-

Covid-19, Conte in Senato: Proroga al 15 ottobre dello stato di emergenza

giuseppe-conte-1-scaled

«I numeri registrati – ha sottolineato il premier nella comunicazione al Senato – documentano che il virus continua a circolare nel Paese, dando luogo, in alcune aree regionali, a focolai che, al momento, sono stati prontamente identificati e circoscritti». Inoltre «la situazione internazionale resta preoccupante, dal momento che si registrano, in varie aree del mondo, situazione di contagio che non accennano a migliorare».

Sarebbe incongruo «sospendere bruscamente l’efficacia delle misure adottate, se non quando si siano compiutamente esauriti i procedimenti avviati e la situazione, in base a criteri di ragionevolezza e proporzionalità, sia riconducibile a un tollerabile grado di normalità. Se questo è vero per eventi che si esauriscono una volta per tutte (pensate a un terremoto, a un’alluvione), lo è ancor di più in questo caso, per un evento come la pandemia, che non si è risolto in un fatto puntuale, ma ha assunto i tratti di un processo in continua e imprevedibile evoluzione e che purtroppo ancora oggi – seppure in misura contenuta e territorialmente circoscritta – non ha completamente esaurito i suoi effetti». Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ieri al Senato sulle ulteriori iniziative in relazione all’emergenza epidemiologica da Covid-19, annunciando la proroga fino al 15 ottobre dello stato di emergenza. «Se decidessimo diversamente, se ci assumessimo la responsabilità di non prorogare lo stato di emergenza dichiarato il 31 gennaio scorso, dobbiamo essere consapevoli – ha spiegato Conte –  che cesserebbero di avere effetto le ordinanze, e vorrei ricordare perché è chiaro che sfuggono le singole ordinanze ma sono state adottate ben 38 ordinanze, di cui 4 attualmente al vaglio della Ragioneria generale dello Stato, ecco queste ordinanze perderebbero effetti così come i conseguenti provvedimenti attuativi. A puro titolo di esempio, ne cito alcune, alcune delle misure che perderebbero ex abrupto la loro efficacia: l’allestimento e la gestione delle strutture temporanee per l’assistenza alle persone risultate positive; l’impiego del Volontariato di protezione civile; il reclutamento e la gestione di task force di personale sanitario a supporto delle strutture regionali e – attenzione – degli istituti penitenziari; la prosecuzione dell’attività relativa al numero verde 1500 per l’assistenza alla popolazione; il pagamento dilazionato delle pensioni presso gli Uffici postali per evitare assembramenti; l’attribuzione all’Istituto superiore di sanità della sorveglianza epidemiologica; l’attivazione del sistema CROSS, forse non ne riconosciamo comunemente l’importanza, CROSS sta per “Centrale operativa remota di soccorso sanitario”, in caso di mancanza di posti letto nei reparti di terapia intensiva in una Regione, quando c’è sovraffollamento, CROSS interviene per prevedere, con il nostro intervento normativo, addirittura obbligatoriamente la ripartizione e il trasferimento dei pazienti in ospedali situati in altre Regioni. Tra le misure che perderebbero efficacia vi è anche quella che consente di noleggiare navi per la sorveglianza sanitaria dei migranti. Non sfugge a nessuno quanto sia attuale il ricorso a questo strumento, che concorre – insieme agli altri apprestati dalle autorità – a un ordinato svolgimento della quarantena, a tutela della sanità pubblica. Proprio in queste ore, infatti, gli uffici e le strutture dei Ministeri competenti sono intensamente impegnati a far fronte a una situazione complessa, che va affrontata con risoluzione, efficacia e tempestività. Siamo veramente convinti di voler interrompere tutte queste attività? Ne ho citate ovviamente alcune a titolo esemplificativo. Non solo. Se lo stato di emergenza non fosse prorogato, cesserebbe la funzione di coordinamento attribuita al Capo della Protezione civile, così come decadrebbero i poteri straordinari attribuiti ai