (dato 2017). In queste condizioni per molti pazienti l’unica possibilità rimasta è quella di spostarsi dal sud per ricevere cure appropriate, spesso in Lombardia. In questo scenario, pur nell’esigenza di gestire un’emergenza, è lecito provare a leggere questi eventi per acquisire insegnamenti per il futuro. Un’altra prospettiva che s’intende prendere in questo contributo è invece di più breve periodo e riguarda gli effetti che l’emergenza ancora in corso avrà sull’operatività delle strutture del Ssn con l’ingresso della cosiddetta Fase 2. Con i provvedimenti emergenziali infatti l’intero Servizio è stato riconvertito per rispondere alla situazione contingente e gli stessi provvedimenti del Ministero della Salute hanno dato indicazioni alle Regioni su come portare avanti le altre attività assistenziali discriminando tra ciò che doveva essere ritenuto non procrastinabile e quello che poteva essere rimandato…

 


Estratto dal periodico mensile Panorama della Sanità n.5 maggio 2020 – SFOGLIA LA RIVISTA


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