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Emergenza sanitaria, Istat: nonostante tutto il Ssn ha retto

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L’epidemia di Covid-19 ha colpito quasi 240mila persone e causato poco meno di 35mila decessi. Secondo l’Istat l’elevato numero di decessi osservato a causa del Covid-19 avrà, con molte probabilità, un impatto anche sulla speranza di vita.

“L’emergenza sanitaria interviene a valle di un lungo periodo in cui il Servizio sanitario nazionale è stato interessato da un forte ridimensionamento delle risorse, nonostante ciò, è riuscito a reggere, pur con difficoltà, l’impatto dell’emergenza sanitaria. Negli ospedali si è riscontrata la diminuzione dei ricoveri per malattie ischemiche di cuore e per malattie cerebrovascolari. Ma nello stesso tempo, il sistema ha mantenuto inalterata la capacità di trattamento tempestivo e appropriato di queste patologie una volta ospedalizzate”. È quanto sostiene l’Istat che oggi ha pubblicato la ventottesima edizione del Rapporto annuale sulla situazione del Paese. La ricerca quest’anno esamina gli effetti dell’emergenza sanitaria sulla società e sull’economia del Paese e analizza i cambiamenti in atto, anche alla luce di specifiche indagini condotte presso le famiglie e le imprese. “L’Italia è uno dei Paesi più precocemente e intensamente coinvolti dalla pandemia, i contagi
registrati – rileva l’Istat nel capitolo dedicato alla sanità e alla salute – sono stati quasi 240mila e hanno causato poco meno di 35mila decessi. Le regioni del Sud e delle Isole sono state meno coinvolte di quelle del Centro e del Nord. L’impatto dell’epidemia sulla mortalità è stato significativo nel periodo di marzo e aprile”. Inoltre “l’epidemia ha colpito maggiormente le persone più vulnerabili, acuendo al contempo le
significative disuguaglianze che affliggono il nostro Paese, come testimoniano i differenziali sociali riscontrabili nell’eccesso di mortalità causato dal Covid-19. Sono infatti le persone con titolo di studio più basso a sperimentare livelli di mortalità più elevati.

Gli effetti dell’epidemia Covid-19 sulla mortalità
 L’epidemia ha colpito quasi 240mila persone e causato poco meno di 35mila decessi. Il numero di casi Covid-19 segnalati in Italia è massimo a marzo (113.011), con il picco registrato il 20 del mese, e poi inizia a diminuire; ad aprile i casi segnalati sono 94.257. Il calo è proseguito ancora più marcatamente nei mesi di maggio e giugno.
 La diffusione del Covid-19, piuttosto limitata nelle regioni del Sud e delle Isole anche grazie alle misure di contenimento adottate, è stata in media più marcata in alcune aree del Centro (soprattutto nelle Marche) e molto elevata in alcune province del Nord, soprattutto in quelle lombarde, che sono anche i primi territori a essere stati coinvolti. In Lombardia è infatti segnalato il primo caso italiano di Covid-19 (20 febbraio).
 Una delle conseguenze più drammatiche dell’epidemia è l’incremento complessivo della mortalità. Dal 20 febbraio al 30 aprile 2020 sono stati oltre 28.500 i decessi di persone positive al Covid-19; il 53% (15.114) è deceduto entro il mese di marzo, il restante 47% nel mese di aprile (13.447). Tuttavia, si tratta di dati ancora parziali, in quanto riferiti ai soli casi di deceduti dopo una diagnosi microbiologica di positività al virus.
 I decessi totali subiscono un rapido e drammatico incremento nel mese di marzo (+48,6% rispetto alla media 2015-2019) arrivando a 80.623 (26.350 in più in valore assoluto). Nel mese di aprile i deceduti per il complesso delle cause sono 64.693, ancora superiori di un terzo alla media del 2015-2019 (+16.283).
 L’incremento più marcato dei decessi nel mese di marzo è stato registrato in Lombardia (+188% rispetto alla media nello stesso mese del periodo 2015-2019); seguono l’Emilia-Romagna, con un aumento del 71%, il Trentino Alto-Adige (+69,5%) e la Valle d’Aosta (+60,9%).