molteplici Soggetti attuatori, designati per l’espletamento di una miriade di specifici compiti che non vi sto a elencare, i Soggetti attuatori sono nella maggior parte dei casi i Presidenti delle Regioni, oltre che il Segretario generale del Ministero della Salute e i Soggetti attuatori responsabili della gestione della sorveglianza sanitaria dei migranti. Verrebbe a cessare le proprie funzioni anche il Comitato tecnico-scientifico, che, in questi mesi, è noto a tutti, ha svolto un ruolo decisivo nel sostenere e motivare, con evidenze scientifiche, le decisioni del Governo, sia nella fase della progressiva limitazione delle relazioni di comunità e della sospensione delle attività economiche e commerciali, sia nella delicata fase della loro graduale riapertura e del progressivo ritorno alla normalità». «La proroga – ha sottolineato il premier – è dunque una scelta inevitabile, per certi aspetti obbligata, fondata su valutazioni squisitamente – vorrei dire meramente – tecniche. Per quanto attiene più specificamente ai profili di carattere sanitario, segnalo che il Comitato tecnico scientifico, interpellato dal Ministro della salute in merito all’opportunità di conservare le misure contenitive e precauzionali adottate con la normativa emergenziale, ha reso, in data 24 luglio, un parere che contiene alcune considerazioni, a mio avviso risolutive circa la necessità della proroga dello stato di emergenza. In primo luogo, il Comitato rileva che, sebbene la curva dei contagi, così come l’impatto sul Sistema Sanitario Nazionale, si siano significativamente ridotti rispetto alla fase più acuta dell’infezione – e questo è un dato positivo, perché ci rinfranca e ci induce a ripristinare quanto più possibile le pregresse condizioni di vita economica, sociale e culturale -, i numeri registrati documentano che il virus continua a circolare nel Paese, dando luogo, in alcune aree regionali, a focolai che, al momento, sono stati prontamente identificati e circoscritti. Il Comitato segnala altresì che la situazione internazionale resta preoccupante, dal momento che si registrano, in varie aree del mondo, situazione di contagio che non accennano a migliorare. Inoltre, la situazione di Paesi a noi vicini o, addirittura, confinanti –  Francia, Paesi Balcanici e Spagna –  impone un atteggiamento di attenta vigilanza per evitare che la ripresa dei contagi interessi anche l’Italia. È lo stesso comitato a sottolineare infine, nel suo parere, quanto ho ricordato poc’anzi: dopo la pausa estiva, nel mese di settembre, dovrà essere garantita la ripresa dell’attività didattica frontale nelle scuole, che interesserà complessivamente più di dieci milioni di persone. Le considerazioni espresse dal Comitato rafforzano, dunque, con la forza di argomentazioni basate su evidenze scientifiche, le ragioni a fondamento della scelta di prorogare lo stato di emergenza e gli effetti, anche, di chiara utilità che essa è suscettibile di produrre.Lo ribadisco, a beneficio della massima trasparenza. Con questa decisione perseguiamo l’obiettivo di garantire continuità operativa alle strutture e agli organismi che stanno operando per il graduale ritorno alla normalità e che continuano a svolgere – ai più diversi livelli e nei più vari ambiti – attività di assistenza e sostegno in favore di quanti ancora subiscono gli effetti, diretti e indiretti, di una pandemia che – seppure fortemente ridimensionata nella sua portata – non si è ancora esaurita. Con questa decisione consentiamo di prorogare gli effetti di misure necessarie, la cui efficacia sarebbe compromessa, in caso di cessazione dello stato di emergenza. Con questa decisione, infine, in base al principio di precauzione e in corrispondenza dei criteri che ci hanno sempre guidato sin qui, di adeguatezza e proporzionalità, ci predisponiamo a mantenere un cauto livello di guardia, potendo così intervenire con speditezza, ove mai dovessimo registrare un peggioramento della situazione».

Print Friendly, PDF & Email