-

Prove di gestione territoriale del Covid-19, anche se in ordine sparso

terapia-intensiva

Trend nazionale in crescita per l’uso dei tamponi, ma ancora troppe differenze regionali, anche nella programmazione delle attività non-Covid. La settima puntata dell’Instant Report Altems Covid-19.

Ancora poche le iniziative per la gestione anti-Covid-19 al di fuori dell’ospedale, quelle destinate al monitoraggio dei pazienti in fase di convalescenza o con pochi sintomi: combinando la disponibilità di strutture per l’Assistenza Intermedia (quali strutture alberghiere e navi adeguatamente attrezzate e riadattate, RSA/strutture sanitarie e sociosanitarie riconvertite, strutture residenziali a bassa intensità, strutture già presenti sul territorio riadattate) e quelle per l’Assistenza domiciliare (che comprendono USCA, ADI e soluzioni digitali) emerge un’ampia varietà di soluzioni e di combinazioni possibili. Le Regioni al momento più attive su questo fronte sono la Toscana, il Veneto, il Lazio, l’Emilia Romagna, le Marche e la Lombardia. Sono alcuni dati contenuti nella settima puntata dell’Instant Report Covid-19 di ALTEMS,  la seconda nella Fase 2. Si tratta di una iniziativa dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica, campus di Roma, di confronto sistematico dell’andamento della diffusione del Sars-COV-2 a livello nazionale, per la prima volta prendendo in considerazione 19 Regioni italiane e 2 Province Autonome. Il gruppo di lavoro dell’Università Cattolica, è coordinato da Americo Cicchetti, Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale presso la Facoltà di Economia (campus di Roma) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con l’advisorship scientifica del Professor Gianfranco Damiani e della Dottoressa Maria Lucia Specchia del Dipartimento di Scienze della Vita e Sanità Pubblica (Sezione di Igiene). Il gruppo si è arricchito della collaborazione del Centro di Ricerca e Studi in Management Sanitario dell’Università Cattolica (Professor Eugenio Anessi Pessina), del Gruppo di Organizzazione dell’Università Magna Græcia di Catanzaro (Professor Rocco Reina). Il team multidisciplinare è composto da economisti e aziendalisti sanitari, medici di sanità pubblica, ingegneri informatici e statistici. Il report si basa sull’utilizzo di un set di indicatori per misurare le performance nell’affrontare questa crisi senza precedenti. Il Report #6 presenta un nuovo set di indicatori utili a monitorare più da vicino l’evoluzione della pandemia nell’ambito della Fase 2 dell’emergenza sanitaria, formalmente avviata il 4 maggio con la conclusione del lockdown. Accanto ai nuovi indicatori, il Rapporto continua a offrire l’aggiornamento di alcuni indicatori selezionati tra quelli che hanno caratterizzato il modello di risposta delle Regioni nella Fase 1 della pandemia. Grazie ai nuovi indicatori si prenderanno in considerazione aspetti relativi alle modalità prescelte per la tracciatura del contagio, per la realizzazione dei test sierologici tra le Regioni nonché le modalità di separazione dei flussi tra pazienti Covid-19 e pazienti non Covid-19 nell’ambito delle strutture ospedaliere e territoriali. Maggiore focus sarà dedicato alla rilevazione delle modalità di gestione dei pazienti infettati e/o con sintomi sul territorio e a domicilio. Molti degli indicatori saranno calcolati prendendo in considerazione una temporizzazione settimanale (e non giornaliera come nella fase 1).

Diffusione dell’uso dei tamponi diagnostici

Le Regioni continuano a differenziarsi in termini di strategia di ricerca del virus attraverso i tamponi, anche se il trend nazionale è in crescita: rispetto alla settimana scorsa in Italia il tasso per 100.000 abitanti è passato da 6,52 a 7,07. Il tasso settimanale più basso si registra in Sicilia (è di 2,74 tamponi per mille abitanti nell’ultima settimana); il tasso più alto si registra nella PA di Trento (23,03 per mille abitanti) subito dopo la Valle d’Aosta con 15,37 per mille abitanti. Il Lazio si ferma a 4,72, sotto la media nazionale (7,07 tamponi per mille abitanti). Osservando il dato dall’inizio della pandemia a livello nazionale il 2,89% ha fatto  il tampone. Il valore massimo in Valle d’Aosta con il 6,33%, il minimo in Campania (0,95). I grafici implementati nel Rapporto#7, mettono in evidenza che la Regione con maggiore incidenza settimanale è la Lombardia (42 casi ogni 100.000 abitanti), ma effettua un numero di tamponi per 1000 abitanti pari a quelli della Toscana in cui l’incidenza è di 5 casi ogni 100.000).