 A livello locale i decessi nel mese di marzo 2020 aumentano di quasi 6 volte nella provincia di Bergamo (+571%), di circa 4 volte nelle province di Cremona (+401%) e Lodi (+377%), triplicano o quasi a Brescia (+292%) e Piacenza (+271%), sono più che raddoppiati a Parma (+209%), Lecco (+184%), Pavia (+136%), Pesaro e Urbino (+125%) e Mantova (+123%).
 La mortalità complessiva inizia a ridursi a partire dalla fine del mese: i decessi passano dai 24.893 di marzo ai 16.190 di aprile e l’eccesso rispetto alla media degli stessi mesi del periodo 2015-2019 scende da +188,1% a +107,5%. Bergamo e Lodi sono le aree in cui il calo della mortalità è stato più accentuato: da +571% di marzo a +123% di aprile a Bergamo e da +377% a +79,9% a Lodi.
 L’eccesso di mortalità più consistente si riscontra per gli uomini di 70-79 e di 80-89 anni, per i quali i decessi cumulati dal primo gennaio al 30 aprile 2020 aumentano di oltre il 52% rispetto alla media del periodo 2015-2019; segue la classe di età 90 e più, con un incremento del 48%. Per gli uomini più giovani (50-59 anni) l’eccesso di mortalità è del 26%.
 Per le donne l’incremento è più contenuto in tutte le classi di età; nel periodo gennaio-aprile segna il 42% in più della media degli anni 2015-2019 per la classe di età 90 e oltre, che risulta la più colpita. Seguono la classe 80-89 anni, con un incremento del 35%, e la 70-79 (31%). Per le donne più giovani (50-59 anni) i decessi sono aumentati del 12%.
 L’elevato numero di decessi osservato a causa del Covid-19 avrà, con molte probabilità, un impatto anche sulla speranza di vita. Se l’effetto Covid dovesse determinare per tre mesi un costante incremento, dell’ordine del 50%, della probabilità di morte in corrispondenza delle età più anziane, per il 2020 risulterebbero 710mila morti su base annua (73mila in più). In parallelo, la speranza di vita alla nascita scenderebbe a 82,11 anni (-0,87) e quella al 65° compleanno si ridurrebbe da 20,89 a 20,02.
 La mobilità per lavoro è una delle determinanti della localizzazione e della intensità della diffusione sul territorio dell’epidemia. La mortalità letta secondo la geografia dei sistemi locali del lavoro (SL) mette in luce che i tassi più elevati si verificano nei sistemi locali di Albino (45,2 per 10mila abitanti), Canazei (40,9), Zogno (35,4), Orzinuovi (34,3), Clusone (34,1), Lodi (30,5), Cremona (29,6), Piacenza (29,1) e Fiorenzuola d’Arda (29,0). I sistemi nei quali non è stato registrato alcun decesso da Covid-19 si concentrano lungo la dorsale appenninica e nelle aree interne del Paese.
 L’epidemia ha colpito maggiormente le persone più vulnerabili, acuendo al contempo le significative disuguaglianze che affliggono il nostro Paese, come testimoniano i differenziali sociali riscontrabili nell’eccesso di mortalità causato dal Covid-19. L’incremento di mortalità ha penalizzato di più la popolazione meno istruita: il rapporto standardizzato di mortalità – che misura l’eccesso di morte dei meno istruiti rispetto ai più istruiti – è intorno a 1,3 per gli uomini e a 1,2 per le donne. Lo svantaggio è più ampio tra i 65-79enni residenti nelle aree con alta diffusione dell’epidemia, sia per gli uomini (1,28 a marzo 2019, 1,58 a marzo 2020) sia per le donne (da 1,19 a 1,68).

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