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Bioetica, nasce il Gruppo di Lavoro Fnomceo – Siaarti

dispositivi medici covid

Anelli (Fnomceo): “Anestesisti-rianimatori hanno compito delicatissimo, a loro il nostro grazie e la nostra vicinanza”

Un Gruppo di lavoro congiunto tra la Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, e la Siaarti, la Società italiana di Anestesia, Analgesia e Rianimazione. Ad istituirlo, il Comitato Centrale, l’organo di Governo, della Fnomceo, nella riunione di venerdì scorso. Obiettivo: discutere ed arrivare a posizioni condivise su tematiche professionali, deontologiche e bioetiche di comune interesse. Ne faranno parte, per la Fnomceo, il Segretario Roberto Monaco, il Coordinatore della Consulta deontologica, Pierantonio Muzzetto, Marco Ioppi, presidente Omceo di Trento e componente della Consulta, Guido Marinoni, presidente Omceo di Bergamo e componente del Comitato Centrale e Gianfranco Iadecola, avvocato ed ex magistrato; per la Siaarti, Luigi Riccioni, Responsabile del Comitato Etico Siaarti, Marco Vergano, Coordinatore Gruppo di Studio “Bioetica”, Alberto Giannini, Consiglio regionale Siaarti Lombardia, Davide Mazzon, Consiglio regionale Siaarti Veneto, e Giuseppe Gristina – ex Segretario e delegato dalla Presidenza. “Prendiamo atto con riconoscenza dell’enorme e preziosissimo lavoro svolto, nell’emergenza Covid-19, da tutti i colleghi delle terapie intensive e, in particolare, dagli anestesisti-rianimatori – afferma il Presidente della Fnomceo, Filippo Anelli -. Un lavoro che ha salvato migliaia di vite e che è stato portato avanti in condizioni estreme e, in alcuni territori, in contesti propri della medicina delle catastrofi”. “Gli anestesisti-rianimatori hanno il delicatissimo compito di gestire una medicina ‘di frontiera’: tra la vita e la morte, tra la coscienza e la non coscienza, tra la guarigione e la cura dell’inguaribile – continua Anelli -. Mai come ora questi confini sono stati tanto labili, e ad essi si sono aggiunti altre e inedite frontiere: l’isolamento dei pazienti dai loro cari, l’impossibilità per familiari e amici di assistere i congiunti e di accompagnarli, se necessario, nel passaggio estremo. Eppure, i pazienti, i loro familiari non sono stati mai soli, perché i colleghi delle terapie intensive, medici specialisti e infermieri, si sono fatti tramite, ponte con le famiglie, permettendo una comunicazione costante e continua pur a distanza, su progressi e aggravamenti, facendosi carico, in molti casi, dell’ultimo saluto. Hanno manifestato nella sua pienezza il principio deontologico del tempo di comunicazione quale tempo di cura e hanno dimostrato, come la stessa Siaarti scrive nel suo ultimo position paper, che la cura è un atto relazionale anche in contesti di emergenza”. “I nostri operatori delle terapie intensive hanno pagato un prezzo altissimo: sono stati sottoposti a stress di diverso tipo, da quello da surmenage psico-fisico, con conseguente burnout, alla frustrazione dovuta al farsi carico, senza poterlo del tutto alleviare, dell’altrui dolore, con la ‘compassion fatigue’; dallo stress post-traumatico, per la paura di ammalarsi e di contagiare i propri familiari, al moral distress dovuto alla possibilità, in scenari di risorse limitati, di trovarsi di fronte a dilemmi etici che mettono a dura prova ogni medico – aggiunge ancora Anelli -. Alcuni di loro sono rimasti contagiati, si sono ammalati, hanno perso la vita nell’impari lotta contro il virus o contro la disperazione. Sono almeno otto gli anestesisti-rianimatori che compaiono nel nostro triste elenco dei medici caduti. Tre le infermiere che si sono suicidate: due di loro lavoravano nelle terapie intensive, una in pneumologia”. “A tutti i colleghi anestesisti e rianimatori va quindi il nostro grazie, insieme alla nostra vicinanza – conclude Anelli -. A loro vogliamo dire quello che tante volte hanno dovuto e voluto far sentire ai pazienti e ai loro familiari: vogliamo assicurare che non sono soli, non lo sono mai stati, neppure di fronte alle scelte più difficili e indicibili. Sono parte integrante di quella comunità medica che si auto- impone regole deontologiche a sostegno di tali scelte. Perché anche la responsabilità più gravosa e penosa diventa più leggera se ne si condivide il carico, con la Professione nel suo insieme e, se necessario, con la società civile”. “Il dialogo iniziato con FNOMCEO ci offre la preziosa possibilità di proseguire a tutto campo quel lavoro di approfondimento etico e deontologico su cui SIAARTI è da tempo particolarmente concentrata”, commenta Flavia Petrini, “Siamo certi che la reciproca disponibilità al confronto, l’autorevolezza della Federazione, la qualità dei professionisti coinvolti nel Gruppo di lavoro e l’importanza delle tematiche che saranno messe al centro del dialogo, offriranno a tutto il mondo medico italiano contenuti, valori e prospettive che ci permetteranno di osservare il recente periodo emergenziale con uno sguardo differente e radicato con consapevolezza nuova nelle ragioni etiche della nostra professione”.

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