Cambia l’uso delle Terapie Intensive (TI).

Oggi le Regioni con il maggiore rapporto tra ricoverati in TI e totale dei ricoverati sono il Trentino (oltre il 21%) e la Toscana (al 19%); in Lombardia la percentuale scende al 5,81%. Ancora alta nel Lazio (6,26%).

Test sierologici per verificare chi ha avuto l’infezione

Ulteriore strumento essenziale per la Fase 2 sono i test sierologici. Al momento le Regioni si sono mosse in ordine sparso. Sono 6 le Regioni ad aver avviato test sierologici nell’ambito di programmi che vedono diverse strategie di campionatura e diverse tecnologie. La prima Regione in ordine di tempo ad avviare l’attività di test è stata il Veneto (31/3), l’ultima il Lazio (11/4). A queste dall’11 maggio si è aggiunto lo studio nazionale promosso dall’Istituto Superiore di Sanità. Tutte le Regioni hanno individuato negli operatori sanitari il target primario in questa prima fase; altri target sono forze dell’ordine, lavoratori in azienda o popolazione generale campionata.

Aumenta la preparazione delle Regioni alla Fase 2

Assume estrema rilevanza l’analisi della “readiness” delle Regioni per la Fase 2. L’analisi delle delibere regionali mostra che per la Fase 1 ben 16 Regioni hanno predisposto un provvedimento di “Programmazione Sanitaria Regionale”. Quattro Regioni, Lazio, Marche, Lombardia e Liguria in questa settimana hanno emanato provvedimenti di programmazione sanitaria Regionale per la Fase 2, aggiungendosi a Toscana ed Emilia Romagna che avevano già deliberato nella settimana precedente. In totale sono ora 14 le Regioni ad aver dato delle “Linee di indirizzo per la ripresa delle attività ospedaliere e ambulatoriali” non legate all’emergenza Covid-19. All’appello mancano, Sardegna, Umbria, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e le PA di Trento e Bolzano.

I documenti di programmazione si sono in particolare concentrati sull’individuazione dei Covid-Hospital, così come suggerito dalla strategia in 5 punti del Ministero della Salute. Tre approcci sembrano emergere al momento: quello dell’ospedale Covid unico regionale (Regione Marche), quello della Rete “stellare” di ospedali Covid-19 (vedi Lombardia), e quello della rete “Hub & Spoke” che caratterizza il Lazio che ha suddiviso le strutture ospedaliere distribuite in 10 aree che fanno riferimento a 2 Covid-Hospital – HUB (Spallanzani e Gemelli)  e altri 3 centri regionali Covid. In Emilia Romagna il sistema prevede una rete hub&spoke per le terapie intensive. La Regione Liguria, all’inverso, nella programmazione ha invece individuato alcuni ospedali come “Covid-free”.

La digitalizzazione in epoca di Covid-19.

Continua l’implementazione di soluzioni di telemedicina: il trend di crescita del numero totale delle iniziative avviate dalle singole aziende è oltre il 15% in più rispetto alla settimana scorsa (totale attuale 127). Aumenta significativamente il numero delle soluzioni per assicurare l’accesso alle cure dei pazienti ordinari (+20%), rispetto a un aumento del 10% delle soluzioni dedicate ai pazienti Covid. Per la gestione dei pazienti Covid la maggior parte delle soluzioni (due su tre) si basa su app e piattaforme dedicate. Nelle altre patologie, è invece preponderante l’utilizzo di strumenti web generalizzati e anche del solo contatto telefonico (circa 80%). È stato annunciato l’avvio di una iniziativa finalizzata alla progettazione di una nuova soluzione a livello regionale (Sicilia).

Print Friendly, PDF & Email