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Tra febbraio e maggio 2020 aumento del consumo di idrossiclorochina e azitromicina

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 Presentato il Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19 dell’Aifa.

Tra i farmaci impiegati per trattare pazienti affetti da Covid-19, idrossiclorochina e azitromicina fanno registrare i maggiori consumi nel periodo febbraio-maggio 2020. Mentre, tra i medicinali utilizzati in regime ospedaliero, incrementi significativi nei consumi si rilevano per gli iniettivi e l’ossigeno, di prevalente impiego nelle terapie intensive. Sono alcuni dei dati contenuti nel Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19, presentato oggi e realizzato grazie ai dati elaborati dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’Agenzia Italiana del Farmaco. Inoltre segnala il Rapporto “è evidente il maggior consumo di anestetici generali, sedativi iniettivi e curari a partire dal mese di febbraio 2020. Per tutti questi farmaci sono stati fondamentali i numerosi interventi per calmierare distorsioni distributive ed evitare fenomeni di accaparramento, così da garantirne la disponibilità omogenea e continuativa su tutto il territorio nazionale. Nel periodo pre e post Covid-19, inoltre, si sono mantenuti stabili i consumi per le categorie di farmaci impiegati per le malattie croniche, a testimonianza del buon esito delle strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale per i malati cronici e fragili, tra cui l’estensione della validità dei piani terapeutici, la dematerializzazione della ricetta medica e l’informazione istituzionale”. «Il Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19 – ha affermato il Direttore Generale dell’Aifa Nicola Magrini Magrini – è un prodotto dell’OsMed che definirei il ‘flagship tool’ dell’Aifa, attivo ormai da 20 anni grazie alla collaborazione con l’Iss e altre Istituzioni italiane. La pubblicazione è stata elaborata in tempi record, con la stessa tempestività con cui Aifa ha dato risposta continua e rigorosa alla situazione di emergenza». Il documento analizza la tipologia e i consumi dei farmaci impiegati nei primi mesi del 2020 per trattare l’infezione da Covid-19, ma anche quelli utilizzati nelle strutture sanitarie pubbliche per fare fronte all’emergenza, con differenze evidenziate tra il periodo pre Covid-19, individuato nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, e quello successivo, da marzo a maggio 2020. Il Rapporto si compone di tre sezioni che approfondiscono le diverse modalità di erogazione dei farmaci: il canale degli acquisti diretti, cioè dei medicinali direttamente acquistati e dispensati presso le strutture del Ssn; gli acquisti presso le farmacie territoriali pubbliche e private rimborsati dal Ssn tramite ricetta; quelli privati a carico dei cittadini, prevalentemente per i farmaci di classe C. «Soprattutto durante l’emergenza – ha sottolineato ancora Magrini – ci siamo resi conto di come solo gli studi randomizzati devono rappresentare uno standard di ricerca solido in grado di guidare la pratica clinica, come dimostra il caso dell’idrossiclorochina. È fondamentale anche ripensare la ricerca scientifica internazionale, perché solo da una visione sovranazionale è possibile trovare posizioni coerenti e sostanziale consenso sui trattamenti più utili». «Le pandemie ci sono – ha concluso Magrini – e nei prossimi decenni potranno tornare: sarà quindi importante trattenere nella nostra memoria quello che è successo e possibilmente valutare in modo indipendente la capacità di reazione. Il dolore e i lutti di questi mesi saranno stati inutili se saremo disposti ad accettare le solite ricette».

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