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Il settore farmaceutico in crescita nonostante Covid-19. Dati positivi anche per il Sud

farmaceutica

Secondo i primi risultati congiunturali disponibili al primo trimestre del 2020 la filiera farmaceutica mostra grandi segnali di resilienza e dati positivi che sostengono in parte la tenuta dell’economia territoriale. Il Mezzogiorno ha partecipato attivamente alla risposta produttiva della filiera e si pone come possibile area di attrazione di investimenti. Lo studio Srm (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo).

L’impatto della pandemia sul primo trimestre dell’anno evidenzia un settore farmaceutico in totale controtendenza rispetto all’insieme dell’economia: l’export è aumentato di oltre il 24% su base annua per l’Italia e del 14,9% per il Mezzogiorno. Cresce il numero delle imprese: +0,4% per l’Italia e un +0,8% per le regioni del Sud. È quanto evidenzia lo studio sulla filiera farmaceutica di fronte alla sfida del Covid-19 di Srm (centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) presentato ieri in un webinar organizzato da Farmindustria e Srm. “Il settore farmaceutico – evidenzia Srm – è un settore tipicamente anticiclico che non è stato – ovviamente – coinvolto in forme di blocco dell’attività produttiva essendo, al contrario, annoverato tra quelli prioritari per fronteggiare la difficile situazione in essere. La ricerca mette quindi in
evidenza come il settore abbia risentito meno di altri della recessione in atto e come potrà rappresentare uno dei settori trainanti del recupero dell’Italia dopo la pandemia”. Con 750 imprese e oltre 61.000 addetti la filiera farmaceutica è tra i settori più innovativi e green: il 90% delle imprese sta adottando l’innovazione 4.0 nella produzione e il principio della “sostenibilità” nei suoi processi: in 10 anni sono
diminuiti sia i consumi energetici (-54% vs -26% della media manifatturiera) sia le emissioni di gas climalteranti (-74% vs -13%);
Il Mezzogiorno fa la sua parte: il Valore Aggiunto è di oltre 650 milioni di euro (il 7% del dato nazionale) e si registra un export pari ad oltre a 3,1 miliardi di euro (circa il 10% del dato nazionale); la filiera farmaceutica del Sud partecipa al contesto nazionale con 124 unità locali (il 16,6% del totale Italia) e con 5.520 addetti (il 9% del dato nazionale). Due scenari base, elaborati da Srm per stimare l’impatto Covid sulla filiera farmaceutica nel corso del 2020, dimostrano che il settore tiene e riesce a crescere: il Fatturato delle imprese: nello scenario base è in crescita del +0,8% nel Mezzogiorno e del +0,6% in Italia. In uno scenario più pessimistico tali dati scendono rispettivamente al -0,4% e -0,2%; il Valore Aggiunto: nello scenario base +1,3% nel Mezzogiorno +1,4% per l’Italia, mentre in uno scenario più pessimistico scende al -0,3% e -0,2%. «Durante la pandemia Covid-19 il settore farmaceutico – afferma il Direttore Generale Srm Massimo Deandreis – è stato in prima linea dimostrando la sua rilevanza per il Paese e registrando dati in totale controtendenza rispetto all’andamento negativo dell’economia nel suo insieme. Confortano i dati del primo trimestre del 2020 e le stime di impatto complessivo sul 2020 che vedono anche scenari di crescita. Il Farmaceutico si conferma inoltre emblematico per l’interazione tra industria, ricerca, Università e innovazione. Una combinazione vincente che deve diventare il perno anche di altri settori industriali. Il Mezzogiorno sta dando un contributo molto rilevante, spesso non conosciuto, con eccellenze nel settore della ricerca e della capacità produttiva italiana come cerchiamo di mettere in evidenza in questa ricerca».«Le imprese del farmaco – sottolinea Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria – sono un asse portante dell’industria in tutt’Italia e anche al Sud. In molte Regioni del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania, Puglia e Sicilia ad esempio) sono tante e tutte insieme – a capitale nazionale o estero, grandi, medie o piccole – rappresentano una realtà importante dal punto di vista economico, occupazionale e sociale. Grazie alla qualità delle Risorse Umane, all’efficienza dell’indotto e alle sinergie con centri clinici, università, centri di ricerca, start up, in un modello di open innovation che può dare molto al territorio. I dati dello studio confermano inoltre che, nonostante le difficoltà dell’emergenza Covid–19, il settore farmaceutico può essere in grado di fare da volano per il rilancio di tutto il Sud».

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