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“Non siamo nati per soffrire”

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Da oggi online la mini web serie di Cittadinanzattiva in cui i pazienti alle prese con una patologia cronica e la lotta al dolore si raccontano.

Quattro video racconti in prima persona che mettono in luce le battaglie quotidiane contro il dolore delle pazienti e dei pazienti con patologia cronica. Questo il contenuto della mini web serie diffusa oggi  da Cittadinanzattiva, nell’ambito della campagna “Non siamo nati per soffrire”, promossa in occasione del decennale della Legge 38 che regolamenta l’accesso alle cure palliative e la terapia del dolore e che pone il nostro Paese in una posizione di avanguardia per i diritti dei cittadini. I racconti sono disponibili sul canale YouTube di Cittadinanzattiva. Sono quattro le donne protagoniste dei racconti. La prima è Gabriella, paziente affetta da fibromialgia.  “Il sintomo più forte della mia patologia è il dolore e va gestito ogni giorno. Durante l’isolamento a causa della pandemia l’ho accusato in misura maggiore perché, oltre alla mancanza della relazione con i nostri cari, è mancata la relazione con i nostri medici che ci aiutano a gestire e sopportare al meglio il dolore. Non abbiamo avuto l’accesso alle cure, agli ospedali e presso gli ambulatori. Al dolore provocato dalla patologia si è aggiunto quello legato all’assenza di relazione con il medico”. La seconda storia vede invece protagonista Maria Pia, affetta da encefalomielite mialgica. “Siamo sempre in quarantena; siamo infatti costrette spesso a stare a casa perché la stanchezza ci impedisce di compiere le azioni più semplici come lavarci, fare la spesa, andare al lavoro o a scuola ma, a causa del Covid19, siamo ancora più soli. Prima del virus la fisioterapia mi alleviava un po’ di dolore, ora niente terapia e il dolore aumenta e non mi abbandona mai”. Il terzo racconto riguarda invece l’endometriosi e a raccontarla è Monia. “Ogni giorno conviviamo con il dolore e per gestirlo dobbiamo percorrere diversi chilometri per raggiungere i centri specializzati. Dobbiamo fare molte visite di controllo, esami e interventi e la limitata libertà di movimento a causa dell’emergenza sanitaria ha rappresentato un problema per la gestione della nostra patologia, perché ha comportato l’interruzione o il rallentamento delle visite; in alcuni casi abbiamo dovuto riprogrammare visite e interventi e tutto ciò ha avuto ripercussioni sulla gestione del dolore”. Ultima protagonista Silvia, paziente reumatica. “Il dolore per noi malati reumatici è sempre presente ed è una componente soggettiva, è un convivere con una sofferenza che gli altri non vedono. In tempi di emergenza, il dolore è stato dimenticato dalle istituzioni ma anche dagli ospedali e ambulatori perché, purtroppo, sono venute a mancare tutte quelle accortezze che si hanno in un periodo normale. Noi siamo i pazienti dimenticati ma il dolore non si può dimenticare e va gestito al meglio per garantire alle persone la qualità di vita e le cure migliori”.

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